Germania: la lotta contro l’ISIS non è finita

Pubblicato il 16 gennaio 2018 alle 14:31 in Europa Germania

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Il ministro della Difesa tedesco, Ursula von der Leyen, ha affermato che la guerra contro l’ISIS non è ancora finita, anche se i militanti sono stati sconfitti militarmente sia in Siria, sia in Iraq.

Tale dichiarazione è stata rilasciata in occasione della visita ufficiale in Giordania, dove sono presenti 280 soldati tedeschi presso la base di al-Azraq, che fanno parte della coalizione internazionale a guida americana che combatte lo Stato Islamico in Medio Oriente. Ad avviso della von der Leyen, è importante non sottovalutare la minaccia dei militanti radicali che sono rimasti ancora nell’area, e che si stanno spingendo verso l’Africa, l’Asia e l’Europa. “La guerra dovrà continuare per impedire all’ISIS di crearsi rifugi sicuri in altre zone”, ha spiegato il ministro.

La Germania fa parte della coalizione internazionale a guida americana che bombarda l’ISIS in Siria e in Iraq dal dicembre 2015. Al suo interno non conduce direttamente raid aerei, ma fornisce armi e altro supporto materiale. Lo scorso ottobre, Berlino ha posizionato nuove truppe in Giordania, fornendo anche jet Tornado per effettuare operazioni di sorveglianza, trasferendoli dalla Turchia per via di tensioni. Negli ultimi anni, le relazioni tra Ankara e Berlino si sono deteriorate, soprattutto in seguito al fallito colpo di Stato turco, avvenuto il 15 luglio 2016. Le tensioni hanno toccato il picco nel febbraio 2017, quando le autorità turche hanno arrestato attivisti e giornalisti tedeschi con l’accusa di terrorismo, e a marzo, quando l’Olanda e la Germania hanno negato l’ingresso nei propri territori di alcuni esponenti del governo turco, intenzionati a partecipare ai comizi elettorali organizzati in previsione del referendum costituzionale, in vista delle elezioni dello scorso 16 aprile in Turchia.

Il ministro tedesco ha aggiunto che la Germania sta altresì valutando se ritirare parte delle truppe posizionate nella regione, dal momento che l’ISIS non controlla più significative porzioni di territorio in Siria e in Iraq. Tale considerazione è in linea con quanto stipulato negli accordi preliminari dell’intervento tedesco nell’ambito della coalizione internazionale a guida americana, i quali stabiliscono che il supporto militare può essere ridotto nell’eventualità di una importante perdita di territori da parte dei terroristi.

La Germania è stato uno dei Paesi europei ad aver prodotto il maggior numero di foreign fighters che, dal 2012, sono stati circa 880. La maggior parte dei cittadini tedeschi partiti per la Siria e l’Iraq dovrebbe essersi unita all’ISIS e ad altri gruppi estremisti locali. Secondo ufficiali dell’esercito tedesco, almeno 140 foreign fighter dovrebbero essere deceduti, mentre 1/3 dovrebbe essere rientrato in Germania. Il 19 dicembre 2016, Berlino è stata teatro di una strage che ha causato la morte di 12 persone ed il ferimento di altre 48, per mano del tunisino Anis Amri, il quale si scagliò contro la folla dei mercatini di Natale della capitale a bordo di un camion. Da allora, al fine di limitare la minaccia terroristica all’interno del proprio territorio nazionale, gli agenti tedeschi stanno conducendo sistematicamente raid e indagini approfondite antiterrorismo. Secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco, Deutsche Welle, la polizia federale tedesca sta espandendo le sue unità antiterrorismo GSG 9 in tutta Berlino, al fine di aumentare i controlli a fronte della minaccia terroristica.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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