Iraq: civili costretti a lasciare i campi profughi

Pubblicato il 8 gennaio 2018 alle 17:23 in Iraq Medio Oriente

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Le forze di sicurezza irachene stanno sgombrando alcuni campi profughi nel Paese, costringendo i civili a ritornare in aree non sicure nella provincia sunnita di Anbar.

Secondo i rifugiati, la decisione è stata presa per assicurare che le elezioni, previste per maggio 2018, avvengano in tempo. Per votare, i cittadini iracheni devono trovarsi nel loro territorio d’origine e, se non tornassero subito a casa, il voto potrebbe essere ritardato. Gestire più di 2 milioni di iracheni sfollati a causa della guerra contro lo Stato Islamico è diventata la priorità per il primo ministro del Paese, Haider al-Abadi, che desidera essere eletto per un secondo mandato. Tuttavia, secondo alcuni, la decisione del premier è volta a vincere le elezioni, e non è stata presa unicamente per permettere agli sfollati di ritornare a casa. Attualmente, al-Abadi è molto popolare in Iraq, grazie alla sconfitta dell’ISIS, pertanto desidera che le elezioni avvengano il prima possibile. Se vincerà un secondo mandato, il premier pianifica di combattere la corruzione e mantenere l’unità nazionale, opponendosi ai separatisti curdi.

I volontari e i rifugiati dei campi profughi della città di Amriyat al-Falluja, a 40 chilometri da Baghdad, hanno rivelato che molte persone sono state costrette a tornare a casa contro la loro volontà. Chi di loro si è opposto, è stato ferito o ucciso. I camion dell’esercito sono arrivati a sorpresa e le autorità hanno annunciato i nomi di coloro che sarebbero dovuti tornare a casa, concedendo un’ora per raccogliere i loro effetti personali e partire. Secondo i volontari, tra il 21 novembre 2017 e il 2 gennaio 2018, un totale di persone che va dalle 2.400 alle 5.000 sono state costrette ad andare via su ordine dell’ufficio di al-Abadi. Il portavoce del primo ministro non ha commentato la dichiarazione.

Un portavoce delle forze irachene, il brigadier generale Yahya Rasool, ha respinto le dichiarazioni di rifugiati e volontari. “Non abbiamo costretto nessuno ad andare via, questa è un’esagerazione” ha affermato Rasool, sottolineando che la priorità è la sicurezza dei cittadini. Tuttavia ora che l’ISIS è stato sconfitto, è necessario che gli sfollati tornino a casa, ha aggiunto.

I rifugiati preferiscono non ritornare nei loro territori di appartenenza, perché sono venuti a conoscenza della possibile presenza di trappole esplosive o ronde di vigilanti. Inoltre, per molti lasciare i campi non è possibile perché il viaggio è troppo costoso oppure perché in quelle zone non esistono servizi base per i cittadini. Reuters ha riportato che alcuni rifugiati, costretti a lasciare i campi, non sono riusciti a raggiungere le loro aree di appartenenza poiché le milizie sciite, supportate dagli iraniani, hanno richiesto loro 400 dollari per attraversare il posto di blocco.

Secondo le stime delle Nazioni Unite, più della metà dei rifugiati sono già tornati nei loro territori. L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni ha dichiarato che entro la fine di dicembre 2017, quasi 3 milioni e mezzo di persone erano già tornate, mentre più di 2 milioni e mezzo erano ancora sfollati.

Il 9 dicembre 2017, a Baghdad, il primo ministro iracheno aveva dichiarato che l’esercito era riuscito a scacciare gli ultimi combattenti dello Stato Islamico, dopo più di tre anni di occupazione. Attualmente, in Iraq e in Siria sarebbero presenti meno di 1000 combattenti dell’ISIS.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

 

di Redazione

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