La Russia e il terrorismo

Pubblicato il 7 gennaio 2018 alle 6:00 in Approfondimenti Russia

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Nel 2017, la Russia è stata teatro di due attacchi terroristici che hanno entrambi colpito San Pietroburgo. Il primo è avvenuto il 3 aprile, quando il 22enne kirghiso Akbarzhon Jalilov ha fatto esplodere un ordigno nella metropolitana della città, sulla linea blu, nel tratto compreso fra le stazioni di Teknologhiceskij Institut e Sennaya Ploshad, uccidendo 14 persone e ferendone 47. Il terrorista è stato poi arrestato il 17 aprile nel distretto di Odintsovo, nell’area di Mosca. Tre giorni dopo l’attacco, i servizi segreti russi hanno arrestato 6 sospettati provenienti da diversi Paesi asiatici, con l’accusa effettuare attività di reclutamento a San Pietroburgo. Il secondo attacco è avvenuto il 28 dicembre, presso l’ingresso di un supermercato Perekrestok, nel centro commerciale Gigant Hall nel quartiere Kalininskij, nella zona nord-occidentale di San Pietroburgo, dove 10 persone sono rimaste ferite, di cui 4 in maniera grave, per l’esplosione di un ordigno. Secondo le indagini, la bomba è esplosa nel deposito borse e bagagli, senza tuttavia provocare alcun incendio. Il 29 dicembre, i militanti dello Stato Islamico hanno rivendicato l’incidente, festeggiando il ferimento delle vittime su internet. Una decina di giorni prima, grazie ad alcune informazioni riservate trasmesse dalla CIA, le autorità federali di intelligence russe hanno sventato un attacco terroristico dell’ISIS che avrebbe dovuto colpire San Pietroburgo. Il 17 dicembre, le forze di sicurezza russe hanno arrestato 7 membri di una cellula terroristica legata allo Stato Islamico, la quale pianificava di attaccare la Cattedrale Kazan, per mezzo di ordigni esplosivi. Nel corso del raid, sono state confiscate diverse armi e materiale propagandistico estremista. L’azione è stata seguita da una telefonata tra il presidente russo, Vladimir Putin, e il presidente americano, Donald Trump, durante la quale i due leader hanno stabilito di scambiarsi regolarmente informazioni in futuro, al fine di accrescere la sicurezza della Russia e degli Stati Uniti. Ad avviso dei due presidenti, quanto accaduto il 17 dicembre, rappresenta un esempio di “un’ottima collaborazione” tra i due Paesi.

Per quanto riguarda l’anno statistico 2016, il Country Report on Terrorism del governo americano riferisce che la Russia è stata particolarmente attiva nella lotta contro il terrorismo. La maggior parte delle operazioni antiterrorismo avvenute nel 2016 sono state concentrate nella nord del Caucaso, ma hanno interessato anche il resto del Paese, dove le forze di sicurezza, nel corso dei mesi, hanno registrato una crescente presenza e attività di cellule legate ai terroristi. La ISIL-Caucasus Province (ISIL-CP), la branca dell’ISIS attiva nella zona del Caucaso, durante tutto il 2016 è stata inattiva e, nel dicembre di quell’anno, le forze di sicurezza russe hanno annunciato di aver ucciso il suo leader, Rustam Aselderov in Daghestan. Gli attacchi terroristici che hanno colpito il territorio russo nel 2016 sono stati:

  • Il 17 agosto, due uomini armati di pistole hanno assalito alcuni poliziotti presso un posto di blocco nella periferia di Mosca. L’azione è stata poi rivendicata dall’ISIS. I due attentatori sono stati uccisi dal fuoco degli agenti, mentre un poliziotto è rimasto gravemente ferito;
  • Il 23 ottobre, le autorità russe a Nizhny Novgorod hanno eliminato due sospettati che si erano rifiutati di far ispezionare il proprio veicolo. Poco più tardi è stato arrestato un terzo sospettato. Lo Stato islamico ha poi riferito che gli arrestati erano due “aspiranti soldati del califfato”;
  • Il 17 dicembre, militanti affiliati all’ISIS hanno rubato un’auto e le armi della polizia a Grozny, in Cecenia, uccidendo 3 agenti. I terroristi si erano reclutati e addestrati da un comandante dell’ISIS in Siria;
  • Il 19 dicembre, l’ambasciatore russo in Turchia è stato assassinato da un ufficiale di polizia presso una mostra d’arte ad Ankara. L’attentatore, dopo aver ucciso il diplomatico, ha denunciato l’attività militare della Russia in Siria urlando contro i presenti.

Nel giugno 2016, il Cremlino ha stimato che 3,500 foreign fighter russi stavano combattendo tra le fila dell’ISIS in Siria e in Iraq. La Russia è intervenuta militarmente nella guerra civile siriana il 30 settembre 2015, in seguito alla richiesta ufficiale di aiuto avanzata dal regime di Bashar Al-Assad, conducendo raid aerei da Khmeimim, una base militare siriana situata a Latakia nel nord-ovest del Paese, contro i ribelli e i gruppi jihadisti che si opponevano al governo di Al-Assad. Tra questi vi erano l’ISIS, Al-Nusra e la Syrian National Coalition, una coalizione di gruppi di ribelli. Fino a quel momento, Mosca aveva già sostenuto il governo siriano attraverso l’invio di rifornimenti. Secondo quanto riportato dal report americano, Mosca cooperato con diversi partner stranieri nella lotta contro il terrorismo, mostrando anche un certo interesse verso una maggiore collaborazione con gli Stati Uniti per meglio affrontare la minaccia jihadista. Il documento riferisce altresì che, nonostante il Cremlino abbia sempre dichiarato di condurre raid aerei in Siria contro i gruppi terroristici, la maggior parte delle bombe russe hanno colpito i membri dell’opposizione siriana.

In merito alla legislazione antiterrorismo, Mosca possiede un apparato molto complesso, formato da un codice penale e diverse leggi federali. Nel corso di tutto il 2016, il Cremlino ha applicato la legislazione anti-estremismo anche per processare individui e organizzazioni pacifiche sospettate di attività sovversiva. Nel luglio 2016, la Russia ha adottato il Yaravoya Package, un pacchetto di emendamenti che conferiscono alle autorità maggiori poteri per contrastare il terrorismo e l’estremismo. La mancata denuncia di atti di terrorismo costituisce un reato, insieme alla sua esortazione sui social media. Nella Repubblica Cecena, in particolare, una legge impone ai parenti dei terroristi di pagare i costi dei danni provocati da un attentato, che è stata definita una “punizione collettiva” dai gruppi difensori dei diritti umani. Le forze russe impegnate nella difesa del Paese si dividono in diversi copri. La FSB è l’agenzia principale che si occupa di contrastare la minaccia terroristica in tutto il Paese, tuttavia, il Ministero dell’Interno rimane il principale responsabile delle strategie e delle politiche antiterrorismo russe. Le forze della Guardia Nazionale, formate nell’aprile 2016, hanno il compito di combattere l’estremismo, il terrorismo e di mettere in sicurezza i confini del territorio russo, che si estendono per 12,000 miglia in terra, e 23,000 miglia in mare. Al fine di accrescere la sicurezza alle frontiere, nel corso del 2016, gli ufficiali russi hanno annunciato nuove misure. Nel mese di giugno, il presidente Putin ha annunciato la creazione di un sistema informale per la registrazione biometrica dei dati e delle operazioni di intelligence. Nel mese di ottobre, un decreto presidenziale ha stabilito che la Guardia Nazionale avesse accesso al database ufficiale delle impronte digitali.

Durante tutto il 2016, si sono susseguite operazioni antiterrorismo, soprattutto in Cecenia, in Dagestan e in Inguscezia, ma anche nelle principali città russe. Tra queste di ricorda:

  • Il 7 febbraio, i servizi di sicurezza hanno arrestato 7 militanti legati all’ISIS a Yehaterinbyrg, i quali pianificavano attentati a Mosca, a San Pietroburgo e nella regione Sverdlovsk;
  • Il 7 ottobre sono stati uccisi 6 militanti durante operazioni nel distretto di Nzran, in Inguscezia;
  • Il 12 novembre sono stati arrestati 10 migranti provenienti dall’Asia centrale legati all’ISIS, accusati di pianificare attentati a Mosca e a San Pietroburgo.

In materia di contrasto al finanziamento del terrorismo, la Russia è un membro della Financial Action task Force (FATF), e di altri due organi regionali, quali il Council of Europe’s Committe of Exports e l’Evaluation of Anti-Money Laundering Measures and the Financing of Terrorism. I massimi esponenti del governo russo sostengono le iniziative che contrastano il finanziamento del terrorismo. Nel novembre 2015, Putin ha firmato un ordine esecutivo che ha stabilito una commissione per prevenire tali attività. In quell’anno, il Cremlino ha condotto più di 7,700 indagini, che hanno coinvolto almeno 3,500 persone sospettate di sostenere il terrorismo, tra cui l’ISIS. Entro il novembre 2016, la lista nera dei sospettati contava 7,245 individui e entità legali.

In ambito del contrasto all’estremismo violento, nonostante l’adozione di una strategia nel novembre 2014, il governo russo ha continuato ad applicare un approccio militare alla minaccia terroristica. In particolare, il Cremlino concentra i propri sforzi nell’attuazione di meccanismi e programmi attraverso le agenzie governative o da organizzazioni controllate dal governo.

Infine, per quanto riguarda la cooperazione regionale e internazionale, la Russia ha aumentato significativamente i propri sforzi antiterrorismo nel corso di dei due anni passati. In particolare, sono stati conclusi accordi bilaterali in materia di sicurezza con Afghanistan, Australia, Cina, India, Repubblica Kirghisa, Nigeria, Pakistan, Serbia, Turchia e Unione Europea. Il 13 settembre 2017, Ankara ha annunciato che invierà a Mosca 2,5 miliardi di dollari per l’acquisto del sistema avanzato di difesa missilistico S-400, sviluppato negli anni ’90 dall’azienda russa Almaz Central Design Bureau, e in uso dal 2007. L’accordo con la Russia prevede che, entro il prossimo anno, la Turchia riceva due batterie di S-400 e che, successivamente, ne produca altre due nel proprio territorio. È stata la prima volta in cui Ankara ha firmato un patto militare di tale portata con un Paese esterno all’Alleanza.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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