Sud Sudan: le fazioni in guerra firmano il cessate-il-fuoco

Pubblicato il 24 dicembre 2017 alle 10:10 in Africa Sud Sudan

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Le parti coinvolte nel conflitto del Sud Sudan hanno firmato un accordo che prevede una tregua per permettere ai soccorsi umanitari di raggiungere i civili intrappolati nei combattimenti.

Tale accordo, che è stato firmato giovedì 21 dicembre 2017 e che dovrebbe entrare in vigore il 24 dicembre, prevede una tregua incondizionata dalle violenze e il conseguente accesso sul campo, senza impedimenti, degli operatori umanitari, che avranno il via libera per muoversi sulla totalità del territorio del Paese. Il cessate-il-fuoco è stato firmato nella capitale etiope Addis Abeba, e stando a quanto riportato dall’agenzia di stampa Reuters sarebbe volto a riprendere il percorso iniziato il 26 agosto 2015 con la stipula di un accordo di pace tra il presidente del Paese, Salva Kiir Mayardit, e il leader dei ribelli nonché ex vicepresidente Riek Machar, dopo venti mesi di guerra civile. L’accordo in quell’occasione fu firmato nella capitale Juba, in presenza dei leader del Kenya, dell’Uganda e dell’Etiopia. Tuttavia, la tregua di allora è saltata nel 2016 in seguito allo scoppio di violenti scontri nella capitale.
L’agenzia di stampa Anadolu ha riportato le parole di Moussa Faki, presidente della Commissione Unione Africana; egli avrebbe commentato il cessate-il-fuoco come un “primo timido passo” verso il raggiungimento della pace. Faki avrebbe poi aggiunto che il vero test per misurare la serietà dell’impegno preso dalle parti risiederà nell’impegno a intraprendere azioni concrete e puntuali.

Dall’inizio delle tensioni e dei primi conflitti, già nel 2013, a oggi, sono oltre 2 milioni gli sfollati e i richiedenti asilo registrati che sono stati costretti ad abbandonare le loro case durante la guerra civile e successivamente alla ricerca di rifugio nei campi profughi del Kenya settentrionale. Tuttavia, stando alle stime delle Nazioni Unite, il totale ufficioso ammonterebbe a quattro milioni di persone. Ma nonostante le difficili condizioni vigenti nei campi di detenzione, il cessate-il-fuoco annunciato da Addis Abeba e previsto nel vigente mese di dicembre 2017 viene visto come un primo barlume di speranza da molti sud sudanesi.

Helen Gune, una donna che si trova nel campo di detenzione Kakuma, a nord del Kenya, ha riferito ad un inviato di Al Jazeera di aver perso nei combattimenti suo fratello e suo marito e di trovarsi da sola ad accudire il nipote, figlio del fratello scomparso, e i suoi cinque figli. La donna ha affermato che la condizione attuale in cui vertono è molto difficoltosa, e che in molti, come lei, hanno perso la speranza che un miglioramento possa avvenire nel futuro prossimo, e dubitano che la pace sia realizzabile.

Il Paese è stato al centro di violenti scontri da quando è scoppiata la rivalità politica tra l’attuale presidente Salva Kiir, già all’epoca in carica, e il suo ex vicepresidente Riek Machar. Nel dicembre 2013 tale contrasto si esacerbò e si trasformò in una vera e propria guerra civile ulteriormente inasprita da antiche rivalità etniche e tribali, tutto ciò a breve distanza dall’ottenimento sud sudanese dell’indipendenza, avvenuto il 9 luglio 2011 in seguito a un referendum con cui si è sancita la secessione del Sud Sudan dal restante territorio del Sudan.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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