Human Rights Watch: sanzioni contro il principe saudita

Pubblicato il 22 dicembre 2017 alle 14:00 in Arabia Saudita Medio Oriente

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L’organizzazione umanitaria Human Rights Watch ha chiesto all’Onu di imporre sanzioni al principe dell’Arabia Saudita, Mohammed bin Salman, per gli abusi perpetrati in Yemen nella lotta contro gli Houthi.

La Risoluzione che Human Rights Watch, su richiesta del vice direttore delle Nazioni Unite presso l’organizzazione, Akshaya Kumar, vorrebbe venisse implementata, è stata approvata nel 2015 dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Il documento conferiva all’istituzione il potere di vietare gli spostamenti all’estero e di congelare i beni patrimoniali di coloro responsabili di aver impedito la consegna di aiuti umanitari.

Dal 6 novembre, in Yemen, successivamente agli attacchi missilistici perpetrati dagli Houthi, tutti gli accessi aerei, marittimi e via terra erano stati chiusi. Secondo un reportage pubblicato dal quotidiano britannico The Guardian il 12 dicembre, l’Arabia Saudita aveva cominciato a bombardare sistematicamente le fonti di cibo, aggravando la già problematica situazione nel Paese, definita “la peggiore crisi nel mondo” dalle Nazioni Unite. Per questo motivo, il 16 novembre, l’Onu aveva emesso un comunicato per fare pressioni su Riad, affinché venissero riaperti gli accessi al Paese. Stando ai dati pubblicati dall’istituzione, in Yemen più di 8 milioni di persone soffrono per la carestia. Solamente il 27 novembre, dopo 3 settimane di blocco, una nave che trasportava aiuti umanitari e rifornimenti alimentari era arrivata nel porto yemenita di Saleef.

Il principe Salman, oltre a essere l’erede al trono in Arabia Saudita, è anche il ministro della Difesa del Paese ed è coinvolto nelle decisioni che riguardano la guerra in Yemen. Secondo Kumar, che ha denunciato il principe in un articolo sul quotidiano americano The Washington Post, il 19 dicembre, è necessario approfondire la responsabilità nella catastrofe umanitaria, imporre sanzioni per scoraggiare le restrizioni e cercare, in questo modo, di risolvere la crisi nel Paese. Secondo il vice direttore, sia Londra che Washington non sono d’accordo con le strategie adottate dalla coalizione araba. La Casa Bianca ha chiesto a Riad di cambiare rotta e anche Downing Street ha affermato che le continue restrizioni sui beni di prima necessità in Yemen rappresentano una violazione alla legge umanitaria internazionale.

Il 20 dicembre, la coalizione araba ha deciso di riaprire per un mese il porto di Hodeida, per permettere l’entrata di rifornimenti umanitari e di soccorso. Il porto è quello maggiormente utilizzato dalle Nazioni Unite per inviare aiuti allo Yemen. La premier britannica, Theresa May, ha elogiato la coalizione per la decisione e ha sottolineato l’importanza dei controlli nell’area per prevenire l’entrata di missili nei territori yemeniti. Hodeida, infatti, rappresenta altresì l’accesso principale per il traffico di armi che l’Iran invierebbe agli Houthi, nonostante Teheran abbia sempre respinto queste accuse.

In Yemen, la guerra civile va avanti dal 21 marzo 2015. Le due parti in guerra sono quella degli Houthi e quella del presidente Rabbo Mansour Hadi. La prima fazione, stanziata nella capitale, Sana’a, inizialmente era alleata al presidente yemenita destituito, Ali Abdullah Saleh. Tuttavia, il 4 dicembre, i ribelli sciiti lo avevano ucciso poiché aveva deciso di rompere l’alleanza con gli Houthi. La seconda fazione ha base nella città di Aden ed è guidata dal presidente Hadi, deposto con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, ma di fatto l’unico presidente riconosciuto dalla comunità internazionale. Il 26 marzo 2015, in aiuto di Hadi, è entrata nel conflitto yemenita una coalizione araba a guida saudita, composta da Arabia Saudita, Bahrein, Egitto, Kuwait, Sudan ed Emirati Arabi Uniti.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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