Arabia Saudita: telefonata di May e Trump a re Salman

Pubblicato il 21 dicembre 2017 alle 13:12 in Arabia Saudita USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La premier del Regno Unito, Theresa May, e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, mercoledì 20 dicembre hanno telefonato al sovrano saudita, re Salman, per esprimere solidarietà dopo il lancio di un missile balistico contro la residenza reale.

Martedì 19 dicembre, i ribelli Houthi avevano scagliato un razzo contro il palazzo reale di Yamama, la residenza ufficiale del re, situato nella capitale, qualche ora prima della conferenza stampa che avrebbe annunciato il budget annuale del Paese. Le forze armate di Riad sono state in grado di intercettare il missile, proveniente dallo Yemen.

Theresa May ha condannato l’attacco, lodando la compostezza della reazione saudita nei confronti di una aggressione definita inaccettabile dal portavoce di Downing Street. La premier ha ribadito l’impegno britannico per garantire la sicurezza dell’Arabia Saudita e la determinazione di Londra per far sì che l’Onu reagisca alle attività di destabilizzazione iraniane nella regione, contribuendo altresì a trovare una soluzione politica al conflitto in Yemen.

Nel corso della telefonata con Trump, i due leader hanno discusso dell’importanza di migliorare il processo politico in Yemen per porre fine alla guerra, che ha ucciso più di 10.000 civili e ha scatenato una crisi nel Paese, sottolineando la necessità di supportare tutti gli aiuti umanitari per il popolo yemenita. Il Pentagono sta collaborando con la controparte saudita per delineare un quadro generale sull’incidente. Trump e re Salman vorrebbero altresì coinvolgere le Nazioni Unite per accusare l’Iran di aver violato la legge internazionale. Washington e Riad, infatti, sostengono che Teheran fornisca armi ai ribelli Houthi in Yemen. Ad avviso del presidente americano, l’attacco al re è stato appoggiato dal Corpo delle guardie della rivoluzione islamica iraniano.

In una conferenza stampa tenutasi il 14 dicembre a Washington, l’ambasciatrice americana presso l’Onu, Nikki Haley, aveva presentato frammenti di missili iraniani ritrovati in territorio saudita, utilizzati dai ribelli sciiti dello Yemen contro Riad. Tuttavia, l’ipotesi che l’Iran stesse supportando e armando gli Houthi, violando di conseguenza le Risoluzioni 2231 e 2216 delle Nazioni Unite, non era stata confermata. Lo stesso giorno della conferenza stampa americana, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammed Javad Zarif, e l’ambasciatore dell’Iran presso le Nazioni Unite, Gholam Ali Khoshroo, avevano respinto le accuse rivolte al proprio Paese, definendole infondate. Lunedì 18 dicembre, il ministro della Difesa dell’Iran, il brigadier generale Amir Hatami, aveva poi chiesto che i frammenti del missile balistico mostrato dalla Haley venissero inviati all’Iran per poter essere riesaminati.

La coalizione araba a guida saudita, che supporta il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale, è in lotta contro i ribelli Houthi dal 2015, congiuntamente alle forze dello Yemen, contro cui è stato anche imposto un embargo, permettendo solo occasionalmente l’entrata di aiuti umanitari. Il principe ereditario dell’Arabia Saudita, Salman, ha affermato in precedenza che se venisse confermato che l’Iran sta fornendo missili ai ribelli, ciò verrebbe considerato un atto di guerra.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.