UE: sanzioni contro riforma giudiziaria polacca

Pubblicato il 20 dicembre 2017 alle 12:05 in Europa

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L’Unione Europea vuole avviare procedure disciplinari contro la Polonia, in seguito alla proposta alla riforma giudiziaria polacca.

Mercoledì, 20 dicembre, il presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, in un incontro con gli Stati membri discuterà la possibilità di attuare un processo disciplinare contro la Polonia, invocando l’Articolo 7 per la prima volta. Questo articolo prevede due parti, la prima, che permette al Consiglio di consegnare un avviso formale ad un Paese accusato di aver violato diritti umani fondamentali. Se la prima parte dell’articolo non riuscisse a sortire gli effetti desiderati, allora la seconda parte permette l’imposizione di sanzioni e la sospensione del diritto di voto presso le istituzioni di Bruxelles. Questa decisione fu approvata nel Trattato di Amsterdam del 1999, in seguito all’inclusione dei Paesi dell’est nell’Unione Europea, in Stati dove in quel periodo erano avvenute violazioni dei diritti umani.

La decisione di sospendere il diritto di voto alla Polonia richiederebbe l’approvazione di tutti gli Stati membri, ed è improbabile che accada, in quanto l’Ungheria ha già dichiarato che bloccherà questo provvedimento, riporta la BBC. Se, durante l’incontro di mercoledì 20 dicembre, almeno 22 dei 28 Stati membri voteranno a favore, verrà emesso un avviso per la Polonia, alla quale verranno garantite alcune settimane per rispondere, in vista di eventuali ulteriori sanzioni. Il primo ministro polacco, Mateusz Morawiecki, ha commentato che l’Unione Europea ha considerato solamente un punto di vista e ha sottolineato che il suo Paese ha il diritto di proporre le riforme.

Il governo della Polonia, guidato dal partito di destra Diritto e Giustizia, eletto nel 2015, ha approvato, nell’estate 2017, tre riforme del sistema giudiziario che forniscono al ministro della Giustizia e ai parlamentari poteri più ampi in materia. La prima riforma richiede ai giudici della Corte Suprema di dimettersi, lasciando la scelta dei nuovi giudici al ministero della Giustizia. La seconda riforma assegna ai politici il controllo sui seggi del Consiglio Giudiziario Nazionale, che nomina i giudici della Corte. La terza permette al ministro della Giustizia di selezionare e licenziare i giudici nei tribunali a livello più basso. Il partito Diritto e Giustizia, che detiene la maggioranza in Parlamento, ha spiegato che le riforme sono necessarie per frenare l’inefficienza, la corruzione e l’influenza dell’ex élite comunista nel Paese. Una serie di proteste si è scatenata in tutta la Polonia contro l’approvazione delle riforme.

Prima che queste iniziative diventino legge è necessaria l’approvazione del presidente della Polonia, Andrzej Duda. Tuttavia, a luglio, il leader ha posto il veto sulle prime due riforme, in quanto non rafforzerebbero, a suo dire, il sistema giudiziario polacco, ma ha approvato la terza. L’amministrazione Duda ha rivisto il testo e ne ha proposto, in seguito, una versione modificata, ma sia l’opposizione polacca che l’Unione Europea hanno affermato che questa nuova bozza di legge continua a minacciare lo stato di diritto.

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Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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