Siria: 19 civili uccisi in un raid contro i ribelli

Pubblicato il 20 dicembre 2017 alle 17:13 in Medio Oriente Siria

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Almeno 19 civili, tra cui 7 bambini, sono morti e altri 25 sono rimasti feriti in un raid che ha colpito un villaggio situato nel governatorato di Idlib, nel nord-ovest della Siria.

Secondo quanto riferito dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, l’attacco aereo ha colpito il villaggio di Maar Shureen, situato nel governatorato di Idlib, che costituisce una delle roccaforti dell’opposizione siriana. Il raid sarebbe stato condotto da aerei russi o dalle forze del governo di Bashar Al-Assad. Da parte loro, i militari russi e siriani non hanno rilasciato alcun commento in merito all’accaduto, ma, in passato, hanno più volte ribadito che i loro attacchi sono mirati a colpire soltanto gli estremisti.

La Difesa civile siriana di Idlib, conosciuta anche con il nome di “Caschi bianchi”, un’organizzazione umanitaria di protezione civile formatasi durante la guerra civile siriana, ha riferito che i bombardamenti sono iniziati nella notte tra martedì 19 e mercoledì 20 dicembre e hanno causato la morte di 19 civili.

In seguito alla sconfitta militare dell’ISIS in Siria, dopo la liberazione dei territorio vicini alle rive del fiume Eufrate, situati nella Siria orientale, annunciata dal presidente russo, Vladimir Putin, il 6 dicembre, le truppe di Bashar Al-Assad, sostenute dagli aerei russi, hanno intensificato la propria campagna militare contro i ribelli. In particolare, domenica 10 gli aerei russi avevano bombardato l’aeroporto militare di Abu Al-Dhour, uno degli aeroporti più grandi situati nel nord della Siria, mentre il giorno successivo, lunedì 11 dicembre, l’esercito del regime aveva ripreso il controllo di alcuni villaggi situati nel nord di Hama, tra cui Rihjan, Um Turayka, Bilil e Rujum Al-Ahmar, giungendo fino al confine con il governatorato di Idlib, per la prima volta in più di 3 anni.

L’obiettivo delle truppe del regime siriano sarebbe quello di “assediare il governatorato di Idlib”, secondo quanto riferito dal comandante di una delle fazioni dei ribelli, il colonnello Mustafa Bakour, al fine di ristabilire il controllo del presidente Bashar Al-Assad su tutto il territorio siriano.

Al momento, il governatorato di Idlib si trova quasi completamente sotto il controllo dei ribelli siriani, che lo governano insieme al gruppo Hayat Tahrir Al-Sham (HTS), conosciuto anche con il nome di Al-Qaeda in Siria, un gruppo jihadista di ideologia salafita, affiliato ad Al-Qaeda e coinvolto nella guerra civile siriana. Idlib fa parte delle zone cuscinetto stabilite dal quarto round dei negoziati di Astana, che si è tenuto nella capitale del Kazakistan il 3 e il 4 maggio 2017, e ha costituito un riparo per i ribelli scacciati dalle forze del regime in altre zone della Siria.

Nel governatorato di Idlib sono presenti anche le truppe turche, che stanno costruendo 12 basi militari all’interno del territorio della Siria settentrionale. Tale decisione era stata presa in seguito al sesto round dei negoziati di Astana, che si è tenuto tra il 14 e il 15 settembre 2017 nella capitale del Kazakistan, con l’obiettivo di monitorare il rispetto del cessate il fuoco nell’area. Da parte sua, il regime siriano si era opposto alla presenza dell’esercito turco in Siria, definendola una “violazione” degli accordi di Astana e aveva intimato “il ritiro immediato e senza condizioni” delle loro truppe da Idlib.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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