Siria: accuse di tradimento tra Al-Assad e i curdi

Pubblicato il 19 dicembre 2017 alle 18:16 in Medio Oriente Siria

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Il presidente siriano, Bashar Al-Assad, ha definito i combattenti curdi “traditori”, infervorando la retorica contro le forze curde che controllano più di un quarto del territorio siriano.

Lunedì 18 dicembre, Al-Assad ha dichiarato, tramite i social media della Presidenza: “Quando parliamo di coloro ai quali ci riferiamo come “curdi”, loro in realtà non sono solo curdi. Tutti coloro che lavorano per un Paese straniero, in particolare sotto il comando americano, sono traditori. È così che vediamo questi gruppi che lavorano per gli americani”.

Il presidente siriano fa riferimento alle Syrian Democratic Forces, un’alleanza multi-etnica e multi-religiosa, composta da curdi, arabi, turkmeni, armeni e ceceni. Lo stesso giorno, le Syrian Democratic Forces hanno risposto alle dichiarazioni di Al-Assad, accusando il regime di essere stato responsabile dell’arrivo dei “terroristi stranieri” nel Paese. Le forze curde hanno affermato: “Bashar Al-Assad e ciò che è rimasto del suo regime sono le ultime persone ad avere il diritto di parlare di tradimento. È stato il regime a spalancare le porte del Paese a orde di terroristi stranieri provenienti da tutto il mondo”.

In merito alla questione, un leader del Movimento della società democratica curdo, Aldar Khalil, ha affermato che le parole di Al-Assad costituiscono una “dichiarazione di guerra” e “supportano la posizione della Turchia” e ha dichiarato: “Nel caso di un’escalation per testare la fermezza della nostra posizione, la risposta sarà pronta”. La Turchia teme la formazione di uno stato curdo in Siria e in Iraq perché ciò potrebbe galvanizzare i curdi presenti nel proprio territorio.

Fin dalla loro formazione, il 10 ottobre 2015, le Syrian Democratic Forces hanno svolto un ruolo di primo piano nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria, contribuendo alla progressiva liberazione delle roccaforti occupate dai jihadisti, in particolare Raqqa, ex capitale dell’organizzazione, liberata il 17 ottobre, e Deir Ezzor, riconquistata il 3 novembre. Le operazioni delle Syrian Democratic Forces sono sempre state sostenute dagli Stati Uniti, che armavano le milizie curde e combattevano dal cielo, mentre queste ultime avanzavano sul campo. L’amministrazione Trump, come pure in precedenza quella di Obama, ha sempre considerato i curdi un alleato fondamentale nella lotta contro lo Stato Islamico.

Ora che lo Stato Islamico è stato sconfitto militarmente in Siria, le Syrian Democratic Forces costituiscono un problema per Bashar Al-Assad, che mira a riunire tutto il Paese sotto il proprio controllo. Da parte loro, i curdi desiderano ottenere maggiore autonomia nel proprio territorio, situato nel nord della Siria, all’interno di un governo decentralizzato.

Il 17 marzo 2016, i curdi avevano proclamato unilateralmente nel territorio un sistema federale curdo, mai riconosciuto dal presidente siriano, che lo aveva definito “privo di basi legali”. Più recentemente, il 1 dicembre, i curdi avevano annunciato l’inizio della seconda fase del processo elettorale nel territorio curdo siriano, il quale porterà, all’inizio del 2018, alla creazione di un’assemblea che fungerà da Parlamento di un sistema di governo federale. Il processo elettorale nel territorio curdo siriano era stato stabilito il 29 luglio 2017 dal Congresso costitutivo del sistema democratico federale del nord della Siria, o Unione curda del nord della Siria, ed era stato suddiviso in tre fasi. La prima fase prevedeva le elezioni degli enti che guideranno le comunità locali, che si è tenuta nel settembre 2017, quando gli elettori avevano scelto circa 3.700 leader dei comuni situati in tre regioni nel nord della Siria. La seconda fase comprendeva le elezioni comunali nei villaggi, nei comuni e nelle province, che si svolgeranno il 1 dicembre 2017. La terza fase riguarda le elezioni regionali, che si terranno nel gennaio 2018.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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