Yemen: l’Iran vuole esaminare i missili lanciati dagli Houthi

Pubblicato il 18 dicembre 2017 alle 18:32 in Iran USA e Canada Yemen

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Il ministro della Difesa iraniano, il brigadier generale Amir Hatami, ha chiesto che i frammenti del missile balistico, lanciato dagli Houthi verso il territorio saudita, vengano inviati all’Iran per poter essere riesaminati.

La richiesta di Hatami giunge in risposta alle accuse rivolte a Teheran da parte dell’ambasciatrice americana all’ONU, Nikki Haley, la quale, giovedì 14 dicembre, aveva accusato l’Iran di aver inviato armi ai ribelli yemeniti, violando in questo modo la Risoluzione 2231 del 20 luglio 2015, adottata dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che impedisce al Paese di fornire, vendere o trasferire alcune armi, comprese quelle a testata nucleare, previa approvazione del Consiglio stesso. I frammenti in questione sono i resti di un missile balistico che, domenica 5 novembre, era stato sparato dagli Houthi, i ribelli yemeniti che combattono in Yemen contro il presidente Rabbo Mansour Hadi, riconosciuto dalla comunità internazionale, contro l’aeroporto internazionale King Khaled, situato nella capitale dell’Arabia Saudita.

Lunedì 18 dicembre, il ministro della Difesa iraniano ha dichiarato: “I nemici della Repubblica Islamica possono avanzare qualsiasi richiesta, ma, dopo che il reclamo è stato presentato dall’Iran, una parte del missile dovrebbe essere consegnata all’Iran in modo che possiamo ispezionarla”. Hatami fa riferimento a una misura di trasparenza che l’Iran ha richiesto alle Nazioni Unite.

Lo stesso giorno, in occasione di un incontro con gli alti rappresentanti del sistema giudiziario iraniano, anche il capo del sistema giudiziario dell’Iran, Sadeq Amoli Larijani, si è espresso contro le accuse dell’ambasciatrice americana all’ONU, affermando che si tratta di un’affermazione “infondata” e di un tentativo mirato a obbligare l’Iran a negoziare le proprie capacità missilistiche e di difesa. In questo contesto, Larijani ha dichiarato: “Gli americani devono imparare le lezioni dalle proprie esperienze passate e abbandonare questi tentativi infondati e inutili. Devono star certi che, attraverso tali mosse, non porteranno l’Iran al tavolo delle negoziazioni per fornirgli concessioni sulle sue capacità di difesa e missilistiche”. Infine, Larijani ha esortato i Paesi europei a non intraprendere negoziazioni sui missili con l’Iran, dal momento che Teheran “non negozierà con nessun Paese in materia di difesa”.

Precedentemente, giovedì 14 dicembre, anche il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, aveva respinto le accuse rivolte al proprio Paese da parte dell’ambasciatrice americana all’ONU, Nikki Haley, paragonandole alle affermazioni fatte dall’ex segretario di Stato degli Stati Uniti, Colin Powell, nel 2003 per denunciare il presunto possesso, da parte dell’Iraq, di armi di distruzione di massa. Tale accusa sarebbe stata utilizzata dall’amministrazione Bush come pretesto per dar vita alla seconda guerra del Golfo, iniziata il 20 marzo 2003.

Lo stesso giorno, anche l’ambasciatore iraniano presso le Nazioni Unite, Gholam Ali Khoshroo, aveva respinto le accuse della Haley, definendole “infondate”, e aveva affermato che tali dichiarazioni mirerebbero a coprire i crimini di guerra dell’Arabia Saudita in Yemen, commessi con la complicità degli Stati Uniti. In merito alla questione, Zarif ha dichiarato, attraverso il proprio account Twitter: “Mentre all’Iran sono stati chiesti il cessate il fuoco, l’aiuto e il dialogo in Yemen, dal primo giorno gli Stati Uniti hanno venduto armi che hanno permesso ai propri alleati di uccidere i civili e a farli morire di fame. Nessun fatto o prova alternativa copre la complicità degli Stati Uniti nei crimini di guerra”.

La coalizione araba, a guida saudita, che combatte in Yemen contro gli Houthi, ha più volte causato la morte di civili durante i propri attacchi aerei nel Paese. Proprio per questo motivo, il 5 ottobre 2017, il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, aveva inserito la coalizione all’interno della lista nera di coloro che violano i diritti dei bambini nelle aree di conflitto. In particolare, la coalizione veniva accusata di aver ucciso e mutilato i bambini in Yemen e di aver distrutto edifici civili, quali scuole e ospedali. La coalizione, che, oltre all’Arabia Saudita, comprende Bahrein, Egitto, Kuwait, Sudan ed Emirati Arabi Uniti, è entrata nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, in sostegno del presidente Mansur Hadi, deposto dagli Houthi con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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