Iraq: il ritorno di 2,8 milioni di sfollati

Pubblicato il 18 dicembre 2017 alle 6:03 in Iraq Medio Oriente

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L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) ha riferito che più di 2,8 milioni di iracheni sono tornati nel loro territorio di origine dal 2014, mentre 2,9 milioni devono ancora rientrare in patria.

In seguito alla proclamazione della vittoria contro lo Stato Islamico, annunciata ufficialmente dal primo ministro iracheno, Haider Al-Abadi, domenica 9 dicembre, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) ha pubblicato un report nel quale afferma che, dal 2014, anno in cui il califfo dell’ISIS, Abu BAkr Al-Baghdadi, ha annunciato ufficialmente la nascita dello Stato Islamico in Siria e in Iraq, più di 2,8 milioni di iracheni sono tornati a vivere nei propri territori di origine. Di questi, più di 1,3 milioni erano sfollati interni (IDPs). Nonostante ancora 2,9 milioni di iracheni siano ancora sfollati, il report mostra che il 90% di loro desiderano fortemente tornare a casa.

Il documento, che analizza i movimenti di allontanamento e di ritorno delle persone colpite dal conflitto in tutto il territorio dell’Iraq, ha preso in considerazione i casi di circa 2,1 milioni di sfollati e di più di 1,6 milioni di rimpatriati, in 3.583 luoghi situati nel territorio iracheno.  

Stando ai dati forniti dal report, i governatorati di Basra e di Najaf sono quelli in cui le famiglie sfollate hanno riferito di essersi completamente integrate nella comunità locale, mentre il governatorato di Al-Anbar è quello da cui si è registrato il maggior numero di ritorni sia nel 2016 sia nel 2017. Nel 2017, al secondo posto per numero di rientri si è collocato il governatorato di Ninive.

Il documento rivela anche che i danni alle infrastrutture e agli edifici residenziali sono diffusi in tutto il Paese. Le abitazioni di circa un terzo dei rimpatriati hanno subito danni significativi, mentre le case del 60% degli iracheni tornati nel proprio territorio di origine sono state danneggiate in forma lieve. In merito alle infrastrutture, i danni più significativi avrebbero colpito le strade, seguite dai sistemi elettrici e idrici.

Secondo il rapporto, rispetto al 2016, la percentuale degli sfollati che si sono stabiliti in rifugi in condizioni critiche e dei rimpatriati che non possono tornare nelle loro case è aumentata leggermente. I motivi che impediscono agli iracheni di tornare nel loro territorio di origine sono principalmente tre. Il primo motivo è la mancanza di sicurezza, a causa di conflitti ancora in corso, nella presenza di ordigni inesplosi e mine. Il secondo motivo è costituito dalla mancanza della documentazione legale legata alle abitazioni, alle terre e alle proprietà. Il terzo motivo che impedisce agli iracheni nel loro territorio di origine è la mancanza di denaro. In alcuni casi, infatti, coloro che rimangono nella situazione di sfollati appartengono alle famiglie più povere e vulnerabili del Paese.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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