Lo Yemen e la strategia saudita: dalle bombe alla carestia

Pubblicato il 17 dicembre 2017 alle 6:08 in Approfondimenti Yemen

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L’Arabia Saudita sta sistematicamente bombardando le fonti di cibo in Yemen. Si tratterebbe di una nuova strategia messa in atto dalla coalizione araba, a guida saudita, che combatte in Yemen contro le milizie degli Houthi.

Secondo un report, pubblicato dal quotidiano britannico Guardian il 12 dicembre 2017, la nuova tattica dell’Arabia Saudita consisterebbe nel colpire le forniture alimentari dello Yemen, al fine di mettere sotto pressione gli Houthi, dopo il fallimento del tentativo di far capitolare i ribelli attraverso i bombardamenti.

I dati sui raid aerei condotti dalla coalizione, raccolti dal Yemen Data Project, hanno svelato che, tra il marzo 2015, data di inizio della guerra civile in Yemen, e il settembre 2017, 356 attacchi aerei hanno colpito le fattorie, 174 i mercati e 61 i depositi di cibo. Le organizzazioni umanitarie hanno definito i raid contro le fonti di cibo in Yemen una “spudorata violazione del diritto internazionale”. Inoltre, tale tattica, unita alle restrizioni imposte sulle importazioni, starebbe punendo una popolazione di 27 milioni di persone.

Il report del Guardian analizza, in particolare, la strategia attuata dalla coalizione araba per colpire l’industria ittica, che costituisce la principale ancora di salvezza per un Paese che sta soffrendo la peggiore crisi umanitaria a livello mondiale. Il 16 novembre 2017, le Nazioni Unite avevano definito la situazione dello Yemen “la peggiore crisi nel mondo”, nella quale più di 20 milioni di persone, tra cui 11 milioni di bambini, hanno bisogno di aiuti umanitari urgenti. Inoltre, almeno 14,8 milioni di persone non possono usufruire di cure di primo soccorso e si sospetta che vi siano più di 900.000 casi di colera.

Secondo quanto riferito dal capo dell’unione dei pescatori nel porto occidentale di Hodeidah, Mohammed Hassani, la coalizione araba, a guida saudita, avrebbe “dichiarato guerra ai pescatori”. Stando ai dati riportati dal Guardian, da quando l’Arabia Saudita ha lanciato la propria campagna militare in Yemen, nel marzo 2015, sono morti più di 10.000 civili. Più di 250 pescherecci sono stati danneggiati o distrutti e 152 pescatori sono stati uccisi dalle navi da guerra e dagli elicotteri della coalizione nel mar Rosso.

I danni causati al settore ittico costituiscono un duro colpo per lo Yemen, un Paese nel quale più dell’80% delle forniture alimentari di base annuali dipende dalle importazioni marittime. Anche il settore dell’agricoltura sta vivendo una crisi simile. Molti contadini sono stati costretti a smettere di coltivare le proprie terre, dopo che queste sono state colpite dalle bombe della coalizione.

La nuova strategia dell’Arabia Saudita, unita alle restrizioni alle importazioni e alla svalutazione della moneta, hanno causato un aumento vertiginoso dei prezzi delle risorse alimentari. A ciò si aggiunga che il governo non paga i salari dei propri dipendenti dall’agosto 2016 e che circa il 55% della forza lavoro è stata licenziata a causa del conflitto. In questa situazione, milioni di yemeniti non possono permettersi di comprare il cibo e ciò li classifica all’interno del 75% della popolazione che ha bisogno di assistenza umanitaria.

La situazione dello Yemen, già molto complessa, si è ulteriormente aggravata quando, il 6 novembre 2017, la coalizione araba, a guida saudita, aveva chiuso tutti gli accessi aerei, marittimi e di terra al Paese. La decisione della coalizione era stata presa al fine di contrastare l’invio delle armi agli Houthi da parte dell’Iran dopo che, il giorno precedente, gli Houthi avevano lanciato un missile balistico contro l’aeroporto internazionale King Khaled, situato nella capitale saudita. Nonostante il 26 novembre la stretta sia stata allentata, grazie all’arrivo nel Paese di aiuti per 20 milioni di persone, la situazione rimane disastrosa, secondo quanto dichiarato dalle Nazioni Unite. In merito alla questione, il coordinatore umanitario dell’ONU per lo Yemen, Jamie McGoldrick, ha dichiarato: “Il blocco dei porti limita il rifornimento di carburante, cibo e medicinali e fa aumentare drasticamente il numero delle persone vulnerabili che hanno bisogno di aiuto” e ha aggiunto: “Le vite di milioni di persone, tra cui 8,4 milioni di yemeniti che si trovano ad un passo dalla carestia, dipendono dalla nostra capacità di continuare le operazioni e di fornire salute, acqua potabile, cibo, riparo e supporto nutrizionale”.

Stando ai dati messi a disposizione dall’ONU, in Yemen le persone che si trovano sull’orlo della carestia sarebbero 8 milioni, un dato in aumento rispetto a quello fornito precedentemente dalle organizzazioni umanitarie.

La nuova strategia messa in atto dalla coalizione araba, a guida saudita, era già stata denunciata il 30 ottobre 2017, quando l’assistente esecutivo del Programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite (WFP), Elisabeth Rasmussen, aveva dichiarato: “Lo Yemen si trova sull’orlo della carestia. Il colera sta aggravando una grave crisi alimentare. Il cibo viene usato come arma di guerra”.

Lo Yemen è dilaniato dalla guerra civile dal 21 marzo 2015. Nel conflitto si contrappongono due fazioni che rivendicano la legittimità del potere. Da un lato, gli Houthi, un gruppo zaidita sciita, che ha la propria base nella capitale Sana’a e che si è alleato con il presidente yemenita destituito Ali Abdullah Saleh. Saleh è stato ucciso dagli Houthi il 4 dicembre 2017, dopo aver deciso di rompere l’alleanza con i ribelli yemeniti. Dall’altro le forze del governo del presidente Rabbo Mansour Hadi, deposto con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, che hanno la propria base ad Aden. Il presidente Rabbo Mansour Hadi è l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. La coalizione araba a guida saudita, composta da Arabia Saudita, Bahrein, Egitto, Kuwait, Sudan ed Emirati Arabi Uniti, è entrata nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, in sostegno del presidente Mansour Hadi.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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