USA: i missili Houthi potrebbero non essere iraniani

Pubblicato il 15 dicembre 2017 alle 17:01 in USA e Canada Yemen

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L’ambasciatrice americana all’ONU, Nikki Haley, ha accusato l’Iran di aver fornito ai ribelli Houthi i missili che sono stati utilizzati per bombardare l’Arabia Saudita. Tuttavia, in occasione della riunione del 14 dicembre, convocata per mostrare i resti dei razzi, la provenienza iraniana non è stata confermata.

Durante la conferenza stampa convocata a Washington, presso il quartier generale della Defense Intelligence Agency, la principale agenzia militare d’intelligence per l’estero, sono stati mostrati i resti dei missili e di altre strumentazioni militari utilizzate dai ribelli Houthi per bombardare l’Arabia Saudita. L’obiettivo dell’ambasciatrice era dimostrare che queste armi erano state loro fornite dall’Iran.

Secondo il New York Times, le accuse di Haley sono l’ultimo esempio degli sforzi dell’amministrazione Trump per punire l’Iran e il suo programma missilistico e per le azioni destabilizzanti in tutto il Medio Oriente. L’ambasciatrice ha affermato che l’operato di Teheran viola la Risoluzione 2231 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, che impedisce al Paese di fornire, vendere o trasferire alcune armi, comprese quelle a testata nucleare, previa approvazione del Consiglio stesso.

Nikki Haley non ha fornito ulteriori dettagli sui provvedimenti che gli Stati Uniti prenderanno contro l’Iran con gli alleati dell’accordo nucleare. L’amministrazione Trump potrebbe anche utilizzare queste prove per raccogliere consensi repubblicani al Congresso per intraprendere delle azioni che, alla fine, potrebbero portare al ritiro del Paese dall’accordo sul nucleare, così come il leader della Casa Bianca aveva affermato durante la sua campagna elettorale. Occorre ricordare che lo scorso 13 ottobre Trump ha de-certificato il patto nucleare in quanto, a suo avviso, non era stato rispettato dall’Iran in più occasioni.

Durante la conferenza stampa, tuttavia, gli ufficiali della difesa non sono stati in grado di confermare esattamente quando le armi ritrovate in Yemen, che comprendono un missile Qiam-1, un missile anticarro e un drone, siano state consegnate agli Houthi. Il trasferimento, pertanto, potrebbe essere stato effettuato prima che la Risoluzione del Consiglio di Sicurezza fosse emanata. Nessuna delle armi mostrate, inoltre, era a testata nucleare.

Teheran ha respinto tutte le accuse. Il portavoce dell’Iran presso le Nazioni Unite, Alireza Miryousefi, ha affermato che le prove mostrate sono false e fanno parte di un piano di accuse immotivate architettato da Washington. Anche il delegato iraniano dell’ONU, Gholamali Khoshrou, ha descritto le affermazioni di Haley come infondate e dimostrative del ruolo irresponsabile, distruttivo e provocativo che gli Stati Uniti stanno adottando.

Il Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha sottolineato che gli esperti stanno ancora esaminando tutte le informazioni e il materiale relativo ai missili lanciati contro l’Arabia Saudita, ma che ancora non ci sono conferme che siano stati fabbricati in Iran.

Gli Stati Uniti forniscono da tre anni supporto militare all’Arabia Saudita, in una coalizione guidata da quest’ultima, per combattere gli Houthi, che controllano i territori settentrionali dello Yemen, sostenuti dall’Iran. Nel 2014 i ribelli presero il controllo della capitale yemenita, Sanaa, rovesciando il governo dell’allora presidente Abdu Rabbu Mansour Hadi, uccidendo milioni di persone e scatenando una crisi umanitaria imponente, aggravatasi anche a causa dell’embargo imposto sul Paese.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Chiara Romano

di Redazione

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