Ultimo summit leader UE del 2017: scontri su immigrazione

Pubblicato il 15 dicembre 2017 alle 12:20 in Europa Immigrazione

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L’immigrazione è stata una delle questioni in cima all’agenda dell’ultimo summit del 2017 dei leader dell’Unione Europea, riuniti a Bruxelles il 14 e il 15 dicembre.

Il primo giorno è stato caratterizzato da un clima di tensione, scaturita da uno scambio tra il presidente Consiglio europeo, Donald Tusk, e i membri della Commissione, che lo hanno accusato di essere anti-europeo. Nei giorni precedenti al summit, Tusk aveva scritto una lettera in cui aveva definito le quote di ricollocamento dei migranti “inefficaci” e altamente divisive. Il 22 settembre 2015, il Consiglio dell’Unione Europea aveva adottato la Decisione 2015/1601, in base alla quale 120,000 migranti bisognosi di protezione internazionale, approdati tra l’Italia e la Grecia, avrebbero dovuto essere ricollocati tra gli altri Paesi dell’UE, entro due anni. Tale mossa aveva generato una profonda spaccatura in seno all’Unione Europea, poiché diversi Paesi si erano rifiutati fin da subito di adempiere ai propri obblighi. Nello specifico, la Slovacchia, l’Ungheria, la Repubblica Ceca e la Romania si erano schierate contro il sistema delle quote del Consiglio dell’UE, chiedendo il suo annullamento. Dal momento che tale sistema di ricollocamento, allo scadere del settembre 2017, è di fatto fallito, in quanto alcuni Paesi si sono rifiutati di accogliere i migranti stabiliti dalle quote, Tusk ha riferito che l’UE dovrebbe concentrare i propri sforzi per mettere in sicurezza dei confini, riflettendo sulle cose che sono andate storte nel corso dei due anni passati. Per tutta risposta, il commissario per l’immigrazione dell’UE, Dimitris Avramopoulos, ha affermato che Tusk “ignora tutto il lavoro che è stato fatto finora, poiché l’Europa senza solidarietà non esiste”. A suo avviso, proteggere i rifugiati è un dovere morale e legale.

Nel corso del meeting del 14 dicembre, Tusk ha proposto la creazione di un nuovo strumento finanziario per il triennio fiscale 2018-2021 per combattere l’immigrazione illegale. A suo avviso, solo gli Stati membri dell’Unione sono in grado di gestire il fenomeno migratorio in modo efficace, in quanto il ruolo dell’UE è quello di offrire massimo supporto ai Paesi, senza però sostituirli. Secondo Tusk, sarebbe altresì necessario fare in modo che i rifugiati vengano tenuti fuori dall’Europa, dando 3 miliardi di euro alla Turchia per i siriani, e 1,9 miliardi di euro al fondo per l’Africa. In conclusione, il presidente del Consiglio europeo vorrebbe creare meccanismi finanziari a lungo termine con cui assistere i Paesi interessati dall’immigrazione, facendo in modo che un numero sempre minore di rifugiati giunga in Europa.

La proposta di Tusk gode del supporto dei Paesi dell’Europa dell’est che si erano opposti al sistema delle quote, quali il cosiddetto gruppo Visegrad, formato da Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca. I quattro Stati hanno emesso un comunicato in cui hanno riferito che la pressione migratoria sull’Europa potrà essere alleviata soltanto con una maggiore protezione dei confini, e migliorando al contempo le cause del fenomeno. A tal fine, i Paesi Visegrad hanno promesso di stanziare 35 milioni di euro per una serie di progetti per difendere i confini europei in prossimità della Libia. Il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, ha accolto positivamente la donazione, ma sostiene che “non sia abbastanza”, in quanto non è necessaria soltanto la solidarietà.

L’Italia, la Grecia e gli altri Stati europei che affacciano sul Mediterraneo, al contrario, vorrebbero che tutti i Paesi dell’Unione accettassero le quote per il ricollocamento dei rifugiati. Occorre ricordare che, essendo geograficamente territori di primo approdo per tutti quei migranti che dal Nord Africa e dal Mediterraneo orientale si imbarcano alla volta dell’Europa, Roma e Atene hanno accolto un numero maggiore di migranti rispetto a tutti gli altri Stati dell’UE. Nel 2016, in Italia sono giunti via mare 181,000 migranti, mentre in Grecia più di 172,000. Dal primo gennaio al 10 dicembre 2017, invece, le coste italiane hanno registrato l’arrivo di 117,260 stranieri, mentre le coste greche 2.7,598.

È previsto che i leader dell’UE raggiungano un consenso sulla riforma migratoria entro il giugno 2018, nonostante le divisioni. Se non verrà raggiunto un accordo generale, è possibile che sarà necessario ricorrere alla maggioranza qualificata, ha spiegato Juncker.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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