Gerusalemme: seconda giornata della collera

Pubblicato il 15 dicembre 2017 alle 14:01 in Israele Palestina

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Le fazioni palestinesi hanno invitato tutto il mondo a manifestare in supporto alla causa palestinese, in una seconda “giornata della collera”.

Si tratta del nono giorno di manifestazioni consecutivo da quando, il 6 dicembre, il presidente degli Stati uniti, Donald Trump, aveva riconosciuto ufficialmente Gerusalemme come capitale di Israele, causando un’ondata di proteste in tutti i Paesi arabi e non. La prima giornata della collera era stata indetta giovedì 7 dicembre, il giorno successivo all’annuncio dell’amministrazione americana. Già prima della comunicazione ufficiale della decisione di Trump, Hamas aveva esortato il popolo palestinese a “trasformare il venerdì successivo in una giornata di rabbia contro l’occupazione israeliana”, per “far sentire la voce del popolo palestinese e dare un ammonimento, ovvero che qualsiasi attacco contro Gerusalemme porterà a un’esplosione e a un confronto con l’occupazione”. Dopo l’annuncio, Hamas ha invitato i palestinesi a intraprendere una nuova intifada contro Israele.

Venerdì 15 dicembre, i palestinesi sono scesi nuovamente in piazza per protestare contro la decisione di Trump. Nella città di Betlemme, situata in Cisgiordania, i manifestanti hanno lanciato sassi contro le forze di sicurezza israeliane, mentre a Gerusalemme, fuori dalla moschea di Al-Aqsa, centinaia di persone si sono riunite per manifestare il proprio dissenso nei confronti della scelta dell’amministrazione americana. Nella città santa, e, in particolare, di fronte alla Porta di Damasco, una delle entrate principali alla città vecchia di Gerusalemme, sono state poste barriere di sicurezza e sono state potenziate le unità delle forze di polizia presenti in loco. Il portavoce della polizia israeliana, Micky Rosenfeld, ha confermato che, per tutto il giorno, saranno intensificate le misure di sicurezza vicino alla Spianata delle Moschee. Gli scontri con i soldati israeliani hanno causato ferimento di decine di persone, oltre alla morte di 4 palestinesi, due dei quali nelle proteste che hanno acceso la Striscia di Gaza e due a Gerusalemme.

Le proteste sono dilagate anche ad Amman. La Giordania ha un ruolo speciale nella gestione dei luoghi sacri di Gerusalemme, secondo quanto stabilito dal trattato di pace firmato con Israele il 4 maggio 1994. 

Qualche giorno prima, il 13 dicembre, i rappresentanti dei Paesi islamici si erano riuniti a Istanbul per partecipare a una riunione straordinaria dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OIC) convocato dalla Turchia per discutere la decisione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di riconoscere ufficialmente Gerusalemme come capitale di Israele e di trasferirvi l’ambasciata americana nel Paese. Al termine dell’incontro, l’Organizzazione aveva emanato un comunicato, nel quale aveva definito la decisione dell’amministrazione americana “irresponsabile, nulla e vuota” e aveva esortato la comunità internazionale a riconoscere Gerusalemme est come capitale della Palestina.

Il giorno successivo, giovedì 14 dicembre, i leader dell’Unione Europea hanno ribadito la propria contrarietà nei confronti della decisione del presidente americano, affermando che lo status di Gerusalemme dovrà essere stabilito soltanto all’interno del processo di pace israelo-palestinese. Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, ha dichiarato, attraverso il proprio account Twitter, che “i leader dell’Unione Europea hanno ribadito il loro impegno verso la soluzione a due Stati e, in questo contesto, la posizione dell’Unione Europea su Gerusalemme rimane invariata”. Tale posizione era stata espressa anche dall’Alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, la quale, in occasione della visita del primo ministro, Benjamin Netanyahu, all’Unione Europea, che si è svolta l’11 dicembre, aveva dichiarato: “Crediamo che l’unica soluzione realistica al conflitto tra Israele e Palestina si basi su due Stati, con Gerusalemme come capitale sia dello Stato di Israele sia dello Stato della Palestina, in base alle “linee del ‘67”. Le linee del 1967 fanno riferimento ai confini israeliani e palestinesi prima della guerra dei sei giorni del 1967, quando Israele aveva esteso il proprio territorio oltre le “linee verdi” stabilite dall’armistizio del 1949, concordato tra Israele e i propri vicini arabi.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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