Siria: le truppe americane rimarranno nel Paese

Pubblicato il 14 dicembre 2017 alle 19:02 in Medio Oriente Siria

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La coalizione internazionale, a guida americana, che combatte lo Stato Islamico ha dichiarato che le proprie truppe rimarranno in Siria, nonostante il ritiro delle forze russe, poiché la guerra non è ancora finita.

Secondo quanto riferito dal Dipartimento di Stato americano martedì 12 dicembre 2017, “la presenza della coalizione non ha niente a che fare con la presenza o il ritiro delle truppe russe dal Paese”.

Tale dichiarazione fa riferimento al fatto che, lunedì 11 dicembre 2017, in occasione di una visita a sorpresa nella base aerea russa di Hmeimim, situata in Siria, il presidente russo, Vladimir Putin, aveva annunciato il ritiro di “gran parte” delle proprie truppe dal Paese. La decisione era stata presa dopo che, mercoledì 6 dicembre 2017, il presidente aveva dichiarato la fine delle operazioni russe contro lo Stato Islamico in Siria. In merito alla questione, il comandante delle truppe russe stanziate in Siria, il generale Sergei Surovikin, aveva dichiarato che la Russia avrebbe ritirato 23 aerei da guerra, due elicotteri da combattemento le unità delle forze speciali e la polizia militare, sottolineando che le forze rimanenti sarebbero state sufficienti per “completare con successo la missione” di stabilizzare la situazione in Siria. Il giorno successivo, martedì 12 dicembre 2017, il primo gruppo di truppe russe stanziate in Siria era tornato in patria.

Commentando l’annuncio di Mosca, la portavoce del Dipartimento di Stato, Heather Nauert, ha dichiarato: “Non posso commentare le presunte azioni della Russia, in questo senso dovete rivolgervi al governo russo” e ha aggiunto: “La Russia può pensare che il suo lavoro in Siria sia finito, ma la nostra missione non è ancora stata completata. Sono rimasti gruppi di militanti dell’ISIS e il Paese ha bisogno di stabilità. Se la Russia sceglie di ritirarsi, questa è certamente una possibilità per loro, ma noi continueremo a lavorare attraverso i nostri partner per stabilizzare il Paese”.

In merito al futuro della Siria, la Nauert ha dichiarato: “Il fatto che Al-Assad rimanga o meno non verrà deciso dagli Stati Uniti, ma dal popolo siriano”, nonostante gli Stati Uniti ritengano che “il futuro della Siria non dovrebbe includere Bashar Al-Assad”.

Anche il Pentagono aveva commentato la decisione della Russia, esprimendo il proprio scetticismo. Lunedì 11 dicembre 2017, il portavoce del Pentagono, il maggiore Adrian Rankine-Galloway, aveva sottolineato che le dichiarazioni di Mosca non si sarebbero necessariamente trasformate in azioni e che la decisione di Putin non avrebbe avuto alcuna conseguenza sulle priorità degli Stati Uniti in Siria. Secondo Rankine-Galloway, Putin si sarebbe limitato ad effettuare un “ritiro simbolico” di alcuni aerei da guerra, a cui sarebbe seguita la richiesta, rivolta agli Stati Uniti, di ritirare le proprie forze dalla Siria.

Il 13 novembre 2017, il segretario della Difesa degli Stati Uniti, James Mattis, aveva dichiarato che il proprio Paese avrebbe mantenuto la presenza militare in Siria, con il duplice obiettivo di sconfiggere definitivamente lo Stato Islamico in Siria, impedendone il ritorno, e contribuire alla stabilizzazione della situazione della Siria, attraverso una soluzione politica.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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