Palestina: Israele chiude i confini con Gaza

Pubblicato il 14 dicembre 2017 alle 16:32 in Israele Palestina

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Le autorità israeliane hanno deciso di chiudere gli attraversamenti di confine con la Striscia di Gaza a partire da giovedì 14 dicembre, a causa dei continui attacchi provenienti dal territorio palestinese.

Mercoledì 13 dicembre, un portavoce dell’esercito israeliano ha dichiarato: “A seguito degli incidenti e dopo aver valutato la situazione, è stata stabilita la chiusura degli attraversamenti di confine di Kerem Shalom e di Erez, a Beit Hanoun”, non specificando per quanto tempo rimarrà in vigore la misura. L’attraversamento di confine di Kerem Shalom costituisce il principale passaggio di merci verso la Striscia di Gaza, mentre quello di Erez consente il transito delle persone. Il portavoce ha altresì riferito che in alcuni “casi umanitari” ai residenti di Gaza sarà permesso passare l’attraversamento di Erez, ma tale concessione dovrà essere approvata dal coordinatore delle attività militari nei territori israeliani, il maggiore generale, Yoav Mordechai.

Si tratta di una misura straordinaria, dal momento che gli attraversamenti di confine che collegano Israele alla Striscia di Gaza normalmente vengono chiusi soltanto in occasione delle feste ebraiche e nazionali, non come misura punitiva. La decisione di Israele giunge, infatti, dopo l’intensificarsi delle tensioni nel territorio di confine con la Striscia di Gaza, in seguito al riconoscimento, da parte del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di Gerusalemme come capitale di Israele, annunciato ufficialmente mercoledì 6 dicembre, che ha scatenato un’ondata di proteste da parte del popolo palestinese.

Poco prima che di decidere la chiusura degli attraversamenti di confine, nelle prime ore di giovedì 14 dicembre, le forze di difesa israeliane avevano bombardato tre postazioni di Hamas, colpendo campi di addestramento e magazzini di armi. Secondo la versione dei fatti fornita dall’esercito israeliano, il raid sarebbe giunto in risposta al lancio di quattro missili dal territorio palestinese, due dei quali sarebbero stati intercettati dal sistema di difesa israeliano, uno sarebbe esploso in uno spazio aperto e il quarto avrebbe colpito una scuola situata nella Striscia di Gaza.

Secondo quanto riferito dall’agenzia di stampa Reuters, dal 6 dicembre, giorno dell’annuncio del presidente Trump, almeno 15 missili sarebbero stati lanciati contro il territorio meridionale di Israele, senza però causare seri danni. Stando a quanto riferito dal quotidiano israeliano The Times of Israel, si tratterebbe della più grande quantità di missili sparati dalla Striscia di Gaza dalla guerra con Israele del 2014. Tali attacchi avrebbero, quindi, spinto Israele a intervenire, bombardando le postazioni di Hamas, che il Paese ritiene direttamente responsabile per ogni raid proveniente dal territorio palestinese.

Mercoledì 13 dicembre, l’esercito israeliano aveva colpito una postazione militare delle Brigate Ezzedin Al-Qassam, il braccio armato di Hamas, situata nella città di Khan Yunis, nel territorio meridionale della Striscia di Gaza, ferendo 3 palestinesi. Precedentemente, lunedì 11 dicembre 2017, le forze israeliane avevano bombardato alcune postazioni di Hamas nella Striscia di Gaza, causando la morte di due palestinesi, in risposta al lancio di un missile dal territorio palestinese. Qualche giorno prima, nella notte tra venerdì 8 e sabato 9 dicembre 2017, tre caccia israeliani avevano colpito quattro postazioni di Hamas, situate nella regione centrale di Gaza, causando la morte di due cecchini palestinesi. Anche in questo caso, i raid erano giunti in risposta a 3 attacchi missilistici diretti verso il territorio meridionale di Israele.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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