Filippine: Sì del Congresso alla legge marziale

Pubblicato il 14 dicembre 2017 alle 6:03 in Asia Filippine

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Il parlamento delle Filippine ha appoggiato il piano del presidente, Rodrigo Duterte, per l’estensione della legge marziale sull’isola meridionale di Mindanao per tutto il 2018. Si tratta di un provvedimento mirato a sedare i gruppi insurrezionisti islamisti e comunisti sull’isola.

L’estensione della legge marziale sull’isola di Mindanao – attiva dal 23 maggio scorso per volontà del presidente Duterte – fino al 31 dicembre 2018 segna il periodo più lungo sotto il comando dell’esercito dagli anni 70, quando ad imporre la legge marziale era stato il presidente Ferdinand Marcos, dando inizio a uno dei periodi più bui della storia recente delle Filippine.

Durante una seduta congiunta del Congresso delle Filippine – l’organismo parlamentare del Paese – 240 su 267 parlamentari hanno votato favorevolmente la proposta del presidente Duterte che richiedeva misure più rigide per fermare la diffusione dei gruppi di militanti fedeli all’Isis nel sud del Paese. Il 23 maggio 2017 un gruppo di militanti islamisti – noto come gruppo Maute – ha assediato la città di Marawi, nell’isola meridionale di Mindanao dando inizio alla crisi di sicurezza più grave degli ultimi decenni e spingendo Duterte ad emanare la legge marziale su tutta l’isola. Il bilancio dell’assedio durato quasi sei mesi è di più di mille vittime, la maggior parte delle quali militanti e 200 mila sfollati.

Il presidente Duterte e il governo di Manila temono che l’isola montuosa e poco abitata di Mindanao – grande quanto la Corea del Sud e casa della minoranza islamica filippina – possa divenire sempre più attraente non solo per i gruppi terroristici locali, ma anche per i combattenti dell’Isis in ritirata dal Medio Oriente.

L’emanazione della legge marziale da parte di Duterte e il suo prolungamento approvato dal Congresso sono decisioni difficili da mandar giù per il popolo delle Filippine e per gli oppositori politici del Presidente che temono un ritorno al periodo buio del regime marziale di Marcos.

La costituzione filippina sancisce che la legge marziale emanata dal presidente dura 30 giorni e può essere prolungata a 60 con l’approvazione del Congresso. Questi termini temporali sono già stati superati e la legge marziale resta in vigore. Le manifestazioni di dissenso sono state organizzate proprio nel giorno che segna l’anniversario dell’emanazione della legge marziale dell’ex presidente Marcos, avvenuta il 21 settembre 1972. In quel caso la legge marziale restò in vigore per 9 anni caratterizzati da oppressione e brutalità. Il presidente Marcos emanò la legge marziale un anno prima delle elezioni in cui sapeva di essere non eleggibile e rimase al potere per 14 anni, in seguito venne rimosso da una rivolta popolare.

Durante il regime di Marcos tutte le istituzioni democratiche vennero abolite e il presidente venne accusato di aver ordinato uccisioni, torture e sparizioni di centinaia di oppositori. Il presidente attuale, Rodrigo Duterte, ha espresso più volte la sua ammirazione per il presidente Marcos e i suoi detrattori sono preoccupati per la sua retorica autocratica e per il suo sdegno nei confronti di chi ha visioni diverse dalle sue.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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