Migranti in Libia: Amnesty International accusa i governi europei

Pubblicato il 13 dicembre 2017 alle 8:35 in Europa Immigrazione

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Amnesty International ha accusato i governi europei di essere complici dei trattamenti disumani subiti dai migranti nei centri di detenzione in Libia, soprattutto attraverso l’assistenza alla Guardia Costiera libica, collusa con i trafficanti di esseri umani.

Nel report dell’organizzazione umanitaria, pubblicato il 12 dicembre 2017, si legge che “le autorità europee sono sempre state a conoscenza degli abusi e delle torture subite dagli stranieri africani in Libia, e hanno altresì supportato tale sistema di sfruttamento e maltrattamento dei rifugiati da parte della Guardia Costiera libica, al fine di interrompere i flussi migratori verso l’Europa”. Il direttore di Amnesty International Europe, John Dalhuisen, ha chiesto ai governi dell’Unione Europea di rivedere le proprie strategie in materia di immigrazione, permettendo ai migranti di raggiungere l’Europa legalmente. Inoltre, a suo avviso, le autorità europee dovrebbero altresì convincere il governo di Tripoli a sospendere le politiche di internamento dei migranti nei dei centri di detenzione. “Supportando le autorità libiche nel trattenere le persone in Libia, i governi europei hanno dimostrato che la loro priorità è quella di chiudere la rotta del Mediterraneo Centrale, senza curarsi delle sofferenze inflitte”, ha dichiarato Dalhuisen.

Il 14 novembre 2017 la CNN ha pubblicato un video in cui vengono mostrati migranti africani venduti all’asta come schiavi, in una baracca poco lontana da Tripoli, a 400 dollari. Il filmato ha provocato l’indignazione della comunità internazionale, tanto che il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ha definito la schiavitù “un crimine contro l’umanità”. Il 29 novembre scorso, la Francia ha così esortato il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ad adottare sanzioni contro gli individui coinvolti nel traffico e nelle torture dei migranti africani in Libia. In occasione del summit tra l’Unione Europea e Africana a Abidjan, in Costa d’Avorio, tenutosi il 29 e il 30 novembre 2017, i leader europei e africani hanno annunciato la creazione di una task force per gestire la situazione dei migranti nel Paese nordafricano, che collaborerà a stretto contatto con le autorità di Tripoli per proteggere e salvare le vite dei migranti e dei rifugiati lungo le rotte migratorie, per accelerare i rimpatri volontari e per ricollocare coloro che necessitano la protezione internazionale.

Le accuse mosse da Amnesty International contro i governi europei erano già state sollevate da Medici Senza Frontiere (MSF), lo scorso 5 settembre. Quel giorno, la presidentessa internazionale dell’organizzazione umanitaria, Joanne Liu, ha scritto una lettera aperta alle autorità europee, accusandole di essere complici dei trattamenti disumani a cui sono sottoposti gli individui stranieri che si trovano in Libia. E ancora, il 9 ottobre 2017, il quotidiano The New Arab ha scritto che l’UE, mossa dalla necessità di limitare gli arrivi dei migranti, sta penalizzando la difesa dei diritti umani attraverso l’appoggio di diversi regimi africani, quali la Libia, il Sudan e il Niger, per fermare i flussi migratori.

In seguito allo sbarco di quasi 355,000 migranti in Europa nel 2016, di cui 181,000 in Italia, i governi dell’Unione Europea hanno dato la priorità al raggiungimento di accordi bilaterali con i Paesi dell’Africa maggiormente coinvolti nel transito dei flussi migratori. L’Italia, in particolare, dall’inizio del 2017, ha concluso una serie di accordi con le autorità di Tripoli, guidate dal premier Fayez Serraj, che hanno portato a una significativa diminuzione degli sbarchi dalla Libia nel corso dei mesi estivi. Alla richiesta di chiarimenti da parte del commissario del Consiglio d’Europa sui diritti umani, Nils Muiznieks, circa la cooperazione in materia di immigrazione con la Libia, il 13 ottobre 2017, il ministro dell’Interno, Marco Minniti, aveva risposto che l’attività delle autorità italiane era finalizzata alla formazione, all’equipaggiamento e al supporto logistico della Guardia Costiera libica, in stretta collaborazione con gli organismi dell’Unione Europea. Nell’occasione il ministro aveva altresì precisato che il tema dei diritti umani era cruciale per l’Italia. Dopo lo scandalo provocato dal video della CNN, il 10 dicembre scorso,

Roma e Tripoli hanno concordato l’organizzazione di operazioni congiunte per contrastare gli scafisti e i trafficanti di migranti al fine di diminuire i flussi diretti in Europa.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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