La Cina ricorda il Massacro di Nanchino

Pubblicato il 13 dicembre 2017 alle 15:04 in Asia Cina

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Il 13 dicembre la Cina ricorda solennemente l’anniversario del Massacro o Stupro di Nanjing, compiuto dall’esercito del Giappone durante la Seconda Guerra Sino-Giapponese nel 1937. Si tratta di una pagina di storia controversa di cui Tokyo e Pechino hanno letture molto differenti e che rimane una macchia scura nei rapporti bilaterali attuali.

Il 13 dicembre 2017 cade l’80esimo anniversario del Massacro di Nanjing, divenuto giorno di lutto nazionale in Cina dal 2014. Le più alte cariche di stato di Pechino – presidente Xi Jinping compreso – hanno partecipato alla cerimonia ufficiale presso il Memoriale delle Vittime del Massacro di Nanjing, nella mattina di mercoledì 13 dicembre. È la seconda volta dal 2014 – quando il 13 dicembre è stato istituito come giorno di lutto nazionale proprio per sua volontà – che Xi Jinping partecipa direttamente alla cerimonia celebrativa.

Il presidente si è limitato a stringere la mano ai familiari delle vittime del massacro e dei veterani di guerra pronunciando solo alcune brevi, ma significative frasi e lasciando a Yu Zhengsheng – presidente della Conferenza Consultiva Politica, l’organo consultivo dell’Assemblea Nazionale del Popolo Cinese – l’onere del discorso ufficiale.

“La storia può essere bella o terribile, questo non è importante, ciò che importa è che sia veritiera. Non bisogna mai dimenticare gli eventi passati, che devono essere i maestri di quelli futuri. Dobbiamo ripulire al meglio lo specchio della storia, togliere ogni granello di polvere e, imparando dalla storia passata intraprendere la via verso il futuro”, ha affermato Xi Jinping di fronte alle migliaia di persone riunite per la cerimonia commemorativa, secondo quanto riportato dall’agenzia ufficiale di stampa cinese Xinhua.

Nel suo discorso Yu Zhengsheng ha ripreso la metafora dello specchio della storia usata dal presidente affermando che “soltanto se si conosce e si riconosce la storia si può costruire un futuro migliore. La guerra è uno specchio che può far vedere meglio la preziosità della pace. La guerra scoppiata in seguito all’invasione del Giappone imperialista ai danni della Cina ha portato grandi sofferenze al popolo cinese, così come a quello giapponese. La Cina e il Giappone devono ripartire dai loro interessi comuni e apprezzare di più la pace attuale che non è stata semplice da raggiungere.”

La ragione per cui i due leader cinesi hanno posto grande enfasi sulla lettura della storia e sulla ricerca di una verità storica è da ricercarsi nella differente lettura che Cina e Giappone hanno finora dato a quanto accaduto a Nanjing.

Le truppe dell’esercito giapponese fecero il loro ingresso a Nanjing il 13 dicembre del 1937, quando la città era la capitale della Cina, sotto il governo del Partito Nazionalista Cinese guidato da Chiang Kai-shek. Secondo i resoconti storici cinesi, nei 40 giorni che seguirono la caduta di Nanjing, le truppe giapponesi massacrarono 300 mila persone, stuprarono donne e bambini e compirono atti di efferata violenza di ogni sorta. Il numero delle vittime del massacro è il punto su cui c’è maggiore discordanza tra Cina e Giappone. Per anni i giapponesi hanno negato che il massacro fosse avvenuto e anche coloro i quali ne riconoscevano la veridicità parlavano di un numero di vittime di gran lunga inferiore rispetto a quello rivendicato dai cinesi. Ufficialmente, il governo di Tokyo riconosce soltanto che “si sono svolte uccisioni di un gran numero di non-combattenti, saccheggi e altri atti, ma è difficile determinare il numero corretto delle vittime”.

Il Tribunale post-bellico durante quello noto come Processo di Tokyo stabilì il numero delle vittime accertate come 142 mila.

Questa controversa pagina di storia – che non figura sui testi scolastici giapponesi – ha per molto tempo influenzato negativamente i rapporti bilaterali tra la Cina e il Giappone, istituiti ufficialmente nel 1972.

Ad oggi, oltre al Massacro di Nanjing, la principale disputa aperta tra Cina e Giappone rimane quella sulla sovranità territoriale dell’arcipelago Senkaku/Diaoyu nel Mar Cinese Orientale.

Cina e Giappone stanno tentando di migliorare i rapporti bilaterali e il Segretario di Gabinetto del governo giapponese, Yoshihide Suga, parlando proprio il 13 dicembre, ha posto l’enfasi sul futuro. “I leader della Cina e del Giappone negli ultimi incontri si sono trovati in accordo nella volontà di migliorare i rapporti bilaterali e perché ciò sia possibile è importante che entrambi guardino al futuro”.

La città di Nanjing è il capoluogo di provincia del Jiangsu è situata nella Cina sud-orientale, nella valle del delta del Fiume Azzurro. Il suo nome letteralmente vuol dire “capitale del sud”, poiché è stata a lungo la capitale della Cina, sia durante l’impero, durante la dinastia Ming, che durante i primi anni di governo repubblicano guidato dal Partito Nazionalista di Chiang Kai-Shek e noto come Repubblica di Cina. Nanjing è tristemente nota in Cina per una serie di “incidenti” di cui è stata teatro nel corso della storia, dei quali il Massacro del 1937 è ultimo in ordine cronologico.

Il primo “incidente” è avvenuto nel 1853, con la rivolta dei ribelli Taiping – un movimento insurrezionista anti-imperiale – che hanno occupato la città e ucciso quasi 30 mila persone. Il secondo incidente di Nanjing risale al settembre del 1913, due anni dopo dalla fondazione della repubblica nazionalista, quando l’esercito uccise 1000 studenti che avevano avviato un movimento rivoluzionario. Il terzo incidente è avvenuto nel mese di marzo del 1927, quando le truppe nazionaliste di Chiang Kai-Shek hanno attaccato le legazioni straniere in città, compreso il consolato giapponese. Il quarto e ultimo incidente è invece il Massacro di Nanjing, anche noto come “Stupro di Nanchino”, del 13 dicembre 1937, passato alla storia come simbolo delle atrocità belliche dell’esercito giapponese durante gli otto anni di occupazione del suolo cinese, dal 1937 al 1945, alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e inglesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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