Hezbollah: Gerusalemme è l’inizio della fine di Israele

Pubblicato il 13 dicembre 2017 alle 6:04 in Israele Libano

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Il leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha criticato il riconoscimento, da parte del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, di Gerusalemme come capitale di Israele e ha invitato i Paesi arabi ad adottare una strategia comune.

Nel suo discorso, pronunciato lunedì 11 dicembre 2017, in seguito all’intensificarsi delle proteste contro la decisione di Trump nella capitale libanese, Nasrallah ha dichiarato che, dopo le vittorie registrate nella regione, Hezbollah e i suoi alleati si concentreranno sulla causa palestinese e ha invitato tutti gli Stati arabi ad adottare una strategia comune per affrontare Israele. In tale occasione, il leader dell’organizzazione ha dichiarato che spera che “la decisione folle degli Stati Uniti segni l’inizio della fine di Israele”.

Hezbollah è un partito politico e un gruppo militare sciita che ha la propria sede in Libano. L’organizzazione, sostenuta dall’Iran, ha partecipato alla guerra civile siriana, nella quale ha combattuto a fianco delle forze del regime siriano di Bashar Al-Assad.  

Durante il suo discorso, Nasrallah ha esortato i sostenitori di Hezbollah a continuare a protestare contro la decisione di Trump, che ha definito una nuova aggressione contro la causa palestinese, mirata a privare i palestinesi dei loro diritti.

Il discorso del leader di Hezbollah giunge dopo che i seguaci del movimento hanno dato vita a proteste violente a Beirut, lanciando sassi fuori dall’ambasciata degli Stati Uniti. Durante le manifestazioni, le forze di sicurezza hanno lanciato gas lacrimogeni e sparato con gli idranti contro la folla.

Il Libano ospita più di 45.000 rifugiati palestinesi, che costituiscono circa il 10% della popolazione. Molti di loro sono i discendenti di coloro che hanno abbandonato il territorio in cui vivevano dopo la nascita dello Stato di Israele nel 1948.

Nel 2006, Israele ha combattuto una guerra contro Hezbollah. Tale conflitto, iniziato il 12 luglio 2006 e durato 34 giorni, si è concluso formalmente l’8 settembre dello stesso anno e ha causato la morte di più di 1.200 libanesi, per la maggior parte civili, e di 120 israeliani, la maggior parte dei quali erano militari. Il 14 agosto 2006, le due parti in lotta avevano raggiunto un accordo sul cessate il fuoco, attraverso la mediazione delle Nazioni Unite. L’11 agosto 2006, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU aveva adottato la risoluzione n.1703, secondo la quale l’esercito libanese sarebbe stato responsabile della sicurezza all’interno del proprio territorio, al confine con Israele. In tale occasione era stata estesa anche l’operazione dei caschi blu dell’Onu, conosciuta con il nome di Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite (UNIFIL). L’UNIFIL era stata creata il 19 marzo 1978, in seguito all’occupazione del territorio libanese da parte di Israele, al fine di creare una fascia di sicurezza volta a tutelare i civili. Tale missione era stata estesa il 30 agosto 2017 per il periodo di un anno. Israele aveva ritirato le proprie forze dal territorio meridionale del Libano nel 2000, ponendo fine a un’occupazione durata 22 anni. Nonostante ciò, i contrasti tra i due Paesi non sono mai terminati definitivamente.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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