Siria – Giordania: i cittadini siriani bloccati nella terra di nessuno

Pubblicato il 10 dicembre 2017 alle 7:27 in Giordania Siria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Circa 55 mila siriani, fuggiti dalla guerra civile siriana, scoppiata il 15 marzo 2011, si sono rifugiati in “una terra di nessuno”, un’area desertica al confine tra la Siria e la Giordania.

Si tratta di un territorio demilitarizzato, che si trova al confine tra Siria e Giordania, una vera e propria “terra di nessuno”, che è stata adibita a campo profughi non ufficiale, il cosiddetto campo di Rukban. Il campo è situato a metà tra il territorio siriano e quello giordano, non completamente fuori dalla Siria, ma nemmeno totalmente all’interno della Giordiania. Di conseguenza, i siriani che si sono stabiliti in questo territorio non hanno né lo status ufficiale di rifugiati né quello di sfollati interni, secondo quanto riferito dall’Internal Displacement Monitoring Center.

I siriani sono rimasti imprigionati in questo luogo in seguito alla chiusura dei confini tra Giordania e Siria. Il 21 giugno 2016, un’autobomba è esplosa vicino a un avamposto giordano, causando la morte di 6 soldati e il ferimento di altri 14. L’attacco è stato rivendicato dallo Stato Islamico, di conseguenza le autorità giordane hanno deciso di chiudere i confini orientali e settentrionali del Paese e hanno dichiarato il territorio zona militare chiusa. Il timore della Giordania era la presenza di cellule dormienti dello Stato Islamico nell’area.

La chiusura dei confini tra Giordania e Siria ha reso molto complesso l’arrivo di aiuti umanitari nel territorio e ha limitato le capacità delle agenzie umanitarie di svolgere il proprio lavoro. Nonostante alla fine del 2016 la Giordania abbia consentito il transito, seppure parziale, delle organizzazioni umanitarie attraverso il proprio confine, gli ultimi aiuti umanitari avrebbero raggiunto il territorio sei mesi fa, tra maggio e giugno 2017, fornendo sostegno soltanto a 35 mila persone, secondo i dati forniti dalla UN Refugee Agency (UNHCR).

Le condizioni di vita nel campo di Rukban sono pessime. Le persone vivono in tende di fortuna e capanne di fango e, spesso, non hanno a disposizione acqua potabile per giorni, con conseguenze disastrose per la salute. Il numero dei siriani che si sono rifugiati nel campo di Rukban è peggiorata a causa degli scontri che si sono combattuti nella città di Deir Ezzor, una delle roccaforti dello Stato Islamico in Siria, che hanno costretto un numero sempre maggiore di siriani a rifugiarsi nel territorio. Le immagini satellitari delle Nazioni Unite mostrano che, nel settembre 2017, nell’area era presente il 6,6% dei rifugi in più rispetto al periodo precedente.

Nonostante la situazione di emergenza, la Siria e la Giordania continuerebbero a sottrarsi alle loro responsabilità, secondo l’organizzazione umanitaria Human Rights Watch. Da un lato, il ministro degli Affari Esteri giordano, Ayman Safadi, l’8 ottobre 2017, ha dichiarato che il campo di Rukban “non sarà mai responsabilità della Giordania”, dall’altro il governo siriano non ha mai garantito l’invio di aiuti nel territorio.

Human Rights Watch attribuisce la responsabilità di tale situazione anche a Russia e Stati Uniti. Partecipando attivamente al conflitto siriano, i due Paesi dovrebbero garantire la salvezza dei civili siriani che rischiano la vita a causa degli scontri. Oltre a ciò, il territorio si troverebbe nei pressi di un presidio degli Stati Uniti in Siria. Tuttavia, la questione del sostegno umanitario è sempre passata in secondo piano, a causa della priorità di altri interessi.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.