Iraq: i presunti membri dell’ISIS e la violazione dei diritti umani

Pubblicato il 10 dicembre 2017 alle 6:03 in Iraq Medio Oriente

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Migliaia di persone sospettate di avere legami con lo Stato Islamico subiscono violazioni dei propri diritti da parte delle forze dell’ordine irachene e curde.

In un report, pubblicato martedì 5 dicembre 2017, l’organizzazione umanitaria Human Rights Watch ha rivelato che, al momento, in Iraq, circa 20.000 persone sarebbero tenute in custodia dagli iracheni perché sospettate di avere legami con lo Stato Islamico. Da quando hanno ripreso il controllo del proprio territorio, dopo la liberazione delle ultime roccaforti sotto il controllo dello Stato Islamico, Mosul il 9 luglio e Rawa il 17 novembre 2017, le forze irachene avrebbero arrestato migliaia di uomini, donne e bambini.

Secondo quanto riferito nel report, la maggior parte dei detenuti vivrebbe in condizioni inumane all’interno dei centri di detenzione iracheni e non sarebbe stata sottoposta a giusto processo. L’organizzazione ha svelato casi di processi viziati e detenzioni arbitrarie da parte delle autorità giudiziarie federali irachene e regionali curde. Stando alle informazioni riportate nel documento, i detenuti sarebbero spesso sottoposti a torture, non avrebbero la possibilità di consultare un avvocato e verrebbero isolati dalle loro famiglie.

L’organizzazione ha altresì svelato la facilità con cui le persone possono venire accusate di appartenere a un gruppo terroristico, anche se le autorità non sono in possesso di prove che lo dimostrerebbero. Un innocente che, per errore, viene sospettato di appartenere allo Stato Islamico, “può subire mesi di detenzione arbitraria mentre sono in corso le indagini giudiziarie”.

In Iraq, le autorità perseguirebbero i presunti membri dell’ISIS soltanto sulla base dei principi della legge antiterrorismo, dal momento che, in questo caso, il tribunale è tenuto soltanto a dimostrare l’appartenenza all’ISIS. Nel caso di applicazione delle norme previste dal codice penale, invece, la corte sarebbe chiamata ad accertare che le singole azioni compiute dai sospettati abbiano violato la legge. In questo contesto, dunque, coloro che lavoravano come medici o cuochi all’interno dello Stato Islamico possono essere condannati dalle autorità irachene alle stesse pene severe, tra le quali la morte, a cui vengono condannati i membri dello Stato Islamico che hanno commesso atti violenti.

Il diritto internazionale considera le esecuzioni extragiudiziali sistematiche, che avvengono durante i conflitti, crimini di guerra. Se eseguite nell’ambito di una politica, tali pratiche possono diventare crimini contro l’umanità.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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