Gerusalemme: attesa la decisione di Trump

Pubblicato il 6 dicembre 2017 alle 11:07 in Israele Palestina USA e Canada

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Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, annuncerà la propria decisione ufficiale in merito al riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele e al trasferimento dell’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme mercoledì 6 dicembre 2017.

Subito dopo la diffusione della notizia, le rappresentanze diplomatiche degli Stati Uniti in tutto il mondo sono state esortate a di intensificare le misure di sicurezza prima dell’annuncio ufficiale della Casa Bianca, che dovrebbe arrivare alle 13:00, ora locale, di mercoledì 6 dicembre 2017. Nella notte tra martedì 5 e mercoledì 6 dicembre, sono scoppiate numerose proteste a Betlemme, in Palestina, dove, di fronte alla Basilica della Natività, i palestinesi hanno bruciato immagini di Trump, in segno di protesta contro la decisione del presidente.

Il giorno precedente, martedì 5 dicembre 2017, il presidente americano aveva annunciato la propria intenzione al primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, al presidente della Palestina, Mahmoud Abbas, e al sovrano della Giordania, Abdullah II. Il Regno Hashemita ha un ruolo speciale nella gestione dei luoghi sacri di Gerusalemme, dal 4 maggio 1994, data della firma con Israele del trattato di pace. Sia Abbas sia Abdullah II hanno avvertito Trump che tale decisione avrà conseguenze sulla stabilità e sulla sicurezza della regione. Il presidente palestinese, in particolare, ha altresì espresso la propria preoccupazione in merito alla decisione, affermando che il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele potrebbe “porre fine ai negoziati di pace” tra Israele e Palestina. Da parte sua, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, si è astenuto dal commentare la notizia.

Sulla questione si è espresso anche Hamas, il quale ha esortato il popolo palestinese a “trasformare il prossimo venerdì in una giornata di rabbia contro l’occupazione israeliana” in risposta alla decisione di Trump. In un comunicato, emanato martedì 5 dicembre 2017, il movimento ha invitato i palestinesi a dirigersi verso i punti di controllo e gli avamposti israeliani l’8 dicembre 2017, dopo la preghiera del venerdì, al fine di “far sentire la voce del popolo palestinese e dare un ammonimento, ovvero che qualsiasi attacco contro Gerusalemme porterà a un’esplosione e a un confronto con l’occupazione”.

Lo stesso giorno, Trump ha altresì discusso la questione con il presidente egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi, e con il monarca dell’Arabia Saudita, re Salman. Entrambi i leader arabi hanno cercato di dissuadere il presidente americano dal prendere tale decisione. Da parte sua, il portavoce della presidenza egiziana, Bassem Radi, ha chiesto a Trump di “non complicare la situazione nella regione prendendo misure che mettano a repentaglio le possibilità di pace in Medio Oriente”. Re Salman, durante il colloquio telefonico con Trump, ha dichiarato che “il trasferimento dell’ambasciata americana rappresenta un passo pericoloso che provoca i sentimenti dei musulmani in tutto il mondo”.

La decisione di Trump giunge in occasione della scadenza semestrale del documento sulla sicurezza nazionale, necessario per mantenere la rappresentanza diplomatica degli Stati Uniti a Tel Aviv. A partire dal 1995, anno in cui il Congresso americano aveva approvato il Jerusalem Embassy Act, un documento che stabiliva il trasferimento dell’ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme e il riconoscimento di quest’ultima come capitale di Israele, ogni sei mesi i presidenti americani sono chiamati a firmare un documento per la sicurezza nazionale, che consente di mantenere la rappresentanza diplomatica a Tel Aviv, dove si trova dal 1966.

Il riconoscimento ufficiale di Gerusalemme come capitale di Israele rappresenta un cambio di rotta nella politica estera americana, che fino ad oggi aveva sempre rimandato la decisione. Si tratta di una questione molto delicata, dal momento che Gerusalemme rappresenta un sito religioso fondamentale sia per i musulmani sia per gli ebrei, di conseguenza, sia i palestinesi sia Israele ambiscono a proclamare la città capitale del proprio Stato. Da parte sua, la comunità internazionale ritiene che lo status di Gerusalemme debba essere deciso soltanto nei colloqui di pace tra Israele e Palestina.

Al momento, Gerusalemme dovrebbe costituire un territorio internazionalizzato, secondo il piano di spartizione dell’ONU del 1947. A seguito della guerra arabo-israeliana del 1948, Gerusalemme era stata suddivisa nella zona occidentale, abitata principalmente dalla popolazione ebraica, controllata da Israele, e in quella orientale, abitata principalmente dalla popolazione araba, sotto il controllo della Giordania. In seguito alla guerra dei Sei Giorni del 1967, Gerusalemme est è stata occupata da Israele. Nel 1980, il Paese ha esteso la propria sovranità sulla città vecchia, attraverso l’approvazione della cosiddetta “legge fondamentale” che proclamava unilateralmente Gerusalemme come capitale di Israele. Tale passaggio non è mai stato riconosciuto dalla comunità internazionale.

Martedì 5 dicembre 2017, anche l’Unione Europea si è espressa contro il riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele da parte degli Stati Uniti, dichiarando che lo stesso status dovrebbe essere garantito ai palestinesi. In merito alla questione, l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, ha dichiarato che “qualsiasi azione che potrebbe minare” gli sforzi di pace, mirati a creare due Stati separati per gli israeliani e i palestinese “deve assolutamente essere evitata” e ha aggiunto che “si deve trovare un modo per risolvere la questione dello status di Gerusalemme come futura capitale di entrambi gli Stati attraverso le negoziazioni”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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