Gerusalemme: la posizione del fronte arabo

Pubblicato il 5 dicembre 2017 alle 10:06 in Medio Oriente Palestina

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L’Organizzazione della Cooperazione islamica (OIC) e la Lega araba hanno indetto riunioni di emergenza per affrontare la questione del possibile riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele da parte degli Stati Uniti. Dura anche la reazione della Giordania.

Lunedì 4 dicembre 2017 si è riunita l’Organizzazione della Cooperazione islamica (OIC), mentre il summit della Lega araba si terrà il giorno successivo, martedì 5 dicembre, al fine di discutere i rischi legati alla decisione dell’amministrazione Trump.

In merito alla questione del riconoscimento di Gerusalemme come capitale di Israele, il segretario generale della Lega Araba, Ahmed Aboul Gheit, ha dichiarato che tale decisione potrebbe accendere il fanatismo e la violenza, oltre a ostacolare il processo di pace israelo-palestinese. In tale occasione, Gheit ha aggiunto: “È un peccato che qualcuno insista a compiere questo passo senza alcun riguardo verso i pericoli che comporta per la stabilità del Medio Oriente e del mondo intero”. Il segretario generale ha altresì sottolineato che la propria organizzazione è in contatto con il governo palestinese e con gli Stati arabi, al fine di compattare la posizione araba, nel caso in cui Trump prenda la decisione di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele.

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, annuncerà ufficialmente il verdetto mercoledì 6 dicembre 2017, nonostante la decisione di trasferire o meno l’ambasciata americana in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme sia stata presa due giorni prima, lunedì 4 dicembre 2017, in occasione della scadenza della validità del documento sulla sicurezza nazionale. Dal 1995, anno in cui il Congresso aveva approvato il Jerusalem Embassy Act, che stabiliva il trasferimento dell’ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme entro il 31 dicembre 1999, ogni sei mesi i presidenti americani sono chiamati a firmare un documento sulla sicurezza nazionale per mantenere la rappresentanza diplomatica a Tel Aviv. La legge prevedeva infatti che il presidente americano potesse rimandare l’attuazione della norma, in caso di pericolo per la sicurezza nazionale.

In merito alla decisione di Trump si è espressa anche la Giordania. Domenica 3 dicembre 2017, il ministro degli esteri del Regno Hashemita, Ayman Safadi, ha informato il segretario di Stato americano, Rex Tillerson, potrebbe causare un’ondata di rabbia nel mondo arabo e musulmano e ha aggiunto che è della massima importanza “preservare lo status storico e legale di Gerusalemme e astenersi da qualsiasi decisione che miri a cambiarne lo status”.

La Giordania ha un ruolo speciale nella gestione dei luoghi sacri musulmani di Gerusalemme, riconosciutole dal trattato di pace del 4 maggio 1994, firmato da Israele e Giordania. Si tratta di una conseguenza del fatto che, prima della vittoria di Israele nella guerra dei sei giorni del 1967, durante la quale Israele aveva occupato Gerusalemme est, la Giordania controllava la parte della città in cui si trova la spianata delle moschee.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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