Gli Stati Uniti riconosceranno Gerusalemme come capitale di Israele?

Pubblicato il 4 dicembre 2017 alle 6:05 in Israele Palestina USA e Canada

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L’amministrazione Trump sta valutando di riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele. Il governo palestinese ha dichiarato che tale mossa metterà a rischio il processo di pace israelo-palestinese.

Venerdì 1 dicembre 2017, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato che, per ora, non sposterà l’ambasciata americana in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme, ma valuterà la possibilità di riconoscere quest’ultima come capitale di Israele. La decisione definitiva in merito alla questione verrà comunicata dal presidente stesso mercoledì 6 dicembre 2017.

L’ambasciata americana in Israele si trova a Tel Aviv dal 1966. Nel 1995, il Congresso aveva approvato il Jerusalem Embassy Act, secondo il quale gli Stati Uniti avrebbero dovuto trasferire la propria ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme entro il 31 dicembre 1999, oltre a riconoscere Gerusalemme come capitale di Israele. La legge prevedeva altresì che il presidente americano potesse rimandare l’attuazione della norma, in caso di pericolo per la sicurezza nazionale. Dall’anno di approvazione di tale legge, ogni sei mesi i presidenti americani sono chiamati a firmare un documento sulla sicurezza nazionale per mantenere la rappresentanza diplomatica nella città. Poco dopo essere stato eletto presidente degli Stati Uniti, l’8 novembre 2016, il presidente Trump aveva promesso di spostare la sede dell’ambasciata americana a Gerusalemme. Nel giugno 2017, il presidente aveva stabilito di rimandare la decisione, a causa della pressione dei leader arabi. La prossima scadenza semestrale è lunedì 4 dicembre 2017; la decisione definitiva verrà comunicata mercoledì 6 dicembre.

Gerusalemme rappresenta un sito religioso fondamentale sia per i musulmani sia per gli ebrei, di conseguenza, sia i palestinesi sia Israele ambiscono a proclamare la città capitale del proprio Stato. In merito alla questione, la comunità internazionale ritiene che lo status di Gerusalemme debba essere deciso soltanto nei colloqui di pace tra Israele e Palestina.

Al momento, Gerusalemme dovrebbe costituire un territorio internazionalizzato, secondo il piano di spartizione dell’ONU del 1947. A seguito della guerra arabo-israeliana del 1948, Gerusalemme era stata suddivisa nella zona occidentale, abitata principalmente dalla popolazione ebraica, controllata da Israele, e in quella orientale, abitata principalmente dalla popolazione araba, sotto il controllo della Giordania. In seguito alla guerra dei Sei Giorni del 1967, Gerusalemme est è stata occupata da Israele. Nel 1980, il Paese ha esteso la propria sovranità sulla città vecchia, attraverso l’approvazione della cosiddetta “legge fondamentale” che proclamava unilateralmente Gerusalemme come capitale di Israele. Tale passaggio non è mai stato riconosciuto dalla comunità internazionale.

La decisione di Trump di riconoscere ufficialmente Gerusalemme come capitale di Israele potrebbe dunque “porre fine ai negoziati di pace” tra Israele e Palestina. In merito alla questione, sabato 2 dicembre 2017 il governo palestinese ha diffidato gli Stati Uniti dal compiere tale atto, affermando che la decisione di Trump distruggerebbe completamente il processo di pace. In tale occasione, il consigliere del presidente della Palestina, Mahmoud Abbas, Mahmoud Habash, ha affermato: “Il mondo pagherà il prezzo per il cambiamento dello status di Gerusalemme”.

In merito alla questione si è espresso anche Hamas, che ha invitato a una nuova intifada nel caso in cui Washington riconosca Gerusalemme come capitale di Israele o decida di trasferirvi l’ambasciata del proprio Paese. In un comunicato emanato domenica 3 dicembre 2017, il movimento ha dichiarato: “Invitiamo il popolo palestinese a far rinascere l’intifada se verrà presa questa ingiusta decisione su Gerusalemme” e ha aggiunto che la decisione degli Stati Uniti di trasferire la loro ambasciata a Gerusalemme costituirebbe “un palese attacco alla città da parte dell’amministrazione americana” e darebbe a Israele “una copertura per continuare i suoi crimini nel giudaizzare la città e svuotarla dei palestinesi”.

Domenica 3 dicembre 2017, il presidente palestinese, Mahmoud Abbas, ha convocato una riunione di emergenza della Lega araba, del Consiglio di Cooperazione del Golfo e dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica per discutere la questione.

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Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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