Yemen: continuano gli scontri tra le milizie di Saleh e gli Houthi

Pubblicato il 2 dicembre 2017 alle 13:06 in Medio Oriente Yemen

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I sostenitori del deposto presidente yemenita Ali Abdullah Saleh hanno combattuto per il quarto giorno di seguito contro gli Houthi sciiti allineati con l’Iran a Sanaa, capitale dello Yemen.

Continuano gli scontri iniziati mercoledì 29 novembre 2017 vicino alla moschea centrale di Sanaa, dopo che gli Houthi avevano cercato di impadronirsene. I combattimenti si sono riaccesi nella capitale durante la sera di venerdì 1 dicembre 2017 in seguito al fallimento di un negoziato per la tregua tra i due gruppi rivali, e si sono protratti fino al giorno successivo, sabato 2 dicembre. È la terza notte consecutiva in cui Sanaa è agitata da scontri armati tra i sostenitori dell’ex presidente del Paese, Saleh, e i ribelli Houthi dello Yemen settentrionale. Prima del recente scoppio di rivalità le due fazioni erano alleate e controllavano congiuntamente il territorio della capitale.

Sono numerosi i testimoni che hanno riferito al corrispondente in loco di Al Arabiya di aver udito raffiche di proiettili nel sud di Sana durante la notte di venerdì 1 dicembre, ma non è ancora pervenuto un bilancio delle vittime. Le violenze sono insorte anche vicino all’abitazione del generale di brigata Tarek Saleh, nipote del presidente deposto e suo fedele sostenitore nonché comandante in capo. Il Congresso Generale del Popolo (CPG) – il partito di Saleh – ha riferito che nella notte di giovedì 30 novembre sono state uccise tre persone negli scontri contro gli Houthi, anche in questo caso davanti alla casa del comandante. Stando a un alto funzionario del CPG, i negoziati che si sono aperti venerdì 1 dicembre tra il partito e gli Houthi non hanno portato al raggiungimento di un accordo tra le parti. Il Congresso Generale del Popolo ha incolpato sul suo sito internet gli Houthi del mancato accordo sul cessate il fuoco e li ha accusati di essere i fautori della guerra civile; ha poi fatto appello alle forze di sicurezza e all’esercito affinché restino neutrali nel conflitto. Entrambe le parti in causa hanno riferito che almeno 16 persone sono state uccise nei combattimenti da mercoledì 29 novembre.

Il conflitto in corso nel Paese vedeva precedentemente schierate da una parte le forze Houthi-Saleh, e dall’altra il governo yemenita di Abd-Rabbu Mansour Hadi spalleggiato dall’Arabia Saudita. Infatti i ribelli Houthi e i membri del CPG sono stati alleati nella lotta contro una coalizione a guida saudita che intervenne nella guerra civile dello Yemen nel 2015 con l’intento di ripristinare il governo del presidente Hadi, riconosciuto a livello internazionale, dopo che gli Houthi lo avevano costretto all’esilio. Le milizie sciite degli Houthi, vicine all’Iran, avevano fatto fronte comune con i fedeli di Saleh già nel 2014 per occupare Sanaa. A oggi, la capitale yemenita Sanaa è di fatto sotto il contro delle milizie Houthi dal 2015, mentre il governo internazionalmente riconosciuto del presidente Hadi ha sede nella città meridionale di Aden.

La guerra civile ha causato lo sfollamento di oltre due milioni di persone, un’epidemia di colera, lo scoppio di una carestia e la morte di oltre 10mila persone da quando l’Arabia Saudita e i suoi alleati si sono uniti al governo di Hadi nella lotta contro i ribelli, provocando quella che a detta dell’ONU è la più grave crisi umanitaria al mondo.

Gli scontri tra i ribelli a Sanaa fanno seguito alle forti tensioni sorte tra loro e la coalizione saudita, che ha imposto un severo blocco sullo Yemen come conseguenza di un missile Houthi intercettato nei pressi dell’aeroporto di Riad il 4 novembre 2017. La coalizione accusa i ribelli yemeniti di aver ingaggiato una proxy war contro l’Arabia Saudita su richiesta dell’Iran, e in questo senso motiva l’embargo che grava sul Paese con l’obiettivo di fermare il flusso di armi che arriverebbero in Yemen da Teheran.

Il partito politico a cui appartengono le milizie di Saleh, il cosiddetto Congresso generale del Popolo, è stato fondato il 24 agosto 1982 a Sanaa da Saleh in persona, che era allora presidente yemenita; è dominato da una linea nazionalista e la sua ideologia ufficiale è il nazionalismo arabo, volto al raggiungimento dell’Unità araba.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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