ONU: i missili degli Houthi sono prodotti in Iran

Pubblicato il 2 dicembre 2017 alle 6:03 in Medio Oriente Yemen

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I missili balistici lanciati dagli Houthi contro l’Arabia Saudita sarebbero stati prodotti in Iran, secondo quanto svelato da un rapporto confidenziale delle Nazioni Unite.

Domenica 24 novembre, un comitato indipendente delle Nazioni Unite, che monitora il rispetto delle sanzioni imposte dall’organizzazione, avrebbe presentato al Consiglio di Sicurezza un report nel quale si legge che “le caratteristiche del design e le dimensioni delle componenti ispezionate dal comitato sono in linea con quelle del missile Qiam-1, progettato e prodotto dall’Iran”. Si tratterebbe di un razzo con una gittata di circa 500 miglia, che può trasportare una testata di 1.400 libbre.

Il documento dell’ONU è stato redatto dopo che gli esperti dell’organizzazione internazionale si erano recati in Arabia Saudita per esaminare i resti dei quattro missili che erano stati lanciati dagli Houthi nel territorio saudita il 19 maggio, il 22 e il 26 luglio e il 4 novembre 2017. Non è stato esaminato dal report, invece, il missile che è stato lanciato giovedì 30 novembre dal territorio dello Yemen e che sarebbe stato distrutto dalle Forze di difesa aerea saudite prima di colpire il territorio.

Il comitato delle Nazioni Unite che ha redatto il documento ha affermato che il missile sarebbe giunto in Yemen in pezzi e sarebbe poi stato assemblato dagli ingegneri degli Houthi e delle forze alleate al presidente destituito Saleh. In merito alla questione, nel documento si legge: “Il comitato non ha ancora trovato prove che dimostrino la presenza di specialisti esterni che lavorino in Yemen in sostegno degli ingegneri degli Houthi e di Saleh”. Secondo la ricostruzione presente nel report, i missili sarebbero stati introdotti in Yemen attraverso “la rotta di terra dall’Oman a da Ghaydah e Nishtun verso il governatorato di Al-Mahrah”, tuttavia sottolinea che, sebbene sia improbabile che i razzi siano giunti in Yemen attraverso navi che scaricano la merce nel mar Rosso, tale opzione “non può essere esclusa” a priori.

Il documento confermerebbe le accuse che, in varie occasioni, Riad ha rivolto a Teheran, accusandolo di celarsi dietro la fornitura di armi ai ribelli yemeniti. L’ultima accusa risale al 7 novembre 2017, quando, la coalizione araba, a guida saudita, aveva insinuato che l’Iran avesse fornito missili balistici agli Houthi “con l’obiettivo di colpire il Regno [dell’Arabia Saudita], il suo popolo e i suoi interessi vitali”. Le affermazioni dell’Arabia Saudita erano giunte dopo che, il 5 novembre 2017, gli Houthi avevano lanciato un razzo contro l’aeroporto internazionale King Khaled, situato nella capitale saudita.

L’Arabia Saudita e l’Iran sostengono parti avverse nel conflitto in Yemen, iniziato il 21 marzo 2015. Nel conflitto si contrappongono due fazioni che rivendicano la legittimità del potere, da un lato, gli Houthi, un gruppo zaidita sciita, che si è alleato con il presidente yemenita destituito Ali Abdullah Saleh, dall’altro le forze del governo del presidente Rabbo Mansour Hadi, deposto con un colpo di stato il 22 gennaio 2015, ma tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale. Riad è intervenuta direttamente nel conflitto il 26 marzo 2015, a capo della coalizione araba, che supporta il presidente destituito, Rabbo Mansour Hadi. Teheran, invece, sostiene gli Houthi, inviando segretamente armi al gruppo. Sia la coalizione a guida saudita sia l’Iran mirano a stabilire il proprio controllo nel Paese e temono che la fazione avversa stabilisca la propria presenza nel territorio, ampliando così l’influenza sciita o sunnita nella regione. 

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa britannica Reuters, inizialmente l’Iran inviava le armi e i consiglieri agli Houthi direttamente in Yemen, oppure attraverso la Somalia. Si trattava però di una rotta rischiosa perché le imbarcazioni iraniane potevano facilmente entrare in contatto con le navi internazionali di pattuglia nel golfo di Oman e nel Mar Arabico. A partire dal marzo 2017, dunque, Teheran avrebbe avrebbe iniziato a utilizzare una nuova rotta attraverso le acque internazionali del Golfo, situate tra il Kuwait e l’Iran, aggirando il provvedimento di embargo sulla spedizione di armi agli Houthi. Il 14 aprile 2015, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU aveva approvato una risoluzione che imponeva un embargo sulle armi in Yemen per contrastare l’avanzata degli Houthi. Attraverso questa nuova rotta, le navi iraniane trasferirebbero le attrezzature a navi più piccole nella parte del Golfo compresa tra Iran e Kuwait, nella quale il rischio di incappare in controlli è minore. Le operazioni di trasbordo avverrebbero, quindi, nelle acque territoriali del Kuwait.

Il 7 novembre 2017, anche gli Stati Uniti avevano accusato l’Iran di aver fornito agli Houthi il missile che era stato lanciato in Arabia Saudita nel luglio 2017 e aveva chiesto alle Nazioni Unite di ritenere Teheran responsabile di aver violato due risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. In merito alla questione, l’ambasciatrice degli Stati Uniti all’ONU, Nikki Haley, ha dichiarato che le informazioni fornite dall’Arabia Saudita dimostrano che il missile lanciato a luglio era stato prodotto in Iran e lo ha definito come “un tipo di armi che non era presente in Yemen prima del conflitto”. Il 29 luglio 2017, l’Arabia Saudita aveva intercettato un missile sparato dagli Houthi verso la Mecca, un mese prima dell’inizio del pellegrinaggio nella città santa dell’Islam. 

Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU aveva adottato una risoluzione, n. 2140 del 2014, che imponeva un embargo sulle armi, un divieto di viaggio e il congelamento dei beni nei confronti degli individui e delle entità yemenite indicate nel documento. Successivamente, il Consiglio aveva adottato la risoluzione n.2342 del 2017, che rinnovava le misure imposte dalla risoluzione precedente fino al 28 febbraio 2018.

Da parte sua, l’Iran ha sempre respinto le accuse di armare i ribelli, definendo le accuse di Arabia Saudita e Stati Uniti “infondate e senza base”. In merito al documento delle Nazioni Unite, Teheran non ha ancora diffuso una risposta ufficiale.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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