Fissata riunione ONU sulle violazioni della Corea del Nord

Pubblicato il 2 dicembre 2017 alle 15:01 in Asia Corea del Nord

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È prevista per il 15 dicembre 2017 la riunione dei ministri facenti parte del Consiglio di Sicurezza dell’ONU per discutere le criticità della condotta nordcoreana, in particolare il programma nucleare e missilistico del Paese asiatico.

L’organo delle Nazioni Unite si riunirà separatamente, sempre nel mese di dicembre 2017, per esaminare le violazioni dei diritti umani messe in atto dalla Corea del Nord; si tratta di un appuntamento annuale che la Cina, vicina a Pyongyang, ha cercato di impedire per gli scorsi tre anni. L’ambasciatore ONU giapponese Koro Bessho, che sarà il presidente del consiglio composto da 15 membri nel mese di dicembre, ha confermato la partecipazione di numerosi ministri nella riunione fissata per venerdì 15 dicembre. Bessho ha altresì annunciato che molto probabilmente l’ulteriore riunione in agenda avverrà lunedì 11 dicembre. La Cina ha cercato invano di impedire lo svolgimento di tre incontri precedenti sul tema dei diritti umani attraverso la richiesta di un voto procedurale. Per vincere tale votazione e bloccare l’iter del calendario ONU in materia è necessario ottenere un minimo di nove consensi, e i cinque membri permanenti in seno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (Cina, Russia, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia) non possono apporre il veto al procedimento. L’appuntamento previsto per il 2017 gode dell’approvazione di nove Stati membri: Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna, Italia, Giappone, Senegal, Svezia, Ucraina e Uruguay. Nel 2016 gli Stati Uniti hanno proscritto il leader della Corea del Nord, Kim Jong Un, per abusi e violazioni dei diritti umani, provocando la reazione avversa del Paese asiatico.

Un importante rapporto che indagava le violazioni della Corea del Nord è stato stilato dall’ONU il 17 febbraio 2014 in seguito a una risoluzione approvata il 21 marzo 2013; tale documento ha decretato che il Paese sotto esame, e più precisamente i capi della sicurezza nazionale e lo stesso Kim, dovranno rispondere davanti alla giustizia dei crimini commessi e supervisionati dal governo, tra cui figurano una politica deliberata di fame, lavori forzati, esecuzioni, tortura, stupri, aborti forzati e infanticidi con cui sarebbero stati gradualmente eliminati i prigionieri politici e le loro famiglie negli ultimi 50 anni.

Michael Kirby, l’allora presidente della Commissione d’Inchiesta dell’ONU incaricato di redigere detto rapporto, all’epoca riferì all’agenzia di stampa Reuters che i crimini investigati e catalogati da lui e dal suo staff e ascritti alla Corea del Nord non sono dissimili dalle atrocità commesse dalle forze naziste durante la seconda guerra mondiale, al contrario alcuni sarebbero “incredibilmente simili”.

La Corea del Nord ha a più riprese smentito le accuse di violazioni dei diritti umani e ritiene le sanzioni che gravano sulla sua testa colpevoli della grave situazione umanitaria che affligge il Paese. Pyongyang subisce infatti dal 2006 le sanzioni ONU per via dei suoi programmi missilistici e nucleari.

Il 14 novembre 2017 la Missione Permanente della Corea del Nord presso le Nazioni Unite ha affermato che nonostante le persistenti sanzioni e la pressione imposta dagli Stati Uniti e da altre forze ostili, il governo della nazione asiatica sta concentrando tutti i suoi sforzi su misure volte a migliorare la qualità della vita dei cittadini e garantire loro un futuro migliore.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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