Russia: il prezzo delle sanzioni

Pubblicato il 1 dicembre 2017 alle 6:04 in Russia

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Le sanzioni anti-russe e le contro sanzioni adottate dalla Federazione stanno rappresentando un costo eccessivo per l’economia della Repubblica Ceca, ha lamentato la scorsa settimana da Sochi il presidente Milos Zeman, in occasione di un vertice con Vladimir Putin.

Il presidente ceco aveva affermato che le sanzioni non hanno raggiunto gli obiettivi politici ed è bene abolirle quanto prima. Il leader di Praga non è l’unico politico europeo a schierarsi apertamente contro le sanzioni che, secondo Vladimir Putin, hanno come obiettivo quello di “spingere la Russia fuori dal mercato europeo dell’energia, per far posto al gas statunitense” più caro e di peggiore qualità.

I dati riguardanti il volume commerciale parlano chiaro: le sanzioni stanno costando caro a tutti, non solo alla Russia, ma gli obiettivi politici – soluzione della crisi in Ucraina in primis – restano lontani da raggiungere.

Mosca ha ridotto le sue esportazioni verso i paesi che hanno adottato sanzioni (i ventotto della UE, Usa, Canada, Australia, Giappone, Svizzera e Montenegro) di oltre il 50%, subendo certamente importanti danni economici, primo fra tutti la svalutazione del rublo, ma aprendosi anche a mercati finora secondari, soprattutto in Asia.

La riduzione commerciale, tuttavia, è importante anche nei paesi UE.

La Repubblica Ceca – di cui il presidente Zeman lamentava le perdite economiche – tra il 2013 e il 2016 ha ridotto le sue esportazioni verso la Russia da 5,3 a 2,7 miliardi di dollari, e le importazioni da 6 a 2,7 miliardi di dollari: oltre il 50% in meno di volume commerciale.

I principali partner commerciali di Mosca, Germania, Olanda e Italia, hanno visto contrazioni ancora maggiori. Sempre prendendo in considerazione il 2013, l’ultimo anno prima delle sanzioni, e lo scorso anno, Berlino ha ridotto il suo volume commerciale con Mosca da 75 a 31 miliardi di dollari, Roma da 53,9 a 19,8 e Amsterdam da 76 a 32,3 miliardi.

I paesi UE che esportavano beni agroalimentari in Russia sono quelli più colpiti dalle contro-sanzioni di Mosca. Oltre all’Italia e all’Olanda, l’export verso la Russia di Grecia e Spagna si è ridotto di oltre due terzi, mentre quello di Cipro e del Belgio è praticamente azzerato. Con la riduzione del volume commerciale dell’82,7%, Nicosia guida questa speciale classifica.

A beneficiare della guerra di sanzioni i paesi dell’estremo oriente e dell’area post-sovietica. Oltre alla Cina, ormai di gran lunga primo partner commerciale di Mosca, Azerbaigian, Armenia, Vietnam, India, Filippine, Kazakistan e Uzbekistan fanno registrare aumenti dell’export verso la Federazione compresi tra il 30% e il 50% rispetto al 2013.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dal russo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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