Siria: tregua di due giorni nel Ghouta orientale

Pubblicato il 29 novembre 2017 alle 10:25 in Medio Oriente Siria

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Il regime siriano ha accettato una tregua, proposta dal Ministero della Difesa russo, che prevede un cessate il fuoco della durata di due giorni nell’area del Ghouta orientale, situata nella campagna orientale di Damasco.

La tregua, concordata martedì 28 novembre 2017, mira a ridurre le tensioni nel territorio, dal momento che, nella regione, che rappresenta una delle principali roccaforti dell’opposizione siriana, sono in corso violenti scontri tra le forze del regime siriano, sostenute dai raid aerei russi, e l’opposizione.

La regione del Ghouta orientale fa parte delle zone cuscinetto stabilite dal quinto round dei negoziati di Astana, tenutosi nella capitale del Kazakistan il 10 luglio 2017. Precedentemente, il 3 maggio 2017, durante la quarta sessione dei negoziati, Russia, Iran e Turchia avevano raggiunto un accordo in merito alla creazione di quattro zone cuscinetto in Siria, con l’obiettivo di ridurre le tensioni tra le forze del regime e quelle dell’opposizione.

Nonostante ciò, gli scontri nel Ghouta sono all’ordine del giorno. Secondo quanto riferito dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, soltanto negli ultimi due giorni sarebbero morti più di 40 civili. Martedì 28 novembre 2017, nonostante la proclamazione della tregua, almeno 10 granate sono state lanciate all’interno del territorio, in particolare nella cittadina di Hammuriyeh. Il giorno precedente, lunedì 27 novembre, le forze del regime hanno bombardato un mercato popolare nella città di Douma, causando la morte di 7 civili e il ferimento di decine di persone. Il 26 novembre 2017, alcuni raid aerei russi hanno causato la morte di 23 civili. 

Il territorio, inoltre, sta vivendo una grave crisi umanitaria, dal momento che 350 mila civili si trovano in uno stato di assedio da parte delle forze del regime, dal dicembre 2012. Tra queste persone, costrette a morire di fame, più di 1 100 bambini soffrono di gravi forme di malnutrizione e altre centinaia sono ad alto rischio, stando ai dati dell’UNICEF. Negli ultimi mesi le milizie fedeli a Bashar Al-Assad, sostenute dai raid aerei russi, hanno stretto ancora di più l’assedio sul territorio, impedendo agli abitanti di ricevere cibo e medicine. Inoltre, numerosi gruppi armati che controllano il territorio hanno reso difficoltoso il lavoro delle organizzazioni umanitarie. Tutto ciò ha causato la morte di un ingente numero di civili, tra i quali numerosi bambini.

Martedì 28 novembre 2017, un convoglio delle Nazioni Unite è riuscito ad entrare nel territorio, portando risorse alimentari e medicinali sufficienti per aiutare circa 7.200 persone.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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