Siria: seconda fase del processo elettorale curdo

Pubblicato il 28 novembre 2017 alle 6:04 in Medio Oriente Siria

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Il 1 dicembre 2017 si terrà la seconda fase del processo elettorale nel territorio curdo siriano.

Le elezioni interesseranno i consigli delle città e dei villaggi locali. Si tratta della seconda fase di un processo che porterà, all’inizio del 2018, alla creazione di un’assemblea che fungerà da Parlamento di un sistema di governo federale, secondo quanto affermato da un portavoce del Partito curdo siriano, Ibrahim Ibrahim.

Il processo elettorale nel territorio curdo siriano era stato stabilito il 29 luglio 2017 dal Congresso costitutivo del sistema democratico federale del nord della Siria, o Unione curda del nord della Siria, ed era stato suddiviso in tre fasi. La prima fase prevede le elezioni degli enti che guideranno le comunità locali, che si è tenuta nel settembre 2017, quando gli elettori avevano scelto circa 3.700 leader dei comuni situati in tre regioni nel nord della Siria. La seconda fase comprende le elezioni comunali nei villaggi, nei comuni e nelle province, che si svolgeranno il 1 dicembre 2017. La terza fase riguarda le elezioni regionali, che si terranno nel gennaio 2018.

Il sistema federale curdo nel nord della Siria era stato proclamato unilateralmente dai curdi il 17 marzo 2016, dopo la nascita del Congresso costitutivo, e non era stato mai riconosciuto dal governo di Bashar Al-Assad, il quale si era opposto alla creazione del sistema federale curdo nel territorio siriano, accusandolo di non avere alcuna “base legale”.

L’obiettivo dei curdi siriani è ottenere l’autonomia nel territorio, all’interno di un governo decentralizzato. A differenza degli altri gruppi etnici e religiosi siriani, infatti, i curdi non erano mai riusciti a ottenere autonomia da parte del governo siriano di Hafez Al-Assad e del figlio Bashar. In quest’ottica, i gruppi curdi siriani sperano che tale processo porti a una nuova fase di negoziazioni con il governo siriano.

Da parte sua, il governo siriano si è espresso contro la divisione del territorio siriano e sta rivendicando il controllo delle aree in cui sono presenti le Syrian Democratic Forces. In merito alla questione dell’autonomia dei curdi siriani, all’inizio di novembre 2017, un consigliere di Bashar Al-Assad aveva dichiarato che ciò che è successo nel Kurdistan iracheno “dovrebbe essere una lezione” per le Syrian Democratic Forces, sottolineando che “nessun governo può discutere con i gruppi, quando si tratta dell’unità del Paese”. Il consigliere fa riferimento al referendum sull’indipendenza della regione del Kurdistan dall’Iraq, che si è tenuto il 25 settembre 2017 e si è concluso con un plebiscito a favore dell’autonomia. La consultazione popolare ha causato l’opposizione del governo centrale di Baghdad, oltre a quella di Turchia e Iran, Paesi nei quali sono presenti minoranze curde e che temono che l’indipendenza del Kurdistan iracheno possa galvanizzare i curdi che vivono nel loro territorio.

Le Syrian Democratic Forces sono un’alleanza multi-etnica e multi-religiosa, composta da curdi, arabi, turkmeni, armeni e ceceni. Fin dalla sua creazione, il 10 ottobre 2015, l’alleanza ha svolto un ruolo di primo piano nella lotta contro l’ISIS in Siria, contribuendo alla progressiva liberazione delle roccaforti occupate dai jihadisti. Le Syrian Democratic Forces sono sostenute dalla coalizione internazionale, a guida americana, che le considera un alleato indispensabile nella lotta contro l’ISIS.

La possibilità della nascita di un territorio curdo autonomo in Siria preoccupa notevolmente il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che teme la creazione di uno Stato curdo nel nord della Siria, al confine con la Turchia.  Il presidente turco considera le People Protection Units – che costituiscono la componente principale del partito dell’Unione democratica curda siriana e hanno dato origine alle Syrian Democratic Forces il 10 ottobre 2015 – come un gruppo terroristico legato al Partito dei lavoratori del Kurdistan (PKK), un partito politico e paramilitare curdo ritenuto illegale in Turchia.

In merito alla questione, Erdogan ha più volte ribadito l’opposizione del suo Paese alla creazione di qualsiasi entità curda vicino ai confini turchi, sottolineando che la Turchia non tollererà “coloro che minacciano i confini” e non permetterà “la creazione di uno stato curdo nel nord della Siria”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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