Un accordo tra Al-Assad e Netanyahu?

Pubblicato il 27 novembre 2017 alle 12:58 in Israele Siria

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Israele ha minacciato di distruggere tutte le postazioni iraniane che si trovano nel raggio di 40 km dal territorio del Golan israeliano.

Secondo quanto riferito dal quotidiano israeliano Jerusalem Post, una fonte, che ha preferito rimanere anonima, avrebbe rivelato che, durante l’incontro tra il presidente siriano, Bashar Al-Assad, e il proprio omologo russo, Vladimir Putin, che si è tenuto a Sochi il 20 novembre 2017, Al-Assad avrebbe consegnato a Putin un messaggio per il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu. Nel messaggio, il presidente siriano avrebbe affermato che “Damasco è d’accordo con la creazione di una zona demilitarizzata che si estenda per 40 km dal confine con le alture del Golan, come parte di un accordo globale tra i due Paesi, ma soltanto a patto che Israele non lavori per destituire il regime di Al-Assad”. Una volta ricevuto il messaggio dal presidente russo, il premier israeliano ha dichiarato che avrebbe accettato il patto, pur considerando prioritario l’allontanamento definitivo dell’Iran e di Hezbollah dal territorio siriano.

Stando a quanto riportato da Al-Jazeera in lingua araba, domenica 26 novembre 2017, Netanyahu avrebbe inviato un messaggio ad Al-Assad, tramite la mediazione della Russia. In tale occasione, il premier israeliano avrebbe minacciato di intervenire militarmente in Siria, se il presidente siriano avesse acconsentito al mantenimento di una presenza iraniana nel territorio.

Israele teme che l’Iran stia ampliando la propria influenza in Medio Oriente, soprattutto in Siria e in Libano. In Siria, Teheran è il principale sostenitore delle forze del regime di Bashar Al-Assad, che, ormai si trova in una posizione di forza nel Paese. L’Iran è riuscito ad accrescere la propria influenza nel Paese non solo nella cooperazione militare, ma in numerosi altri settori, come dimostrano i recenti contratti stipulati tra Teheran e Damasco nel settore economico. Tutto ciò dimostra che l’Iran è penetrato in Siria in un modo talmente profondo che non potrà essere ignorato dopo la fine del conflitto. Al contrario, Teheran emergerà come principale vincitore. Da parte sua, Israele teme che l’Iran stia trasformando la Siria in una fortezza miliare, come parte di un più ampio piano mirato a cancellare il proprio Stato, secondo quanto affermato dal Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, il 28 agosto 2017 a Tel Aviv, in occasione di un incontro con il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. Si aggiunga che l’Iran non ha mai riconosciuto l’esistenza di Israele.

Stando agli ultimi avvenimenti nella regione, il timore di Israele sembrerebbe concretizzarsi. Il 23 novembre 2017, il comandante del Corpo delle guardie della rivoluzione iraniana, Mohammad Ali Jafari, ha annunciato ufficialmente che le proprie forze rimarranno in Siria anche dopo la fine del conflitto, al fine di contribuire alla realizzazione di un “cessate il fuoco” permanente e alla ricostruzione del Paese. Qualche giorno prima, il 10 novembre 2017, una fonte dell’Intelligence aveva riferito alla BBC che l’Iran avrebbe costruito una base permanente in un luogo utilizzato dall’esercito siriano, vicino a El-Kiswah, situata a sud di Damasco, a 50 km dal confine con Israele.

Il timore di Israele è talmente grande che, il 16 novembre 2017, il capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane, il generale Gadi Eisenkot, ha dichiarato che il proprio Paese è pronto a collaborare con l’Arabia Saudita, un Paese con cui Israele non ha alcuna relazione diplomatica, per affrontare i piani dell’Iran “di controllare il Medio Oriente”.

Il 20 novembre 2017, infine, in occasione di un colloquio telefonico con il presidente francese, Emmanuel Macron, Netanyahu ha rafforzato le proprie minacce contro Teheran, affermando che le attività iraniane in Siria costituiscono un “obiettivo” per le forze israeliane e che il proprio esercito è pronto a colpire gli obiettivi iraniani, se necessario per garantire la sicurezza di Israele. In tale occasione, Netanyahu ha affermato che “Israele ha provato fino a oggi a non intervenire in quello che sta succedendo in Siria. Tuttavia, dopo la vittoria sullo Stato Islamico, la situazione è cambiata, poiché le forze pro-iraniane hanno preso il controllo”. Il primo ministro israeliano ha aggiunto: “Da ora in poi, Israele vedrà le attività iraniane in Siria come un obiettivo. Non esiteremo ad agire, se la nostra sicurezza ce lo richiederà”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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