Premier libanese: ingerenze di Hezbollah ‘inaccettabili’

Pubblicato il 26 novembre 2017 alle 16:55 in Libano Medio Oriente

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Il primo ministro libanese Saad al-Hariri ha avvertito Hezbollah di non interferire nei conflitti della regione, affermando di aver posticipato le dimissioni per discutere modi con cui far prendere al Libano distanza dalle guerre dei Paesi vicini.

Sabato 25 novembre, durante un incontro con il Consiglio superiore islamico – l’organo di rappresentanza ufficiale dei musulmani sunniti libanesi – il primo ministro Hariri ha affermato che il Libano è stato preso di mira e che ha rischiato di essere trascinato nel caos.

“Il rinvio [delle dimissioni] per richiesta del presidente Michel Aoun è avvenuto per dare un’opportunità di discutere e negoziare le nostre principali richieste di rendere il Libano neutrale e di tenere il Paese fuori dai conflitti e dalle guerre nella regione, e per migliorare la politica di distanziamento … e tenere fede agli accordi di Taif”, ha dichiarato Hariri dal suo ufficio ministeriale. Facendo riferimento a tali accordi, il premier ha richiamato alla memoria il trattato inter-libanese volto a porre fine alla guerra civile in Libano, che ha avuto luogo tra il 1975 e il 1990.

“Come abbiamo precedentemente annunciato in più occasioni, non accetteremo posizioni di Hezbollah che si ripercuotano sui nostri fratelli arabi o prendano di mira la sicurezza e la stabilità dei loro Paesi”, ha aggiunto il premier libanese.

Hariri, politico sunnita e alleato di vecchia data dell’Arabia Saudita, aveva annunciato le sue dimissioni in un discorso andato in onda in tv il 4 novembre di quest’anno, poco dopo essere arrivato a Riad. In quell’occasione, aveva incolpato l’Iran e il partito libanese Hezbollah suo alleato di ingerenze nella politica del Libano, e aveva motivato le sue dimissioni temendo si stesse complottando per organizzare un attentato alla sua vita. Le dimissioni di Hariri avevano gettato il Libano in giorni di incertezza, attentando alla già precaria stabilità del Paese. Avevano anche seminato il timore di una eventuale escalation di tensioni tra Iran e Arabia Saudita, con il Libano in una posizione cruciale.

I diplomatici libanesi avevano affermato che non avrebbero considerato valide le dimissioni del premier, a meno che non fossero convalidate da Hariri in prima persona una volta tornato in Libano. Dopo oltre due settimane dall’accaduto, Hariri ha fatto ritorno a Beirut passando per la Francia e l’Egitto, e poco dopo ha annunciato che avrebbe momentaneamente sospeso le dimissioni nell’interesse della nazione.

L’Arabia Saudita è, nella regione, l’acerrima nemica dell’Iran. Riad appoggia l’opposizione armata siriana mentre l’Iran e Hezbollah sostengono il regime di Bashar al-Assad.

Rivolgendosi al Consiglio superiore islamico, sabato 25 novembre Hariri ha affermato: “Il fardello di responsabilità che ricade su Dar al-Fatwa è immenso. La vostra missione è quella di ricondurre il discorso religioso ad un modo di pensare razionale, ed educare i cittadini a evitare lo sfruttamento di alcune tribune religiose per incitare a obiettivi politici contrari agli interessi del Libano e dei libanesi. Perché il nostro è un popolo di moderazione e tolleranza”.

“Nella regione noi [libanesi] siamo presi di mira e se non agiamo con saggezza, trascineremo il Paese nel caos”, ha aggiunto il premier. “Voi siete Dar al-Fatwa, e durante la crisi passata avete mostrato che avete a cuore l’unità nazionale e l’impedimento di qualsiasi divisione o sommossa tra i libanesi”.

Dar al-Fatwa è la sede ufficiale del Gran Muftì del Libano, massima carica musulmana sunnita del Paese.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’inglese e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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