Siria: le milizie iraniane rimarranno nel Paese

Pubblicato il 24 novembre 2017 alle 6:06 in Iran Siria

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Le forze del Corpo delle guardie della rivoluzione iraniana rimarranno in Siria anche dopo la fine del conflitto, con l’obiettivo di svolgere un ruolo importante nella realizzazione di un “cessate il fuoco” permanente nel Paese, secondo quanto dichiarato dal comandante delle milizie iraniane, il maggiore generale Mohammad Ali Jafari.

In un discorso trasmesso dalla televisione ufficiale iraniana, giovedì 23 novembre 2017, Jafari ha dichiarato che l’Iran è pronto ad aiutare a ricostruire la Siria e a realizzare un cessate il fuoco permanente nel territorio.

Jafari ha altresì affrontato altre questioni di interesse per l’Iran, tra le quali il ruolo del Paese nel conflitto civile in Yemen. In questo senso, il maggiore generale ha negato il supporto militare e finanziario agli Houthi da parte del proprio Paese e ha dichiarato che “l’Iran fornisce sostegno soltanto in materia di consulenza e assistenza spirituale allo Yemen”.

Recentemente, le tensioni tra Iran e Arabia Saudita sono aumentate dopo che, domenica 5 novembre 2017, gli Houthi avevano lanciato un missile balistico contro l’aeroporto internazionale King Khaled, situato nella capitale saudita. Il razzo era stato immediatamente dirottato e ridotto in frammenti in una zona disabitata a est di Riad, non causando alcun danno. Per tutta risposta, il giorno successivo, lunedì 7 novembre 2017, la coalizione araba, a guida saudita, che combatte in Yemen, aveva chiuso tutti gli accessi aerei, marittimi e di terra nel Paese, al fine di contrastare l’invio delle armi agli Houthi da parte dell’Iran. L’Arabia Saudita e l’Iran sostengono parti avverse nel conflitto in Yemen. Riad è intervenuta direttamente nel conflitto, supportando il presidente destituito, Rabbo Mansour Hadi, tuttora riconosciuto dalla comunità internazionale. Teheran, invece, sostiene gli Houthi, inviando segretamente armi al gruppo. L’Arabia Saudita ritiene che sia l’Iran ad armare il gruppo ribelle yemenita. In questo senso, Riad avrebbe interpretato la caduta del missile degli Houthi nel territorio saudita come un “atto di guerra” da parte di Teheran. Da parte sua, l’Iran aveva categoricamente respinto le accuse di Riad, definendole “false e pericolose” e “contrarie al diritto internazionale e alla carta delle Nazioni Unite”.

In merito alla possibilità di disarmare Hezbollah in Libano, invece, Jafari ha dichiarato che si tratta di una questione “non negoziabile” e ha affermato: “Hezbollah deve essere armato per combattere contro il nemico della nazione libanese, che è Israele. Naturalmente, dovrebbero avere le armi migliori per proteggere la sicurezza del Libano. Questa questione non è negoziabile”. Jafari fa riferimento alle dichiarazioni del ministro degli Esteri saudita, Abdel Al-Jubeir, il quale, il 16 novembre 2017, aveva chiesto a Hezbollah di disarmarsi, sottolineando che nella regione erano già in corso sforzi per allontanare il gruppo dal governo libanese.

Infine, Jafari ha elogiato il successo degli alleati iraniani nella regione, parlando di un “fronte di resistenza” che si estenderebbe da Teheran a Beirut, e ha esortato Riad a non affrontare questo “fronte”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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