Puerto Rico: il grande esodo

Pubblicato il 24 novembre 2017 alle 6:02 in America Latina America centrale e Caraibi

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Più di 150.000 persone hanno lasciato Puerto Rico alla volta della Florida dopo le devastazioni causate dall’uragano Maria, che ha colpito l’isola tra il 27 e il 29 settembre scorsi. Tutti i dati lasciano presagire che, se il flusso continua, si tratterà della più grande ondata migratoria della storia dei Caraibi.

In meno di due mesi il numero dei portoricani partiti alla volta degli Stati Uniti ha già superato i 125.000 cubani che tra aprile e novembre del 1980 furono protagonisti del cosiddetto “esodo di Mariel”. Allora in piena guerra fredda Fidel Castro aprì all’emigrazione il porto di Mariel, causando una fuga di massa in direzione della Florida e considerata finora una delle più grandi sfide migratorie affrontate dagli USA.

Tra il 2000 e il 2016 sono stati poco meno di 700.000 gli abitanti di Puerto Rico a trasferirsi negli Stati Uniti, spinti da una recessione che sembra interminabile e da una crisi economica che ha provocato il fallimento dello stato caraibico valendogli il nomignolo di “Grecia dei Caraibi”.

Forti dello status di paese associato, che consente ai portoricani di trasferirsi negli USA senza necessità di visto e senza correre il rischio di essere espulsi, sono stati registrati quasi 5,5 milioni di isolani residenti negli Stati Uniti, contro i poco più 3,4 milioni che vivono a Puerto Rico. Risiedendo negli usa inoltre, i portoricani possono votare per il Presidente, cosa invece interdetta a chi rimane nell’isola.

L’uragano Maria ha accelerato dunque una dinamica già in atto da tempo, aggravando tuttavia la situazione migratoria in Florida e condannando Puerto Rico alla perdita di un’altra “generazione con la valigia”. 

“Le infrastrutture dell’isola sono in stato pietoso – accusa il professor José Almeida dell’Università di Puerto Rico – la metà della popolazione ancora non ha elettricità, i pronostici parlano di recupero non prima del 2044, di fatto perderemo un’intera generazione produttiva”.

L’Uragano ha distrutto 57.000 case, danneggiandone altre 550.000, ha bloccato l’accesso a intere comunità, interrotto la somministrazione regolare di acqua ed elettricità. Due mesi dopo Maria l’isola continua a sostenersi grazie agli aiuti umanitari. Si calcola che oltre 2 milioni di pasti siano stati somministrati alla popolazione, mentre Google ha annunciato di aver ristabilito la connessione internet del paese lo scorso 10 novembre.

Intere fasce della società portoricana non hanno nessuna speranza per il futuro, e soprattutto per chi ha figli piccoli o adolescenti, l’unica soluzione per garantire loro un avvenire è lasciare l’isola.

 

Sicurezza internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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