Mediterraneo: come sono cambiati i flussi migratori

Pubblicato il 24 novembre 2017 alle 15:03 in Europa Immigrazione

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La UN Refugee Agency ha rilasciato un nuovo report intitolato “Desperate Journeys”, in cui analizza il cambiamento dei flussi migratori nel Mediterraneo durante i mesi di luglio, agosto e settembre 2017.

A partire da luglio, gli sbarchi sulle coste italiane ed europee sono cominciati a diminuire, soprattutto quelli provenienti dalla rotta del Mediterraneo Centrale che collega la Libia all’Italia. Nello stesso periodo, invece, si sono attivate altre rotte, in particolare quella del Mediterraneo orientale, dalla Turchia verso la Grecia e l’Italia.

Tra lugio a settembre, la Grecia ha riscontrato un aumento nel numero di arrivi. Solo a settembre, sono giunti sulle sue coste 4,900 rifugiati, cifra più alta registrata dal marzo 2016, mese in cui venne firmato l’accordo tra l’UE e la Turchia che portò alla chiusura della rotta balcanica. La maggior parte dei migranti che arrivano in Grecia sono originari della Siria, dell’Iraq e dell’Afghanistan e, molti di loro, sono donne e bambini. “Nel corso dei mesi trascorsi, la rotta per la Grecia ha attratto sempre più migranti, mentre i viaggi verso dalla Libia verso l’Italia sono diminuiti. Ciò ha portato i rifugiati a diversificare i propri viaggi per raggiungere il continente europeo”, ha spiegato il direttore della UN Refugee Agency per l’Europa, Pascale Moreau.  Il rapporto rende noto altresì che, nel corso dell’estate, sono state registrate nuove partenze dalla Turchia. Le autorità di Ankara hanno riferito che, da gennaio 2017, almeno 20,700 migranti che si trovavano all’interno dei propri territori hanno tentato di raggiungere la Grecia, sia via mare, sia via terra. Tale cifra è nettamente maggiore rispetto ai 7,500 rifugiati che hanno cercato di lasciare il Paese nel 2016. A partire dal mese di ottobre, l’Europol ha riscontrato l’attivazione di nuovi traffici dalle coste meridionali della Turchia, diretti ai porti secondari dell’Italia del sud. Gli scafisti chiedono fino a cifre pari a 6,000 euro per intraprendere viaggi in barca a vela, o su piccole imbarcazioni a motore e, una volta attraccati in porti minori dove ci sono meno controlli, costringono i migranti a fuggire a piedi. La maggior parte dei trafficanti sono originari dell’est, dalla Bielorussia, Georgia, Azerbaijan e Russia, mentre i migranti provengono prevalentemente dall’Afghanistan, dall’Iran, dall’Iraq, dal Pakistan e dalla Siria. La UN Refugee Agency informa che è stata attivata anche una nuova rotta attraverso il Mar Nero, che permette ai migranti di raggiungere la Romania dalla Turchia. Tra agosto e settembre 2017, le autorità di Bucarest hanno registrato l’arrivo di 476 persone, originarie soprattutto dell’Iraq e dell’Iran.

Con la chiusura della rotta libica, sono stati attivati i traffici dall’Algeria e dalla Tunisia. Oltre agli accordi conclusi tra Roma e Tripoli per cercare di fermare i flussi migratori verso l’Italia, il 4 luglio 2017, la Commissione europea ha annunciato un Piano di Azione per sostenere gli sforzi italiani nel ridurre l’immigrazione illegale, impiegando 46 milioni euro per attuare una serie di iniziative volte a tale scopo. La UN Refugee Agency informa che, nel terzo trimestre del 2017, i migranti arrivati in Italia sono stati prevalentemente di origini nigeriane, tunisine e maliane. In particolare, nel solo mese di settembre, sono giunti sulle coste italiane 1,400 tunisini. Allo stesso modo, a partire da quest’estate, sono aumentate anche le partenze di migranti dall’Algeria, che si sono diretti soprattutto in Sardegna. Il 20 novembre scorso, la Guardia Costiera algerina ha intercettato più di 286 migranti illegali nel Mediterraneo, in procinto di raggiungere l’Europa, mentre giovedì 23 novembre, quattro imbarcazioni con a bordo 27 algerini sono attraccate a Sant’anna Arresi, Porto Pino e nell’area di Sulcis Iglesiente, in Sardegna.

Infine, riguardo la rotta del Mediterraneo occidentale, anche la Spagna, nel penultimo trimestre del 2017, ha riscontrato un aumento del 90% negli arrivi, sia via mare, provenienti dal Marocco, dalla Costa d’Avorio e dalla Guinea, sia via terra, provenienti soprattutto dalla Siria. Il Marocco, oltre ad essere un Paese destinazione grazie alla sua fiorente economia, continua ad essere un Paese di transito per tutti quei migranti che irregolari originari dell’Africa sub-sahariana che vogliono raggiungere l’Europa. La maggioranza di questi, vittime dei trafficanti di esseri umani, entra in Marocco nel tentativo di raggiungere le enclavi spagnole di Ceuta e Melilla, per poi imbarcarsi alla volta della Spagna. Queste due enclavi sono circondate da imponenti mura di ferro per impedire l’infiltrazione di migranti illegali in territorio spagnolo e per far sì che solo un numero ristretto di richiedenti asilo riesca a raggiungere la Spagna. La fortezza, munita di torri di avvistamento, filo spinato, lame di metallo, telecamere e rilevatori di diverso tipo, è altresì controllata su entrambi i lati dai soldati della Guardia Civil, corpo di sicurezza spagnolo, e dalla polizia marocchina. Secondo quanto riferito dal report della UN Refugee Agency, lo scorso 31 agosto, 31 donne sono morte nel tentativo di entrare a Melilla via mare, mentre entro la fine di settembre, complessivamente 122 migranti sono deceduti cercando di arrivare in Spagna attraverso Melilla.

Nelle conclusioni, l’agenzia esorta l’Europa a elaborare sistemi più efficaci che permettano ai migranti di compiere viaggi legali e non pericolosi. Tali sistemi necessiteranno un miglioramento nella gestione delle richieste di asilo, al fine di velocizzare anche i processi di ricongiungimento familiare.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.