Corea del Sud: sì o no ai sottomarini nucleari?

Pubblicato il 24 novembre 2017 alle 6:05 in Asia Corea del Sud

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La Corea del Sud potrebbe decidere di dotarsi di sottomarini nucleari nel tentativo di migliorare le sue difese nazionali di fronte alle costanti minacce provenienti dalla Corea del Nord.

Il presidente della Corea del Sud, Moon Jae-in, ha discusso con la sua controparte degli Stati Uniti, Donald Trump, della possibilità che la Corea del Nord acquisti dagli Usa o sviluppi in modo autonomo dei sottomarini nucleari, durante un incontro bilaterale avvenuto nella visita ufficiale del presidente Trump in Corea del Sud, il 6 e 7 novembre.

I dettagli della consultazione tra i due presidenti non sono noti, ma, secondo gli analisti, il fatto che l’argomento dei sottomarini nucleari (SSN) sia stato toccato è già un’indicazione importante. Vuol infatti dire che Seoul intende, nel futuro prossimo, acquistare o dotarsi di tecnologie nucleari. La ragione di questa decisione è di tipo strategico, come osserva Franz-Stefan Gady su The Diplomat. La Corea del Sud vuole dotarsi di sottomarini capaci di condurre attacchi nucleari è che teme i sottomarini di Pyongyang. La Corea del Nord, oltre ai sottomarini comuni, ne ha alcuni in grado di lanciare i missili balistici KN11/Pukguksong-1. La principale differenza tra i sottomarini normali a diesel e quelli che sfruttano l’energia atomica è che possono rimanere più a lungo sott’acqua, questo per la Corea del Sud vorrebbe dire una maggiore efficienza nel localizzare i movimenti delle flotte del Nord.

La ragione strategica è evidente, ma è davvero realistico che la Corea del Sud si doti di una piccola flotta di sottomarini nucleari?

La risposta è non molto, per diverse motivazioni. Innanzi tutto, appare piuttosto difficile immaginare che gli Stati Uniti intendano fornire o vendere alla Corea del Sud dei sottomarini nucleari, perché ciò vorrebbe dire ampliare la proliferazione del nucleare sulla penisola coreana, un punto che contesta fortemente al regime di Pyongyang. Vorrebbe anche dire che gli Usa siano pronti a condividere la loro tecnologia più sensibile con un alleato. Da ultimo, i sottomarini americani sarebbero troppo costosi per le tasche dell’esercito di Seoul.

“Gli Stati Uniti non mai venduto i loro sottomarini a energia nucleare a nessun paese straniero”, ha affermato un ufficiale della Corea del Sud, “se decidessimo di acquisirli, lo faremmo sviluppando le tecnologie internamente”. Si tratta di un progetto oneroso, per ottenere i 3 sottomarini che Seoul vorrebbe per garantire la copertura di tutti i turni di pattugliamento, i costi si aggirerebbero intorno a 9 miliardi di dollari, secondo le stime.

Nel 2003, la Corea del Sud aveva avviato un progetto militare clandestino – violando il suo accordo con gli Stati Uniti che non le permette di dotarsi di armi nucleari – e tentato di sviluppare un sottomarino a energia nucleare autoctono. Il progetto venne chiuso dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica un anno dopo, nel 2014.

Per lo sviluppo dei sottomarini nucleari auspicati dal presidente Moon Jae-in, il suo governo deve superare diversi ostacoli. Primo tra tutti la creazione di carburante atomico, in quanto, secondo l’emendamento del 2015 dell’accordo sull’energia nucleare con gli Usa, Seoul non può arricchire l’uranio o ri-processare carburante già usato per fini militari. Ciò che è invece consentito è l’arricchimento dell’uranio per produrre energia nucleare a uso civile per il futuro. I sottomarini nucleari potrebbero essere alimentati anche da uranio arricchito a bassi livelli, ma per Washington vorrebbe comunque dire chiudere un occhio di fronte a un ampliamento della proliferazione nucleare sulla penisola coreana.

La Corea del Sud ha firmato il Trattato di Non Proliferazione del 1975 e deve rispettarlo, anche se potrebbe sperare in un ulteriore revisione dell’accordo del 2015 in modo da prevedere un’eccezione per i carburanti da usare per i sottomarini nucleari.

In termini di tempistiche, occorrerebbero almeno 5 anni perché Seoul possa completare la costruzione di un sottomarino nucleare, anche se ricevesse aiuto dall’estero.

Attualmente, la marina della Corea del Sud è impegnata in operazioni per lo più di sicurezza dei litorali e aggiungerà alla sua flotta 18 sottomarini da attacco a carburante diesel entro il 2019. Questi sottomarini saranno tutti dotati di tecnologie sonar e di sistemi di propulsione indipendenti all’aria, ciò li renderà in grado di rimanere sott’acqua per due settimane in più rispetto ai precedenti.

Secondo l’analista di The Diplomat, con questi nuovi ingressi nella marina sudcoreana l’utilità di aggiungere alcuni sottomarini nucleari è poco chiara, anche perché essi sono più facili da individuare e più rumorosi di quelli tradizionali.

Sicurezza Internazionale quotidiano di politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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