Argentina: nessuna speranza per il sottomarino scomparso

Pubblicato il 24 novembre 2017 alle 20:21 in America Latina Argentina

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“Anormale, violenta, corta e non nucleare” – con queste parole il portavoce della marina militare argentina ha descritto l’esplosione registrata dai radar il 15 novembre scorso a largo della Patagonia, nella zona dove si sono perse le tracce del sottomarino ARA San Juan e dei 44 membri del suo equipaggio.

La marina militare argentina ha ascoltato per giorni le registrazioni dei radar alla ricerca di qualche segnale del sottomarino e solo giovedì 23 novembre analisi incrociate hanno confermato l’avvenuta esplosione e, con ogni probabilità, la morte dei 44 marinai intrappolati nell’ARA San Juan.

I radar argentini non avevano segnalato niente di anomalo nella zona, l’esplosione è stata registrata, secondo quanto comunicato dal portavoce della marina di Buenos Aires Enrique Balbi, da un radar statunitense e da quello di un’organismo indipendente delle Nazioni Unite che monitora il rispetto del Comprehensive Test Ban Treaty (Trattato di bando complessivo dei test nucleari – CTBT).

È stata l’agenzia che controlla il rispetto del trattato, con sede a Vienna, a confermare i timori di familiari e autorità, affermando che uno dei radar che monitorano le eventuali violazioni del trattato in America Latina, ha registrato un’esplosione a largo della Patagonia alle 10:51 del 15 novembre.

Si teme che il relitto sia affondato e si trovi ora negli abissi, a 3.000 metri di profondità. Vane dunque le ricerche cui avevano preso parte unità aeree, navali e radar di Uruguay, Brasile, Cile, Sudafrica, Stati Uniti, Perù, Norvegia, Colombia e Regno Unito: la più grande azione navale messa in atto nella zona fin dai tempi dalla guerra delle Falkland, proprio contro il Regno Unito.

I nove paesi che collaborano con l’Argentina alle ricerche hanno deciso di continuare a setacciare la zona nella speranza di ripescare il relitto.

I parenti dei 44 membri dell’equipaggio del sottomarino ARA San Juan chiedono ora conto dell’accaduto ai vertici della Marina. “Sono perversi, ci hanno mentito” – accusano i familiari, da giorni in attesa di notizie nella base militare di Mar del Plata.

“Ho detto all’ammiraglio responsabile della base navale Mar del Plata che sono responsabili di quello che è successo a mio fratello, un eroe nazionale e agli altri membri dell’equipaggio. E ci aspettiamo che paghino per questo” – ha dichiarato alla stampa Claudio Rodríguez, fratello di uno dei membri dell’equipaggio.

“Hanno mandato in nave una carretta – accusa Itatí Leguizamón, moglie del marinaio Germán Suárez – avevano avuto problemi ad emergere già nel 2014, ci hanno mentito”.

L’ARA San Juan, di fabbricazione tedesca, era in dotazione alla marina argentina sin dal 1985, e nel 2015 era stato oggetto di riparazioni che gli assicuravano, secondo le autorità, “altri 30 anni di vita nei mari”. È andata diversamente.

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Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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