USA aumentano i raid aerei in Afghanistan

Pubblicato il 23 novembre 2017 alle 8:31 in Afghanistan USA e Canada

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Con le progressive sconfitte dell’ISIS in Siria e in Iraq, gli Stati Uniti hanno aumentato significativamente i bombardamenti aerei in Afghanistan per colpire sia i talebani, sia i militanti affiliati allo Stato Islamico attivi nel Paese asiatico.

La CNN riferisce che, nel solo mese di ottobre 2017, gli USA hanno sganciato 653 bombe e missili in Afghanistan, segnando un netto aumento rispetto alle 203 munizioni utilizzate lo stesso mese nel 2016. Si è trattato altresì del record di armi utilizzate contro i terroristi dell’area dal 2012 a oggi. All’epoca, erano presenti sul suolo afghano 100,000 truppe, mentre oggi ce ne sono 14,000.

Sotto l’amministrazione Obama le operazioni contro i talebani in Afghanistan erano diminuite per via delle misure restrittive adottate dalla Casa Bianca, le quali imponevano agli aerei da guerra americani di colpire i militanti di al-Qaeda e dell’ISIS, ma di eliminare i talebani sono in determinate circostanze. Con l’annuncio della nuova strategia americana in Afghanistan da parte dell’amministrazione Trump, avvenuto il 21 agosto 2017, Washington ha eliminato tali restrizioni, permettendo alle forze aerei statunitensi di colpire i terroristi anche nelle aree più remote del Paese.

Secondo quanto riportato dal New York Times, domenica 19 novembre 2017, i raid americani avrebbero colpito 10 depositi di droga appartenente ai talebani, il cui commercio ha un valore annuale pari a 200 milioni di dollari. Il comandante delle operazioni statunitensi in Afghanistan, il generale John W. Nicholson Jr., ha spiegato che un bombardiere B-52 e un aereo da guerra F-22 hanno preso parte all’operazione, la prima del suo genere ordinata da Trump. “Lo spaccio di eroina è divenuto un fenomeno globale. I criminali afghani vicini ai talebani sono responsabili dell’85% del suo commercio mondiale”, ha precisato Nicholson Jr, aggiungendo che la campagna contro i laboratori di droga dei talebani, che sono tra i 400 e i 500 in tutto il Paese asiatico, continuerà anche in futuro.

Ad avviso di molti esperti, tali operazioni sono necessarie, poiché è stato stimato che il commercio di droghe costituisce il 60% dei guadagni complessivi dei talebani. Ciò induce il generale Nicholson a ritenere che i militanti afghani siano “un’organizzazione criminale che si maschera da leader politici e religiosi”. “Combattono per continuare a trarre vantaggio dalla vendita dei narcotici e da altre attività illegali. Ci sono almeno 13 diverse organizzazioni criminali che smerciano droga in Afghanistan, di cui 7 attive nella provincia di Helmand, che è infestata dai talebani”, ha spiegato Nicholson.

Quando i talebani governavano l’Afghanistan, negli anni ’90, avevano proibito la coltivazione di molte piantagioni utilizzate per fabbricare sostanze stupefacenti. In seguito all’invasione americana e alla loro sconfitta nel 2001, i combattenti sono divenuti un gruppo di insorti che tenta ancora oggi di rovesciare il governo di Kabul, sostenuto dagli USA, per riprendere il controllo del Paese. Ciò ha portato i talebani a intraprendere il commercio dell’oppio e delle droghe, al fine di avere maggiori finanziamenti per portare avanti la loro campagna militare contro le forze afghane e straniere.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

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