Cina e Vaticano: inizia la diplomazia della cultura

Pubblicato il 23 novembre 2017 alle 11:01 in Asia Cina

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La Cina e il Vaticano hanno dato inizio a quella che definiscono “diplomazia della cultura”. Due mostre d’arte contemporanee si terranno rispettivamente a Pechino, nel Museo della Città Proibita e ai Musei Vaticani, nella primavera del 2018. Si tratta di un evento pioneristico nei rapporti tra la Santa Sede e Pechino di grande importanza simbolica.

La Cina e il Vaticano non hanno instaurato relazioni diplomatiche ufficiali e i contatti tra le due parti, storicamente, sono stati controversi. Nell’ultimo periodo però, grazie alla spinta fornita dall’attuale Pontefice, Papa Francesco, e dal presidente della Cina, Xi Jinping, i due Paesi hanno registrato un lento e graduale avvicinamento.

“La cultura è il precursore della diplomazia”, ha affermato il presidente del China Culture Investment Fund, Zhu Jiancheng, non escludendo una possibile futura normalizzazione dei rapporti tra la Cina e la Santa Sede, durante la conferenza stampa tenutasi presso la Sala Stampa del Vaticano, il 21 novembre 2017.

Per il momento, saranno 40 le opere ad essere esposte in contemporanea a Roma e a Pechino, 20 provenienti dal Museo Nazionale della Città Proibita e 20 dalla collezione dei Musei Vaticani. Tra queste, due opere dell’artista cinese contemporaneo Zhang Yan sono state donate a Papa Francesco dal pittore stesso nel mese di maggio 2017 e rappresentano il messaggio di fondo della mostra stessa. Un invito all’unione, alla condivisione e all’apprezzamento dell’arte vista come qualcosa in grado di unire popoli e culture diverse, di avere un ruolo di ponte tra mondi lontani e diversi.

Papa Francesco, un papa appartenente ai Gesuiti viene visto con favore dalla Cina, poiché egli ricorda un personaggio storico molto importante per i rapporti tra Pechino e Roma, storicamente: padre Matteo Ricci. Padre Matteo Ricci, gesuita, a differenza di molti altri missionari che giunsero in Cina nel Cinquecento per cercare di diffondere il Cristianesimo, comprese una verità importante: per parlare con i cinesi occorreva comprenderne pensiero, lingua e cultura. Matteo Ricci si scelse un nome cinese, Li Madou, e lasciò da parte il ruolo di missionario in senso stretto per ricoprire quello del letterato e saggio, caro alla cultura confuciana. Fu così che egli riuscì a trasmettere le conoscenze in materia di astronomia, geografia e scienza occidentali ai cinesi, ma ancor più egli divenne il primo occidentale a studiare in modo approfondito i testi classici della letteratura cinese.  Diffuse il Cristianesimo, ma lo fece cercando gli elementi comuni e di vicinanza con le filosofie taoiste e confuciane proprie dei cinesi. 

Papa Francesco, seguendo le tracce del suo illustre fratello gesuita, potrebbe rappresentare la svolta per la normalizzazione dei rapporti tra Cina e Vaticano, partendo proprio dalla cultura e dell’arte, temi cari ad entrambe le parti. La strada, però, è molto lunga e la situazione della Chiesa Cattolica Cinese molto delicata e complessa. La questione più spinosa riguarda le nomine dei vescovi. La Cina non riconosce al Papa l’autorità totale ed indipendente per la nomina dei vescovi, poiché ritiene che i candidati episcopali debbano essere selezionati dalle Associazioni Patriottiche dei Cattolici Cinesi, organizzazioni di cattolici cinesi che considerano la religione come strumento per la diffusione del patriottismo. Esistono, di fatto, due Chiese Cattoliche in Cina. La prima è guidata dai vescovi nominati dal Papa, ma non riconosciuti dalle autorità cinesi e viene definita “Chiesa clandestina”. La seconda, detta “Chiesa Ufficiale”, è guidata da vescovi scelti con il sostegno delle autorità civili.

Attualmente, la Santa Sede non ha relazioni diplomatiche ufficiali con la Cina continentale, da quando, nel 1952 – a 3 anni dalla fondazione della Repubblica Popolare Cinese – il nunzio apostolico è stato espulso da Pechino. 

Nella Città del Vaticano vi è, invece, un’Ambasciata della Repubblica di Cina, il nome ufficiale dell’isola di Taiwan, con cui la Santa Sede ha rapporti diplomatici. Secondo il principio “una sola Cina” nessun Paese può intraprendere relazioni estere ufficiali con Pechino senza rinunciare a quelle con Taiwan, poiché il principio sancisce l’esistenza di un solo governo legittimo per tutto il territorio cinese, riconoscendolo in quello di Pechino. 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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