Libano: rafforzate le truppe al confine con Israele

Pubblicato il 22 novembre 2017 alle 6:07 in Libano Medio Oriente

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Il capo delle Forze armate libanesi, il generale Joseph Aoun, ha invitato le proprie truppe, stanziate al confine meridionale del Paese, a essere “completamente pronte” ad “affrontare la minaccia e le violazioni del nemico israeliano e le sue intenzioni aggressive nei confronti del Libano, del suo popolo e del suo esercito”.

Martedì 21 novembre 2017, il generale Aoun ha rafforzato l’ordine dato ai propri militari, in occasione del 74esimo anniversario dell’indipendenza del Libano, che viene celebrato il 22 novembre, e ha sottolineato la necessità “di rispondere in maniera ferma e forte al tentativo di sfruttare la situazione attuale [da parte di Israele], al fine di provocare divisioni e caos, mettendo in pericolo l’unità nazionale, la pace e gli interessi dei libanesi”.

Il generale Aoun ha altresì esortato i militari a “implementare la risoluzione 1701, in coordinamento con le forze delle Nazioni Unite in Libano, al fine di mantenere la stabilità”. La risoluzione, adottata nel 2006, aveva posto fine alle ostilità tra Israele e Hezbollah e aveva stabilito che l’esercito libanese è responsabile della sicurezza all’interno del proprio territorio, al confine con Israele, mentre sono bandite dall’area tutte le altre forze armate, incluso Hezbollah. In tale occasione era stata estesa anche l’operazione dei caschi blu dell’Onu, conosciuta con il nome di Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite (UNIFIL). L’UNIFIL era stata creata il 19 marzo 1978, in seguito all’occupazione del territorio libanese da parte di Israele, al fine di creare una fascia di sicurezza volta a tutelare i civili. Più recentemente, il 30 agosto 2017, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU aveva votato all’unanimità l’estensione della missione per il periodo di un anno.

Il capo delle Forze armate fa riferimento alla situazione complessa in cui versa il Libano dopo che, il 4 novembre 2017, il primo ministro, Saad Al-Hariri, aveva rassegnato le proprie dimissioni, temendo un attentato contro la propria vita. In tale occasione, il premier aveva accusato l’Iran e il suo alleato libanese Hezbollah di seminare discordia nel mondo arabo.

In merito alla questione, Israele aveva definito le dimissioni di Al-Hariri una “sveglia” che avrebbe dovuto far comprendere alla comunità internazionale quanto l’Iran stia minacciando la stabilità del Medio Oriente. Negli scorsi mesi, Israele ha più volte espresso la preoccupazione che l’Iran stia ampliando la propria influenza in Medio Oriente, soprattutto in Siria e in Libano. In Libano, in particolare, Israele teme che le dimissioni del primo ministro Al-Hariri, che era riuscito a riunire quasi tutti i principali partiti libanesi, possano favorire la presa di potere da parte di Hezbollah e, di conseguenza, l’estensione dell’influenza iraniana nel territorio, dal momento che Teheran è il principale sostenitore del partito sciita. Proprio per contrastare “i piani dell’Iran di controllare il Medio Oriente”, il 16 novembre 2017, il capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane, il generale Gadi Eisenkot, si era detto pronto a collaborare con l’Arabia Saudita, attraverso lo scambio di informazioni di Intelligence, nonostante i due Paesi non abbiano relazioni diplomatiche, almeno formalmente.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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