Nella mente di Bin Laden: il diario pubblicato dalla CIA

Pubblicato il 20 novembre 2017 alle 6:01 in USA e Canada

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il primo novembre 2017, il direttore della CIA, Mike Pompeo, ha autorizzato la pubblicazione di un vasto archivio di documenti recuperati nel raid che uccise Osama Bin Laden ad Abbottabad, il 2 maggio 2011.

Tra questi, ci sarebbe anche il diario personale del fondatore di al-Qaeda che, secondo quanto riferito da Ali Younes su al-Jazeera in lingua inglese, permette di entrare nella mente del terrorista. Dalla lettura del documento, riporta l’autore, emerge che Bin Laden si limitava a commentare gli eventi che accadevano, senza elaborare strategie per influenzare il loro corso. In particolare, il tema dominante del diario sono le rivolte nei Paesi arabi del 2011.

Riguardo alla Libia, dove nel febbraio di quell’anno il dittatore Muammar Gheddafi decise di intervenire contro i ribelli che stavano cercando di rovesciare il suo regime, Bin Laden scriveva di sperare nella sua sconfitta. “La differenza tra le rivolte in Libia, in Tunisia e in Egitto, è che in Libia si era aperta ai mujaheddin grazie al caos generale”, spiegava Bin Laden, riferendo che una simile situazione sarebbe stata favorevole all’instaurazione di nuove cellule nel Paese nordafricano.

Nel caso dello Yemen, uno dei Paesi più poveri al mondo, il fondatore di al-Qaeda temeva che l’ulteriore impoverimento del Paese stesse portando troppo velocemente verso una rivoluzione prematura. A suo avviso, i cittadini yemeniti non erano pronti ad un evento del genere. Tuttavia, esattamente come per la Libia, il terrorista pensava che la migliore soluzione fosse mantenere il caos assoluto in tutto il Paese, così da permettere l’infiltrazione di al-Qaeda. Nello specifico, Bin Laden suggeriva di assassinare l’allora presidente yemenita, Ali Abdullah Saleh, che è stato poi deposto nel febbraio 2012.

Ali Younes spiega che il diario di Bin Laden non offre un’analisi più approfondita degli eventi, ma soltanto la sua visione superficiale. Secondo quanto riferito da persone che lo conoscevano mentre si trovava in Afghanistan, il terrorista non era né religioso, né un pensatore strategico. “Bin Laden era un uomo d’affari molto ricco che aveva legato tutte le sue fortune alla causa del jihad”, ha riferito una fonte che era entrata in contatto con Bin Laden nel 1990, aggiungendo che il terrorista si preoccupava delle operazioni quotidiane effettuate da al-Qaeda in Afghanistan, in modo simile a come gestiva gli affari economici.

Circa la società occidentale, Bin Laden la descriveva come “degenerata e immorale”, e pensava che il governo americano fosse la causa di tutti i mali dei Paesi arabi. Questo fatto, spiega Ali Younes, potrebbe averlo spinto a colpire direttamente gli Stati Uniti l’11 settembre 2001, e non i regimi arabi che sperava venissero rovesciati da rivolte interne. Tuttavia, l’autore aggiunge che, probabilmente, il terrorista aveva sottovalutato la reazione di Washington all’attacco al World Trade Center. Dal diario emerge che Bin Laden si aspettava numerosi bombardamenti contro i campi di al-Qaeda in Afghanistan, ma non l’invasione diretta del Paese da parte delle truppe americane.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Sofia Cecinini

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.