Israele e i legami segreti con i Paesi arabi

Pubblicato il 20 novembre 2017 alle 13:45 in Israele Medio Oriente

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Il ministro dell’Energia israeliano, Yuval Steinitz, ha dichiarato, durante un’intervista rilasciata alla Army Radio israeliana, che Israele starebbe intrattenendo “relazioni segrete” con l’Arabia Saudita per fronteggiare l’Iran.

Secondo quanto riferito dal quotidiano israeliano Jerusalem Post, sia Israele sia l’Arabia Saudita considerano l’Iran come la principale minaccia in Medio Oriente. Le crescenti tensioni tra Riad e Teheran avrebbero spinto la monarchia saudita e Israele a rafforzare la loro cooperazione per affrontare il nemico comune.

Le tensioni tra Arabia Saudita e Iran sono aumentate dopo che, domenica 5 novembre 2017, gli Houthi, i ribelli che combattono in Yemen, avevano lanciato un missile balistico contro l’aeroporto internazionale King Khaled, situato nella capitale saudita. Il razzo era stato immediatamente dirottato e ridotto in frammenti in una zona disabitata a est di Riad, non causando alcun danno.  In merito alla questione, il principe saudita, Mohammed bin Salman, martedì 7 novembre 2017, aveva accusato Teheran di “aggressione militare diretta”, considerata un vero e proprio “atto di guerra”. L’Arabia Saudita accusa l’Iran di celarsi dietro i ribelli yemeniti, contro cui combatte la coalizione araba, a guida saudita, in Yemen. Per tutta risposta, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, aveva categoricamente respinto le accuse dell’Arabia Saudita, definendole “false e pericolose” e “contrarie al diritto internazionale e alla carta delle Nazioni Unite”.

In merito ai rapporti tra Israele e Arabia Saudita, Steinitz non ha definito che tipo di contatti ci siano tra i due Paesi, ma ha dichiarato: “Intratteniamo rapporti con molti Paesi arabi e musulmani che, in effetti, sono in parte nascosti e, di solito, siamo la parte che non si vergogna. È l’altra parte a essere interessata a mantenerli riservati. Noi, di solito, non abbiamo alcun problema, ma rispettiamo la volontà dell’altra parte quando si sviluppano i legami, che sia con l’Arabia Saudita o altri Paesi arabi o musulmani e c’è molto di più… ma lo teniamo segreto”.  Da parte sua, l’Arabia Saudita non ha ancora espresso la propria posizione.

Il sospetto che Israele stia intrattenendo rapporti segreti con i Paesi arabi è sorto dopo che, giovedì 16 novembre 2017, il capo di stato maggiore delle Forze di difesa israeliane, il generale Gadi Eisenkot, si era detto pronto a collaborare con l’Arabia Saudita per affrontare i piani dell’Iran “di controllare il Medio Oriente”, attraverso lo scambio di informazioni di Intelligence.

Giovedì 16 novembre 2017, in un’intervista all’agenzia di stampa Reuters, il ministro degli Esteri saudita, Abdel Jubeir, interrogato sui rapporti del proprio Paese con Israele, aveva dichiarato: “Abbiamo sempre affermato che, se il conflitto israelo-palestinese verrà risolto sulla base dell’iniziativa di pace araba, Israele godrà di relazioni economiche politiche e diplomatiche normali con tutti i Paesi arabi, di conseguenza, finché questo non accadrà non intratterremo relazioni con Israele”.

Il ministro saudita fa riferimento all’iniziativa di pace araba adottata nel 2002 per porre fine al conflitto tra Israele e Palestina. Il progetto prevede la normalizzazione delle relazioni tra i Paesi arabi e Israele, in cambio del ritiro di Israele dai territori occupati, inclusa Gerusalemme est.

Israele e Arabia Saudita temono che l’Iran stia ampliando la propria influenza in Medio Oriente, soprattutto in Siria e in Libano. In Siria, Teheran è il principale sostenitore delle forze del regime di Bashar Al-Assad, che ormai si trova in una posizione di forza nel Paese. L’Iran è riuscito ad accrescere la propria influenza in Siria non solo nella cooperazione militare, ma in numerosi altri settori, come dimostrano i recenti contratti stipulati tra Teheran e Damasco nel settore economico. Tutto ciò dimostra che l’Iran è penetrato nel territorio siriano in un modo talmente profondo che non potrà essere ignorato dopo la fine del conflitto. Al contrario, Teheran emergerà come principale vincitore.  In merito alla questione libanese, Israele e Arabia Saudita temono che le dimissioni del primo ministro Al-Hariri possano favorire la presa di potere da parte di Hezbollah e, di conseguenza, l’estensione dell’influenza iraniana nel territorio, dal momento che Teheran è il principale sostenitore del partito sciita. La coalizione di Al-Hariri era riuscita a riunire quasi tutti i principali partiti libanesi, compreso Hezbollah. 

In questo contesto, dunque, il ministro dell’Energia israeliano ha dichiarato: “I contatti con il mondo arabo moderato, inclusa l’Arabia Saudita, ci aiutano a fermare l’Iran. Quando abbiamo lottato per raggiungere un accordo nucleare migliore con l’Iran, con un successo soltanto parziale, abbiamo ricevuto aiuto dai Paesi arabi moderati nei confronti degli Stati Uniti e delle potenze occidentali, al fine di sostenerci in questa questione e, anche oggi, quando facciamo pressione alle potenze del mondo affinché non acconsentano alla creazione di una base militare iraniana in Siria, nei nostri confini settentrionali, il mondo arabo sunnita ci aiuta”.

Venerdì 10 novembre 2017, una fonte dell’Intelligence aveva riferito alla BBC che l’Iran starebbe costruendo una base permanente in un luogo utilizzato dall’esercito siriano, vicino a El-Kiswah, situata a sud di Damasco, a 50 km dal confine con Israele, mostrando alcune immagini che proverebbero l’affermazione. In merito alla questione, il ministro della Difesa israeliano, Avigdor Lieberman, aveva minacciato che Israele avrebbe distrutto la base militare, affermando: “Non permetteremo all’asse sciita di utilizzare la Siria come base di prima linea”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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