Iraq: il referendum del Kurdistan è incostituzionale

Pubblicato il 20 novembre 2017 alle 17:29 in Iraq Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Corte suprema irachena ha dichiarato “incostituzionale” il referendum sull’indipendenza della regione del Kurdistan dall’Iraq, che si è tenuto il 25 settembre 2017 e si è concluso con un plebiscito a favore dell’autonomia.

Secondo un comunicato, emanato lunedì 20 novembre 2017, la Corte avrebbe “preso una decisione, dichiarando il referendum, che si è tenuto il 25 settembre 2017 nel Kurdistan iracheno, incostituzionale e cancellando tutte le conseguenze e i risultati che ne sono derivati”.

Secondo quanto riferito da un portavoce della Corte: “La Corte federale ha preso la decisione di considerare il referendum della regione del Kurdistan incostituzionale e questa sentenza è definitiva” e ha aggiunto: “Il potere di questa sentenza dovrebbe annullare tutti i risultati del referendum”.

Il 6 novembre 2017, la Corte aveva già emanato una sentenza, secondo la quale nessuna regione o provincia irachena avrebbe potuto rendersi indipendente dal governo centrale, al fine di prevenire eventuali conflitti futuri, come quello in corso tra Baghdad ed Erbil. La sentenza era stata emessa su richiesta del governo centrale di Baghdad, con il duplice obiettivo di porre fine alla “interpretazione errata” della costituzione e di ribadire l’importanza dell’unità dell’Iraq. Pochi giorni dopo, il 14 novembre, le autorità del Kurdistan avevano dichiarato che la regione avrebbe accettato la decisione della Corte.

Il referendum sull’indipendenza del Kurdistan dall’Iraq ha causato numerosi scontri tra le forze di Baghdad e i Peshmerga curdi, in particolare nella regione di Kirkuk. Il territorio, ricco di petrolio, è rivendicato sia dai curdi sia da Baghdad e rappresenta una delle questioni più complesse legate all’indipendenza della regione. Ad agosto, nonostante si trovasse sotto il controllo del governo centrale iracheno, Kirkuk aveva deciso di partecipare al referendum, ottenendo una dura reazione dal governo iracheno che aveva definito la decisione della regione “inaccettabile e sbagliata”.

Subito dopo la comunicazione dell’esito della consultazione popolare, Baghdad aveva fatto pressione sui curdi per annullare il risultato del referendum. A tal fine, il governo centrale aveva adottato una serie di misure contro Erbil, tra cui il controllo dei confini e l’embargo aereo sui voli internazionali da e verso gli aeroporti di Erbil e Sulaymaniyya.

Per appianare le divergenze, il 25 ottobre 2017, il governo della regione del Kurdistan iracheno aveva proposto il congelamento dei risultati del referendum sull’indipendenza della regione dall’Iraq, la fine di tutti i combattimenti e il dialogo con Baghdad secondo i principi della Costituzione. Il giorno precedente, il 24 ottobre, il Parlamento della regione del Kurdistan iracheno aveva rimandato le elezioni legislative, che si sarebbero dovute tenere il 1 novembre 2017, per un periodo di 8 mesi.

Il 26 ottobre 2017, il primo ministro iracheno, Haider Al-Abadi, aveva rifiutato la proposta di congelare i risultati del referendum curdo, affermando che soltanto l’annullamento sarebbe stato una condizione sufficiente per riaprire i negoziati tra Baghdad ed Erbil.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.