La mano invisibile della Cina in Zimbabwe

Pubblicato il 19 novembre 2017 alle 6:10 in Cina Zimbabwe

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L’esercito dello Zimbabwe ha preso il potere nel Paese con un colpo di mano, il 15 novembre. Pochi giorni prima, il capo delle forze armate era stato in visita ufficiale in Cina. Gli interessi economici e l’influenza politica della Cina sono fortissimi in Zimbabwe. È possibile che l’intervento militare del generale Chiwenga sia stato pianificato da Pechino o che, almeno, ne abbia ottenuto il benestare?

Il capo dell’esercito dello Zimbabwe, il generale Constantino Chiwenga, è stato in visita a Pechino, venerdì 11 novembre. Il 15 novembre, l’esercito dello Zimbabwe ha preso il controllo della televisione nazionale e ha bloccato l’accesso agli uffici governativi presso la capitale Harere, circondando gli edifici con i carri armati, in quello che i media hanno definito un “assedio militare”.  La visita del generale a Pechino così a ridosso delle azioni dell’esercito viene letta come la concessione di un tacito benestare dalla Cina. Se davvero così fosse, ciò che è avvenuto in Zimbabwe rappresenterebbe un caso di colpo di stato coperto simile a quelli che un tempo venivano appoggiati dalla CIA, ma pensato ed eseguito con il tacito supporto della nuova potenza globale del 21esimo secolo, al Cina, secondo l’analisi del Guardian.

La Cina è il maggior investitore straniero nei Paesi africani, in Zimbabwe ha molto in gioco e la sua influenza politica è sicuramente superiore a quella di tutti gli altri stati. Questa posizione di forza della Cina dipende dai suoi enormi investimenti in settori come il minerario, l’agricoltura, l’energia e i progetti ingegneristici. La Cina è stata il maggior partner commerciale dello Zimbabwe nel 2015 e ha acquistato il 28% delle esportazioni del Paese africano.

L’influenza cinese non si ferma, però, al lato economico. Le ragioni sono anche storiche. La guerriglia pre-indipendenza che ha portato alla vittoria dell’attuale presidente dello Zimbabwe – preso in ostaggio dall’esercito nella notte tra il 14 e il 15 novembre – Robert Mugabe è stata finanziata dalla Cina negli anni ’70. Da allora, i legami tra i due Paesi sono sempre stati stabili.

Quando gli Stati Uniti e l’Unione Europea hanno imposto delle sanzioni sulle elezioni nello Zimbabwe nel 2002, la Cina si è mossa a favore del Paese, investendo in più di 100 progetti e ha bloccato le azioni del Consiglio di Sicurezza dell’Onu che miravano a creare embargo e restrizioni sull’economia dello Zimbabwe.

Il presidente Xi Jinping ha effettuato una visita ufficiale in Zimbabwe e ha promesso di iniettare nell’economia del Paese 5 miliardi di dollari di investimenti e aiuti diretti. La Cina ha anche investito 46 milioni di dollari per costruire il nuovo palazzo del parlamento nella capitale dello Zimbabwe, Harare. Sono stati in molti a criticare l’aiuto cinese e a vederlo come sostegno a un regime dispotico, quello del presidente Mugabe, per questo la Cina ha utilizzato il suo soft pover per superare il criticismo dell’opinione pubblica. Il soft power si è tradotto in un prestito da 100 milioni di dollari per la costruzione di un ospedale, nel 2011, e in un accordo da 1,2 miliardi di dollari per espandere la maggiore centrale termoelettrica del Paese, nel 2015.

Fin dagli anni 80, inoltre, la Cina ha mantenuto attiva la cooperazione con l’esercito dello Zimbabwe. Le forze armate del Paese africano godono dell’aiuto dell’Armata Popolare di Liberazione cinese per l’addestramento ed è stata la Cina a finanziare la costruzione del National Defence College, l’accademia militare.

Il capo delle forze armate, il generale Chiwenga, ha intrattenuto contatti regolari con le sue controparti cinesi. In molti sono convinti che il generale avesse l’appoggio di Pechino alla vigilia del suo intervento militare ad Harare. La Cina non ha reso noto i dettagli del colloquio di venerdì 11 novembre a Pechino e lo ha definito “un normale incontro militare”. Ciò che appare significativo è che i vertici cinesi non hanno condannato, né commentato, sul colpo di mano dell’esercito e su quella che appare come una rimozione dal potere del presidente Mugabe.

Il leader dell’opposizione al presidente, Mnangagwa, il quale sembra essere l’ideatore della trama per deporre il presidente, ne è anche il più probabile successore e gode di buoni rapporti con la Cina.

Secondo l’analisi del prof. Wang Xinsong, esperto in sviluppo internazionale della Beijing Normal University, la Cina sta monitorando da tempo l’andamento delle lotte interne al regime di Mugabe e le fluttuazioni economiche dello Zimbabwe e nel farlo sta valutando attentamente le diverse possibilità. Questo perché gli interessi economici della Cina nel Paese sono importanti al punto che Pechino non può non seguire gli sviluppi politici con attenzione. Se c’è un’opzione che per la Cina non è tollerabile è una instabilità politica ed economica di lunga durata in Zimbabwe, secondo l’analisi del prof. Wang. Quello che la Cina potrebbe fare è cercare di assicurare una transizione di potere pacifica che preveda l’uscita di scena graduale del presidente Mugabe, 93enne. Il risultato finale dipenderà dall’atteggiamento del presidente Mugabe – il quale sta avendo colloqui con il capo dell’esercito – e bisognerà vedere se egli acconsentirà a farsi da parte o proverà a resistere.

Robert Mugabe, in carica dal 1980, è il capo di Stato più anziano del mondo. Lo scorso 25 febbraio, all’età di 93 anni, ha deciso di ricandidarsi alle future elezioni presidenziali, previste per il 2018. I suoi sostenitori lo vedono come un nazionalista che ha combattuto contro il colonialismo e contro le potenze occidentali “neo-imperialiste”; i suoi oppositori, invece, lo biasimano per aver distrutto l’economia del Paese, una volta conosciuto come il “granaio dell’Africa”. Ad oggi, lo Zimbabwe, Stato dell’Africa orientale, versa in una grave situazione sociale ed economica: le cliniche sono senza medicine, le banche non hanno più contanti, le strade sono dissestate, la disoccupazione è in aumento, la polizia estorce denaro ai cittadini e la fame minaccia milioni di persone.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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