Israele: sventato un attacco palestinese contro i civili

Pubblicato il 18 novembre 2017 alle 7:27 in Israele Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Un palestinese è stato ucciso dalle forze israeliane, dopo aver investito due cittadini israeliani in Cisgiordania.

Secondo la ricostruzione dei fatti, fornita dal quotidiano israeliano Jerusalem Post, un ragazzo palestinese di 17 anni avrebbe investito un uomo israeliano, dell’età di 70 anni, nei pressi dell’insediamento di Efrat, ferendolo lievemente. Subito dopo, il ragazzo avrebbe continuato a guidare e avrebbe investito un secondo uomo, dell’età di 35 anni, che avrebbe riportato ferite più gravi a causa dell’impatto con il veicolo. Il palestinese avrebbe poi lasciato la propria automobile e avrebbe tentato di colpire un soldato delle Forze di difesa israeliane con un coltello. Il militare avrebbe quindi sparato contro il giovane, per difendersi. Al momento, l’attentatore si trova in condizioni critiche.

In un comunicato, emanato venerdì 17 novembre 2017, l’esercito israeliano ha dichiarato che l’attacco sarebbe avvenuto nei pressi della giunzione di Gush Etzion, situata vicino a Efrat, uno dei principali insediamenti israeliani nella zona meridionale della Cisgiordania. Nel documento si legge: “L’assalitore ha proceduto uscendo dal veicolo, armato di coltello, e ha tentato di pugnalare i soldati israeliani”.

In passato, nella giunzione di Gush Etzion si sono verificati numerosi scontri tra i palestinesi e gli israeliani che vivono nel territorio. Tra il 20 ottobre e il 22 novembre 2015, in un’ondata di violenza, i palestinesi avevano condotto 9 attacchi contro gli israeliani. In quel mese, sono morti almeno 308 tra palestinesi e arabi israeliani, oltre a 51 israeliani e 7 stranieri.

Le tensioni tra israeliani e palestinesi si sono intensificate negli scorsi mesi, in particolare in seguito agli scontri nella Spianata delle Moschee, sito religioso musulmano situato nel centro di Gerusalemme. Le proteste tra le due parti erano iniziate quando Israele, in seguito all’uccisione di due soldati israeliani per mano palestinese, avvenuta il 14 luglio 2017, aveva deciso di installare metal detector all’entrata della moschea Al-Aqsa per rafforzare i controlli di sicurezza ed evitare nuovi attacchi contro il proprio personale. Il mondo arabo aveva visto nell’installazione delle misure di sicurezza israeliane un tentativo di violare lo status quo del luogo sacro dei musulmani e la volontà di Israele di imporre il proprio controllo sulla moschea di Al-Aqsa e di sfuggire al processo di pace.

Inoltre, negli ultimi mesi, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, ha annunciato la costruzione di centinaia di unità abitative all’interno degli insediamenti israeliani in Cisgiordania e a Gerusalemme est, causando le proteste dei palestinesi.

Recentemente, il 26 settembre 2017, tre soldati delle forze di occupazione israeliane sono stati uccisi e un quarto è stato ferito gravemente da un palestinese armato di pistola, all’entrata dell’insediamento israeliano di Har Adar, vicino a Gerusalemme est. Dopo circa due mesi dall’episodio, mercoledì 15 novembre 2017, i soldati delle forze di difesa israeliane hanno fatto esplodere l’abitazione dell’attentatore. Si tratta di una misura adottata dal governo israeliano nella lotta al terrorismo, che costituirebbe un deterrente nei confronti di coloro che hanno intenzione di compiere un attacco contro Israele. La misura era stata utilizzata frequentemente fino al 2005. Successivamente abolita, è tornata in uso dal 2014.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.