Cina e Filippine: no alla forza nel Mar Cinese Meridionale

Pubblicato il 16 novembre 2017 alle 21:08 in Cina Filippine

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La Cina e le Filippine si sono accordate per evitare l’uso della forza nel risolvere la loro disputa territoriale sul Mar Cinese Meridionale, secondo quanto reso noto da una dichiarazione congiunta pubblicata dai due Paesi alla fine della visita del premier cinese Li Keqiang nelle Filippine.

La disputa territoriale tra Cina e Filippine su alcuni gruppi di isole e isolotti del Mar Cinese Meridionale va avanti da molto tempo, ma le tensioni hanno registrato una netta decrescita da quando, nel giugno 2016, il presidente Rodrigo Duterte è stato eletto alla guida delle Filippine. Il presidente Duterte ha modificato la politica aggressiva del suo Paese nei confronti della Cina in una basata sul dialogo e sul negoziato amichevole. In precedenza, nel 2013 precisamente, il governo di Manila aveva presentato una richiesta di arbitrato internazionale presso la Corte Internazionale dell’Aia per chiedere la retrocessione della Cina da alcuni isolotti da essa occupati e militarizzati – le isole Spratly o Nansha. La Corte dell’Aia aveva dato ragione alle Filippine e la sentenza era stata pubblicata nel 2015, ma con l’arrivo del presidente Duterte a Manila, il risultato dell’arbitrato è stato messo da parte per favorire un approccio basato sul dialogo con Pechino.

La Cina e le Filippine nella dichiarazione ribadiscono l’importanza della pace nel Mar Cinese Meridionale e della libertà di navigazione e di sorvolo. “Non deve esserci violenza né minacce e le dispute devono essere risolte attraverso i negoziati tra i Paesi sovrani coinvolti”, aggiunge il comunicato. Il riferimento ai “Paesi sovrani coinvolti” tende a sottolineare che non vi è necessità di terze parti che entrino nelle dispute territoriali per fare da intermediari, come ha proposto di fare il presidente degli Usa, Donald Trump, durante la sua visita ufficiale in Asia. La Cina vede come un’intromissione la volontà degli Stati Uniti di partecipare alle dispute sul Mar Cinese Meridionale e reputa che gli Usa non abbiano ragioni per voler entrare nei processi negoziali.

La politica di dialogo con Pechino di Duterte ha portato a un miglioramento anche dei rapporti tra l’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (ASEAN) con la Cina in merito alle dispute territoriali. Il Mar Cinese Meridionale è un’area acquatica la cui sovranità viene rivendicata dalla maggior parte dei Paesi membri dell’ASEAN, tra cui le Filippine stesse, la Malesia, il Vietnam, il Brunei. A questi si aggiungono la Cina e l’isola di Taiwan. Si tratta di un’area marina in cui ogni anno transitano 5 trilioni di merci e ricca di giacimenti di gas naturale e minerali. La Cina rivendica tutta l’area e ha installato i suoi armamenti bellici su diverse isole e isolotti, suscitando i timori degli altri Paesi. Il presidente Duterte, durante il meeting dell’ASEAN svoltosi a Manila il 14 e 15 novembre, ha riferito che “i rapporti tra la Cina e l’Associazione sul Mar Cinese Meridionale stanno migliorando sempre di più. Sulla base di questo momento positivo, speriamo di poter annunciare presto l’inizio dei negoziati sostanziali per la redazione del Codice di Condotta Comune con la Cina”. Il Codice di Condotta mira a regolamentare i rapporti e i comportamenti dei diversi Paesi dell’ASEAN e della Cina che è suo partner privilegiato nei confronti delle acque contese. Si stima che il Codice possa essere discusso nei primi mesi del 2018 in Vietnam, dove si terrà il prossimo vertice.

Il presidente Duterte ha anche riferito che Cina e Filippine hanno stabilito di creare una linea di contatto tra i Ministeri degli Esteri affinché le emergenze marittime possano essere gestite al meglio e si possano ridurre le tensioni bilaterali, nonché i rischi di incidenti e fraintendimenti.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano di politica internazionale.

Consultazione delle fonti cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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