Yemen: gli USA riconoscono le proprie responsabilità

Pubblicato il 15 novembre 2017 alle 11:13 in Medio Oriente Yemen

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Il Congresso americano ha votato a favore dell’adozione di una risoluzione che condanna l’uccisione dei civili, la loro condanna a morire di fame e le epidemie in Yemen.

In occasione della propria riunione, che si è tenuta nella notte tra lunedì 13 e martedì 14 novembre 2017, il Congresso americano ha ammesso che gli Stati Uniti sono in larga parte responsabili della crisi umanitaria in cui versa lo Yemen, a causa del sostegno americano nei confronti della coalizione araba, a guida saudita, che combatte nel Paese. Il Congresso ha altresì sottolineato che la guerra ha favorito la proliferazione nel Paese di gruppi estremisti, tra i quali, in particolare, Al-Qaeda e lo Stato Islamico.

La coalizione araba a guida saudita, composta da Arabia Saudita, Bahrein, Egitto, Kuwait, Sudan ed Emirati Arabi Uniti, è entrata nel conflitto yemenita il 26 marzo 2015, in sostegno del presidente Mansur Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è stata più volte accusata dalle organizzazioni umanitarie di commettere violazioni del diritto internazionale umanitario e crimini di guerra nel conflitto in Yemen. Recentemente, anche l’Unione Europea si è espressa a favore della riduzione della vendita di armi all’Arabia Saudita. Inoltre, il 22 settembre 2017, l’organizzazione umanitaria Amnesty International aveva pubblicato un report nel quale venivano fornite le prove del fatto che la coalizione araba avrebbe utilizzato le armi americane contro i civili in Yemen.

La risoluzione del Congresso,che mira a tutelare i civili yemeniti, non avrà conseguenza pratiche. Gli Stati Uniti continueranno, quindi, a fornire alla coalizione araba, a guida saudita, il proprio sostegno militare e di intelligence. Tale politica era stata adottata dall’amministrazione Obama. Il 25 marzo 2017, la Casa Bianca aveva  comunicato che gli Stati Uniti avrebbero sostenuto la coalizione araba in Yemen, attraverso la pubblicazione di una dichiarazione nella quale si leggeva: “Il presidente Obama ha autorizzato la fornitura di supporto logistico e di intelligence alle operazioni militari guidate dal Consiglio di Cooperazione del Golfo”. La base legale che aveva giustificato l’intervento americano nel conflitto yemenita era l’Autorizzazione dell’uso della forza militare (AUMF), che consentiva “l’uso della forza” contro tutte “le nazioni, le organizzazioni e le persone che si ritiene abbiano pianificato, autorizzato, commesso o sostenuto gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001”. Successivamente, l’8 ottobre 2016, Washington aveva fermato la vendita di armi che potessero essere impiegate nel conflitto in Yemen, dal momento che l’Arabia Saudita le aveva utilizzate per bombardare i civili, mentre questi partecipavano a un funerale, causando la morte di 150 persone e il ferimento di altre 600.

La posizione degli Stati Uniti nei confronti della vendita di armi all’Arabia Saudita è nuovamente cambiata con l’insediamento del nuovo presidente. Trump ha ordinato il primo raid aereo americano in Yemen il 5 luglio 2017, con il duplice obiettivo di sostenere l’Arabia Saudita e di inviare un messaggio di guerra all’Iran, che considera il suo principale nemico in Medio Oriente. Successivamente, l’amministrazione Trump ha ulteriormente rafforzato il proprio sostegno militare nei confronti di Riad e, il 20 maggio 2017, in occasione del suo viaggio nella capitale saudita, il presidente americano ha firmato con l’Arabia Saudita un accordo sulle armi del valore di 110 miliardi di dollari.

Il 7 novembre 2017, il Congresso americano aveva annunciato di aver valutato un progetto di risoluzione che prevedeva la fine del sostegno militare e di intelligence alla coalizione araba, a guida saudita, nella guerra contro le milizie degli Houthi in Yemen. Il 13 novembre, il Congresso ha cambiato l’oggetto del progetto di risoluzione in “miglioramento delle capacità militari di colpire l’obiettivo”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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