Siria: incontro tra USA e Israele

Pubblicato il 15 novembre 2017 alle 19:03 in Israele Medio Oriente

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Gli ufficiali del Consiglio per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti sono arrivati in Israele per discutere con le proprie controparti israeliane in merito all’accordo sul cessate il fuoco in Siria, adottato da Stati Uniti e Russia, e sul ruolo dell’Iran nella regione.

L’incontro si svolge dopo che, domenica 12 novembre, il presidente americano, Donald Trump, e il presidente russo, Vladimir Putin, avevano confermato il proprio impegno per stabilizzare la situazione in Siria. In un comunicato congiunto, emesso da Mosca e Washington sabato 11 novembre 2017, le due parti hanno confermato la loro determinazione nello sconfiggere lo Stato Islamico in Siria e hanno ribadito che la soluzione al conflitto siriano non sarà militare, ma politica e verrà raggiunta grazie ai negoziati di Ginevra. Trump e Putin hanno altresì sottolineato l’importanza delle zone cuscinetto, come passaggio necessario per ridurre la violenza in Siria, e la necessità di rafforzare l’accordo in merito al cessate il fuoco, che permette il passaggio degli aiuti umanitari e la realizzazione di una soluzione politica al conflitto. Infine, le due parti hanno ribadito l’importanza del Memorandum di principi, raggiunto l’8 novembre 2017 tra la Giordania, la Russia e gli Stati Uniti ad Amman, che prevede il potenziamento del cessate il fuoco, che include la riduzione progressiva delle forze straniere e dei foreign fighters presenti nel territorio, al fine di garantire una pace duratura nel Paese.

Il 7 luglio 2017, a margine del G20, Stati Uniti, Russia e Giordania avevano raggiunto un accordo in merito a una tregua nella Siria meridionale. L’accordo prevedeva un cessate il fuoco che era iniziato a mezzogiorno – ora locale siriana – di domenica 9 luglio nelle province di Dar’a, Quneitra e Al-Suwayda. Si era trattato di un tentativo internazionale di realizzare la pace nel Paese, attraverso la mediazione tra il regime siriano e le forze di opposizione. Le tre province di Dar’a, Quneitra e Al-Suwayda costituiscono una delle quattro zone cuscinetto, o “zone di de-escalation”, previste dal memorandum d’intesa firmato da Russia, Iran e Turchia a Astana il 5 maggio 2017. Le altre tre aree interessate comprendono la provincia di Idlib, le province di Latakia, Aleppo, Hama e Homs e la zona di Ghouta, a est di Damasco.

In merito all’accordo stretto tra Russia e Stati Uniti, lunedì 13 novembre 2017, il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, aveva dichiarato che Israele non sarebbe stato vincolato dall’accordo. Nel suo discorso, Netanyahu aveva dichiarato: “Ho chiarito ai nostri amici a Washington e a Mosca che opereremo in Siria, compresa la Siria meridionale, in accordo con le nostre esigenze di sicurezza”.

L’asse Damasco – Teheran preoccupa notevolmente Israele, che teme che l’Iran stia trasformando la Siria in una fortezza miliare, come parte di un più ampio piano mirato a cancellare il proprio Stato, secondo quanto affermato dal Primo Ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, il 28 agosto 2017 a Tel Aviv, in occasione di un incontro con il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres. Già il 13 agosto 2017, durante un incontro con il governo israeliano, il capo dell’intelligence israeliana (Mossad), Yossi Cohen, aveva rivelato che le forze iraniane avevano iniziato a occupare le aree da cui si era ritirato lo Stato Islamico sia in Siria sia in Iraq. Gli ufficiali della sicurezza israeliana temevano che Teheran potesse utilizzare la zona occidentale dell’Iraq e quella orientale della Siria come un “ponte” per unire l’Iran al Libano, permettendo il transito di combattenti e di armi tra i due Paesi.

Venerdì 10 novembre 2017, una fonte dell’Intelligence aveva riferito alla BBC che l’Iran starebbe costruendo una base permanente in un luogo utilizzato dall’esercito siriano, vicino a El-Kiswah, situata a sud di Damasco, vicino al confine con Israele, mostrando alcune immagini che proverebbero l’affermazione.

Per tutta risposta, domenica 12 novembre, il ministro della Difesa, Avigdor Lieberman, aveva dichiarato che Israele avrebbe risposto a qualsiasi provocazione o violazione della propria sovranità e aveva esortato il presidente siriano, Bashar Al-Assad, a trattenere tutte le parti attive all’interno del suo territorio. In tale occasione, il ministro aveva altresì minacciato la Siria di distruggere la base militare, affermando: “Non permetteremo all’asse sciita di utilizzare la Siria come base di prima linea”.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Traduzione dall’arabo e redazione a cura di Laura Cianciarelli

di Redazione

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